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Giorno per giorno – Su Netflix il remake della sit-com One Day at a Time

Giorno per giorno – Su Netflix il remake della sit-com One Day at a Time

Di Lorenzo Pedrazzi

Tradizione e innovazione convivono nel catalogo di Netflix, capace di produrre non soltanto serie audaci e inedite, ma anche remake o revival di noti show del passato. È già successo con Arrested Development, Fuller House e Gilmore Girls, mentre ora tocca a Giorno per giorno, nota in inglese come One Day at a Time. La sit-com originale fu creata da Whitney Blake e Allan Manings sulla CBS nel 1975, e andò in onda per ben nove stagioni, fino al 1984: Bonnie Franklin interpretava la protagonista Ann Romano, madre divorziata che vive con le figlie Julie e Barbara, e si trasferisce a Indianapolis per lavorare in un’agenzia pubblicitaria.

Le premesse di questo remake sono simili, ma gli sceneggiatori Gloria Calderon Kellett e Mike Royce mutano il contesto culturale, poiché la famiglia al centro della sit-com è di origini cubane: Penelope Alvarez (Justina Machado), recentemente separatasi dal marito, è una veterana dell’Afghanistan che ora lavora come infermiera, e vive insieme alla madre Lydia (Rita Moreno, storica interprete di West Side Story) e ai due figli, Elena (Isabella Gomez) e Alex (Marcel Ruiz). Lydia è estremamente focosa e tradizionalista, mentre la quindicenne Elena respinge gli stereotipi della sua cultura e s’impegna attivamente nelle battaglie del femminismo e dell’ambientalismo, spesso entrando in contrasto con la madre e la nonna; Alex, dodici anni, è un ragazzino ossessionato dal suo aspetto fisico e dal desiderio di apparire. Tra i personaggi principali figurano anche Dwayne Schneider (Todd Grinnell), vicino di casa di Penelope, e il Dr. Berkowitz (Stephen Tobolowsky), che lavora nello stesso ambulatorio della protagonista.

Ecco il trailer:

Si tratta di una sit-com multi-camera dall’impianto tradizionale, soprattutto nella scelta dei tempi comici e della prossemica degli attori sui set, ma non mancano alcune deviazioni dalla “norma”, merito forse della maggior libertà espressiva garantita da Netflix. Pur essendo animata da uno spirito ilare e scanzonato, Giorno per giorno talvolta s’incupisce per lasciare spazio alla fragilità psicologica di Penelope, reduce di guerra che cresce i figli da sola in un contesto razzista e sessista: non a caso, nel primo episodio scopriamo che il Dr. Berkowitz le ha prescritto degli anti-depressivi, mentre la seconda puntata affronta piuttosto limpidamente il tema del maschilismo nella società odierna, caratterizzato da subdole strategie discriminatorie come il mansplaining.

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Sia l’umorismo dello show sia i conflitti familiari (ma anche generazionali) tra i personaggi attingono spesso alla medesima fonte: la cultura ispanica, con la sua lingua, il suo delizioso accento e i retaggi del suo folclore. Lydia ed Elena incarnano spesso i due poli opposti di questa dinamica, dove la nonna rappresenta un’ideale antico e stereotipato di femminilità latina (trucco immancabile, cucina impeccabile, manipolazione del partner mascherata da finta sottomissione, la danza come surrogato sessuale, ecc.), mentre la ragazzina stravolge quei cliché solo per assumerne altri, diventando il fenotipo dell’adolescente contestataria e anti-patriarcale. Le caratterizzazioni non vanno tanto per il sottile, ma i personaggi risultano divertenti proprio quando sbandierano la loro “collocazione” psico-sociale, e il risultato – pur all’interno di un genere vetusto come quello della sit-com multi-camera – non è disprezzabile.

La prima stagione è composta da 13 episodi, della durata di 30 minuti ciascuno. Alla regia della prima puntata c’è la specialista Pamela Fryman, che ha diretto la maggior parte degli episodi di How I Met Your Mother, mentre tra i produttori esecutivi figura il leggendario Norman Lear, lo stesso di sit-com storiche come I Jefferson e Maude; ovviamente produsse anche la serie originale di One Day at a Time.

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