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Universal Monsters: Dal Dracula di Tod Browning a quello di George Melford

Universal Monsters: Dal Dracula di Tod Browning a quello di George Melford

Di Filippo Magnifico

LEGGI ANCHE: Dalla Mummia alla Moglie di Frankenstein, tutti i Mostri Universal in arrivo

I protagonisti dei grandi classici horror targati Universal Pictures sono pronti per rivivere sul grande schermo! Con La Mummia, il reboot interpretato da Tom Cruise, Annabelle Wallis, Sofia Boutella, Jake Johnson in arrivo nelle nostre sale l’8 giugno 2017, verrà ufficialmente inaugurato l’Universo cinematografico dei mostri della Universal. Un universo condiviso su modello Marvel, animato però da figure che sono molto lontane dai classici supereroi. Il passato, però, non va dimenticato. Proprio per questo la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio nostalgico e terrificante, alla scoperta di pellicole che hanno lasciato un solco indelebile nella storia del cinema e di personaggi affascinanti come il Mostro di Frankenstein, l’Uomo Invisibile, il Mostro della Laguna Nera, l’Uomo Lupo. Cominciamo oggi con il film che ha dato il via, nel lontano 1931, a questa tradizione: Dracula di Tod Browning.

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Cos’è che rende un film terrificante? È difficile trovare una risposta a questa domanda. Quella del terrore, così come quella del pudore, è una concezione mutevole, che varia a seconda dei periodi. Quando nel 1931 Dracula fece capolino nella sale cinematografiche americane, quello che provò il pubblico fu un reale orrore. Quello che per intenderci ti fa tornare a casa senza trovare la forza di guardarti alle spalle, e che ti spinge a chiudere frettolosamente porte e finestre nel caso di eventuali minacce. Certo, rivisto oggi il film di Tod Browning non fa certo saltare sulla poltrona, anzi, si potrebbe addirittura definire ingenuo. Ma negli anni ’30 più di una persona tremò al solo sentire una frase, pronunciata con un marcato accento slavo: “I am Dracula, I bid you welcome”.

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Parlare di Dracula significa parlare di una pellicola immortale, questo perché piena di piccoli e grandi primati. È il primo horror sonoro della storia del cinema e già questo basterebbe a renderlo unico, un’opera di transizione, vista anche la marcata dose di momenti di silenzio (esisteva anche una versione muta del film, destinata alle sale non ancora attrezzate per l’evoluzione della settima arte). Ma soprattutto è il primo horror sonoro della Universal, nato con sospetto (Carl Laemmle, a capo degli Studios, si era dimostrato molto scettico nei confronti di questo film) e accolto con entusiasmo. È a lui infatti che dobbiamo una lunga tradizione di pellicole di genere, prodotte a cavallo tra gli anni ’30 e ’50, ricordate oggi come cult intramontabili.

E se c’è una cosa ancora più importante di quelle elencate in precedenza, è che questo è stato il titolo che ha portato alla ribalta Bela Lugosi, caratterista ungherese dalla sfortunata carriera. Il suo esordio sul grande schermo è di quelli che non si dimenticano tanto facilmente. E nessuno c’è riuscito, infatti. Il destino dell’attore è stato profondamente segnato da questa storia. Con i canini di Dracula ben piantati nel collo, a Lugosi è toccato morire con il suo personaggio, entrando a far parte dell’immaginario comune.

Ma quello che non tutti sanno è che Dracula ha anche un gemello. Nel 1931, per esigenze di doppiaggio, la Universal aveva girato due versioni del film. Una, la più famosa, è quella di Tod Browning. L’altra, meno conosciuta, è quella diretta da George Melford, con protagonista il vampiro Carlos Villarías. Stesso set, stesso copione. La produzione americana girava di giorno, la sera – più consona all’argomento – era il turno di quella spagnola.

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Benché poco conosciuta, molti considerano l’opera di Melford migliore per un semplice motivo: il secondo turno ha permesso al regista di perfezionare il lavoro di Browning, cesellando la regia in diversi punti. Questo perché il tempo ha sempre dato modo di (ri)pensare al proprio operato.

Qual è il risultato? Un film gemello ma allo stesso tempo diverso, che osa di più dal punto di vista registico, grazie all’uso di una telecamera lontana dalla staticità dell’originale. Purtroppo manca il fascino del cast americano, tanto che si potrebbe dire che l’opera perfetta la si potrebbe raggiungere unendo il cast del primo alla regia del secondo. Questo sarebbe sul serio il massimo.

Per oggi è tutto. Rimanete sintonizzati sulle nostre frequenze, perché la prossima settimana ci sarà la seconda tappa di questo viaggio che vi porterà alla scoperta dell’Universo dei Mostri della Universal. Vi invitiamo anche a seguire la pagina Facebook Universal Monsters Universe, in grado di placare la vostra sete di orrore classico, senza dimenticare l’hashtag #MonsterSW, indispensabile per rimanere costantemente aggiornati sul nostro viaggio.

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