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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7×07, “Sing me a Song”

The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7×07, “Sing me a Song”

Di Andrea Suatoni

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Domenica 4 Novembre il canale americano AMC ci ha mostrato il settimo episodio della settima stagione di The Walking Dead: il personaggio di Negan diventa meno caricaturale, mentre i cittadini di Alexandria sono combattuti fra l’istinto di ribellione e l’asservimento totale ai Salvatori. Un’altro appuntamento insolitamente più lungo del normale che interrompe la puntata quasi a metà, prima del winter finale che sospenderà la serie fino al 12 Febbraio.

SING ME A SONG

Carl e Jesus sono arrivati nella comunità dei Salvatori; mentre il secondo si attiene alle proprie regole di infiltrazione, il primo entra ingenuamente nel perimetro e uccide due uomini prima di essere catturato. Al cospetto di Negan, che lo accompagna in un disfunzionale tour fra i suoi uomini (e le sue donne: vediamo finalmente le chiacchierate “mogli” di Negan, che formano il suo harem), e che ci mostra come Dwight abbia ottenuto l’attuale aspetto: come Mark, il malcapitato di turno, è stato sottoposto al “ferro” in seguito ad una ribellione.

Sherry, parlando con Dwight, inizia a paventare desideri di ribellione anch’essa; è stanca della propria condizione e della dittatura di Negan, e come abbiamo visto nel corso degli episodi non sembra essere la sola. Daryl, lasciato di nuovo a marcire nella sua cella in isolamento, riceve un aiuto per fuggire da qualcuno misteriosamente off-panel: che sia stat proprio la ragazza…?

Negan nel frattempo deve decidere del destino di Carl, che ha ucciso due dei suoi uomini: riesce prima a piegarlo, chiedendogli di cantare per lui e di togliere la sua benda; poi decide di recarsi con lui ad Alexandria e discutere con Rick del da farsi (tutto, ovviamente, nel suo teatrale e particolare modo di fare). Nella cittadina, Olivia viene di nuovo terrorizzata dall’uomo, che incontra anche la piccola Judith; con la bambina in braccio, Negan e Carl aspettano il ritorno di Rick, fuori alla ricerca di provviste.

Rick infatti è insieme ad Aaron alla ricerca disperata di qualcosa che possa soddisfare i Salvatori; Spencer, dal canto suo, ha avuto più fortuna nella ricerca dopo aver discusso con padre Gabriel e invece Rosita e Michonne hanno deciso di non collaborare; la prima sta spingendo Eugene a confezionare per lei dei proiettili, mentre la seconda ha intrapreso la stessa strada di Carl ed ha trovato il modo di arrivare (forse) ai Salvatori.

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ALLO SBANDO?

Il settimo episodio di The Walking Dead, finalmente libero dallo schema monografico che ci ha mostrato fin quasi dagli esordi, mostra di non poter fare a meno della propria ripetuta chiave narrativa ed intavola un episodio completamente discontinuo, le cui varie parti risultano troppo distinte l’una dall’altra (complice anche un montaggio non proprio efficace): non c’è un vero e proprio tema della puntata, e la storyline principale è fin troppo tarata sulla creazione di un quasi assurdo rapporto padre-figlio (ma inaspettatamente interessante) fra Negan e Carl.

E’ molto probabile che il faticoso e disomogeneo equilibrio fin qui creato venga drasticamente ribaltato, e che ciò voglia essere reso in un doppio episodio di cui abbiamo appena visto solamente la prima parte; ma finora quello che appare è appunto un episodio a metà, che forse rivelerà il suo significato nel finale (del prossimo appuntamento con The Walking Dead) ma che attualmente lascia molto a desiderare. Ciò che è lecito aspettarsi sarà la morte di un altro dei personaggi principali, o magari un twist inatteso che cambierà del tutto la psicologia di uno dei protagonisti, come ad esempio la totale conversione di Daryl o l’elezione di Maggie e Sasha a leader di Hilltop.

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CHANDLER RIGGS!!

L’attore che interpreta Carl si rivela in questo episodio di The Walking Dead molto più nella parte di quanto avessimo visto nelle precedenti stagioni. Il bambino che abbiamo conosciuto ormai 7 anni fa è sicuramente cresciuto, e così le sue capacità attoriali; riesce a non sfigurare di fronte ad un ben più rodato Jeffrey Dean Morgan, ed i due mettono in gioco una inedita coppia che speriamo di vedere insieme molto più spesso sullo schermo: Negan e Carl (pur nelle forzature della scrittura) brillano in modo accecante a fianco degli (e in confronto agli) altri personaggi, che come ad esempio nel caso di Rosita e Eugene non riescono affatto a trasmettere un’alchimia adeguata a ciò che gli showrunner vorrebbero raccontare.

Lo sappiamo da tempo, la recitazione in The Walking Dead non è mai stata una delle caratteristiche peculiari; proprio per questo però è molto semplice notare un attore che si distingua, e sembra che Riggs abbia le carte in regola per procedere su una strada diversa da quella di molti colleghi più “anziani”.

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SPENCER

In ultima analisi, vogliamo spendere alcune parole riguardo l’evoluzione del personaggio di Spencer, forse il più interessante fra i nuovi personaggi cui negli ultimi due anni è stato dato spazio; la sua avversione a Rick è tutt’altro che ingiustificata, e il ragazzo sta pian piano diventando un elemento importante di Alexandria una volta uscito dall’ombra di sua madre Deanna, che ricorda (forse troppo ingenuamente) come una perfetta leader. La strada che Spencer ha finora percorso, analizzando maliziosamente l’operato degli sceneggiatori, potrebbe portare verso due strade differenti, una delle quali potrebbe “scontrarsi” proprio con il winter season in arrivo: la crescita di Spencer potrebbe infatti voler fare da preludio alla sua morte per mano di Negan, o al contrario renderlo una pedina essenziale per la lotta al capo dei Salvatori.

C’è però bisogno di una morte importante (siamo a conoscenza dell’incapacità degli showrunner di stupire lo spettatore senza la dipartita di un personaggio più o meno amato), e dopo l’addio di due importanti pilastri della serie come Abraham e Glenn, Spencer sembra aver stampato un bersaglio in pieno viso.

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