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Sully – La recensione di Roberto Recchioni del film di Clint Eastwood

Sully – La recensione di Roberto Recchioni del film di Clint Eastwood

Di Roberto Recchioni

CLINT EASTWOOD È IL PIÙ GRANDE REGISTA VIVENTE E IN ATTIVITÀ?

Il Dio del Cinema può essere celebrato in tante maniere diverse. Con la perfezione formale di Kubrick, per esempio. O con lo sguardo più grande della vita di Ford o la potenza visiva di Welles. Con i bianchi e neri di Lang o con i colori di Coppola. Può essere celebrato con il silenzio dinamico di Godard o con il chiacchiericcio statico di Tarantino. Con le velocizzazioni di Chaplin o i rallenty di Peckinpah, con il brio di Wilder o il brivido di Hitchcock.

Oppure lo si può celebrare alla maniera di Clint Eastwood, ovvero, con misura più assoluta, alla maniera di un austero predicatore texano.

In breve la storia di Sully.

Il 15 gennaio del 2009, proprio quando nelle sale di tutto il mondo arrivava Gran Torino, il pilota di linea Chesley Sullenberger, alla guida di un airbus A-320, decollava dall’aeroporto di LaGuardia per dirigersi verso Charlotte. Pochi secondi dopo il decollo però, l’aeromobile incappava in uno stormo di uccelli che ne danneggiavano entrambi i motori, lasciando al capitano una scelta difficile sul da farsi. Deve tornare indietro, verso il LaGuardia oppure virare per provare a raggiungere uno dei due aeroporti nelle sue vicinanze? Chesley Sullenberger, chiamato “Sully” dagli amici, scarta entrambe queste opzioni, le uniche apparentemente possibili, in quanto a suo giudizio porterebbero al disastro e ne inventa una impossibile: far ammarare il pesante airbus in mezzo alla città di New York, nelle fredde acque del fiume Hudson. La manovra, contro ogni possibilità, riesce e nessuno dei passeggeri, dei membri dell’equipaggio o dei piloti, resta ferito. Sully è subito acclamato dai media come un eroe ma dovrà vedersela con una commissione d’inchiesta bramosa di scaricare la colpa su qualcuno per quanto accaduto. La storia e il destino del capitano Sully è nota a qualsiasi cittadino statunitense e questo è un bel problema se devi farci un film e mantenere alta la tensione. Ma non per Clint Eastwood che realizza il film con la mano sicura di chi sa esattamente cosa deve fare per farlo funzionare nella maniera migliore possibile.

Sully 01

Non c’è un’inquadratura o un movimento di camera di troppo nel lavoro di questo regista di ottantasei anni che, da sempre, ha cesellato il suo stile nella ricerca di un rigore, di una pulizia e di un’asciuttezza assoluti. Eastwood ha una (bella) storia da raccontare e lo fa senza spendere una parola di troppo, senza cedere mai alla facile spettacolarizzazione (eppure il film è straordinariamente spettacolare e, non a caso, è la prima pellicola a essere stata girata interamente in IMAX), senza concedersi nemmeno una smanceria nei confronti di un personaggio di cui sarebbe stato davvero facile fare un’elegia. Al pari suo, Tom Hanks fornisce un’altra straordinaria prova attoriale, portando su schermo la più intima natura di un eroe straordinariamente ordinario, un professionista che “ha solo fatto il suo lavoro” e che non ha alcuna voglia di essere celebrato, un uomo con i suoi dubbi, le sue paure e le sue fragilità che ha saputo compiere un miracolo solo grazie al suo sangue freddo e alla sua esperienza. Accanto ad Hanks tutto il resto del cast, a cominciare da un bravissimo Aaron Eckhart (non mi sarei mai aspettato di scriverlo) per proseguire con la consueta (per i film di Eastwood) sfilata di facce straordinariamente vere e credibili. A completare un quadro già piuttosto roseo uno splendido montaggio (che fa i grosso del lavoro nel raccontare in maniera non lineare una storia estremamente lineare), un tema musicale delizioso (di Eastwood), degli effetti speciali notevoli e un impressionante sound design. Consiglio personale: vedete il film in lingua originale. La voce di Hanks è sempre meravigliosa e non correrete il rischio di sentire gli effetti sonori un poco smorzati.

Il film dura solamente un’ora e mezza: inizia, racconta la sua storia e quando ha terminato quello che aveva da dire, finisce. È così che dovrebbe sempre essere il grande cinema.

Una delle migliori pellicole dell’anno, senza alcun dubbio.

E per rispondere alla domanda iniziale? Sì, lo è.

Sully
La vignetta esclusiva di Roberto Recchioni per ScreenWeek

Sully fa il suo ingresso nelle sale italiane oggi, 1 dicembre 2016, distribuito da Warner Bros. Per maggiori informazioni potete consultare la scheda del film sul sito Warner Bros.

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