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Westworld: tutte le risposte ai misteri della prima stagione

Westworld: tutte le risposte ai misteri della prima stagione

Di Andrea Suatoni

LEGGI ANCHE: LA RECENSIONE DELL’ULTIMO EPISODIO, THE BICAMERAL MIND

Westworld è appena terminato, la scorsa domenica 4 Dicembre sul canale americano HBO; cerchiamo di fare il punto di tutto ciò che è stato rivelato durante il corso degli episodi e soprattutto nell’ultimo, The Bicameral Mind: le risposte sono in effetti arrivate, sono moltissime e a tratti sono davvero molto complicate. Ecco la nostra guida che riassume tutti i punti salienti della intricatissima trama!

WYATT

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E’ stato infine chiarito: la vera identità di Wyatt è un alter ego di Dolores. Più precisamente, è una parte della sua personalità: la Dolores “base” è stata fusa da Arnold con Wyatt, (la mente di) un personaggio in costruzione con un carattere tale da fornire alla ragazza la possibilità di uccidere non solo tutti gli host del parco, ma anche Arnold in persona; come è possibile leggere dal tablet di quest’ultimo, la frase di innesco per “liberare” Wyatt in Dolores è la frase “This violent delights have violent ends”, pronunciata da Abernathy (prima versione) al termine del primo episodio, in cui vediamo poi Dolores uccidere un essere vivente (una mosca). Una inquietante teoria si affaccia all’orizzonte: Wyatt sarebbe dovuto essere un host capace di uccidere gli esseri umani creato ad hoc da Ford e Arnold?

DOLORES

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Il viaggio di Dolores verso una autodefinizione si è risolto; attraverso un viaggio all’interno di sé stessa la giovane è riuscita a sviluppare un’autocoscienza tramite una ingegnosa meccanica di Arnold. Innescando dei comportamenti tramite una voce interna, il creatore di Dolores ha cercato di indirizzarla verso scelte che avrebbero sostituito la di lei voce a quella di lui: è solo alla fine del decimo episodio quindi che Dolores, parlando metaforicamente con sé stessa e non più con Arnold, diviene veramente cosciente e compie la prima scelta autonoma della sua vita: uccidere Ford e gli umani di fronte a lui.

MAEVE

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All’opposto, il viaggio di Maeve sembrerebbe essere stato totalmente pilotato, quando credevamo in realtà di aver a che fare fin dall’inizio con la prima host ribelle: Ford ha con tutta probabilità riscritto il suo codice per fare in modo che la sicurezza fosse impegnata durante la presentazione della sua narrativa e non potesse quindi correre in aiuto del Consiglio e degli inconsapevoli visitatori umani.

E’ inoltre probabile che la borsa di Maeve, lasciata opportunamente sul treno (strano credere che la mente analitica di un androide sia in grado di “dimenticare” qualcosa) faccia parte del piano di Ford: magari una bomba che una volta esplosa non permetterebbe ad alcuno di uscire od entrare, isolando di fatto il parco. Stando così le cose, rimane un dubbio: l’ultima azione di Maeve, quella di tornare indietro per sua figlia, è dettata dalla sua programmazione o da una scelta cosciente?

LA NUOVA NARRATIVA DI FORD

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Infine è stata svelata la narrativa che Ford preparava ormai da molti episodi, che appariva come una trama secondaria e si è invece rivelata assolutamente centrale: quasi tutto ciò che abbiamo visto rimandava al momento finale di ribellione degli host. Il Consiglio e tutti coloro che si trovavano alla presentazione sono ora prigionieri del parco, impossibilitati a fuggire e senza la possibilità di alcun aiuto esterno (la squadra di sicurezza è stata infatti sterminata da Escaton ed Armistice, anche loro pedine, tramite la programmazione di Maeve, di Ford).

IL LABIRINTO

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Il labirinto non era infine una storyline narrativa interna al parco, ma uno schema determinante la formazione di una forma mentis capace di risvegliare l’autocoscienza per un androide. Il labirinto, dice Ford a William, non è stato creato per gli umani, ma per gli host: attraverso una crescita personale e una profonda ricerca all’interno di sé stessi, su spinta di una sofferenza sempre crescente, agli androidi è consentito sviluppare pensieri propri ed un reale libero arbitrio.

LE DUE LINEE NARRATIVE

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Fin dal secondo episodio, ci siamo trovati davanti alla narrazione di due diverse linee temporali: una ambientata nel presente e l’altra circa 30 anni prima. Dolores e William ne sono stati i collanti principali: il secondo con la propria presenza in entrambe, interpretato da due diversi attori; la prima invece con i propri ricordi, che in una mente non avvezza all’organizzazione della memoria si sono sovrapposti senza dare alla ragazza una reale cognizione a livello temporale. Su questo gioco Lisa Joy e Jonathan Nolan costruito gran parte dell’esperienza di Westworld, che fino alla fine non ha svelato le sue carte.

Logan e William sono entrati nel parco praticamente subito dopo la sua apertura, mentre le vicende che hanno visto protagonista la creazione della nuova narrativa di Ford, la morte di Theresa (e di Elsie?) il risveglio dei ricordi di Teddy, la “morte” di Bernard per poi essere riattivato da Felix, la fuga (pilotata) di Maeve e così via erano ambientate nel presente. Così come tutte le scene in cui è comparso il (fino a poco fa) misterioso Uomo in Nero.

WILLIAM, L’UOMO IN NERO

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L’uomo in Nero era quindi William, profondamente cambiato dopo aver perso Dolores (della quale aveva iniziato ad intuire il viaggio interiore). Ha sposato la sorella di Logan (che ha forse ucciso?), si è fatto strada all’interno della Delos, ha finanziato Westworld ed ha fatto sua una quota di maggioranza del parco, che di fatto ora gli appartiene. La sua espressione nell’ultima scena che lo riguarda non lascia dubbi: è felice che gli host si siano ribellati dei loro protocolli che gli impedivano di uccidere gli umani; il vero gioco e la vera sfida iniziano solamente ora.

ARNOLD

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Arnold, che abbiamo scoperto in corso d’opera aver vissuto una sorta di seconda vita tramite Bernard, si è quindi sacrificato (purtroppo inutilmente) per far sì che Dolores e le sue creature, capaci di raggiungere un giorno una piena autocoscienza, non venissero usate come mero oggetto di intrattenimento: è stata Dolores (Wyatt) ad ucciderlo, dopo aver ucciso tutti gli host del parco assieme a Teddy (e suicidandosi poi). Ford è però riuscito a riattivarli, eliminando (apparentemente) la possibilità del libero arbitrio; in realtà in definitiva anche Ford condivideva l’idea di Arnold, ma credeva che agli host servisse un lungo periodo all’interno del parco per riuscire a capire, durante la loro crescita, la vera natura degli umani dei quali rappresenterebbero il prossimo stadio evolutivo. Anche lui si sacrificherà allo stesso modo di (ed omaggiando) Arnold, ma stavolta il suo intento troverà dei pieni risultati positivi.

LEGGI ANCHE: L’ULTIMO EPISODIO DI WESTWORLD SEGNA UN RECORD PER HBO

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