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Rogue One: A Star Wars Story – La recensione di Roberto Recchioni

Rogue One: A Star Wars Story – La recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY

NESSUN CAMPO DI ENERGIA MISTICA CONTROLLA IL DESTINO DI GARETH EDWARDS.

Di Roberto Recchioni

SPOILER FREE.

NESSUN COLPO DI SCENA È STATO MALTRATTATO NELLA STESURA DI QUESTA RECENSIONE.

Può una persona nata nel gennaio del 1974, che ha visto Guerre Stellari (Guerre Stellari, non Star Wars) in un freddo dicembre del ’77 all’età di quasi quattro anni, giudicare in maniera onesta Rogue One? È questa la domanda che mi sono posto prima di iniziare a scrivere questo pezzo e la risposta che mi sono dovuto dare è che “no, non può”.

E la ragione è presto detta: se Episodio VII (film che ho amato poco come potete anche vedere da soli andando a leggere la mia recensione ospitata qui su ScreenWeek) era quasi un remake di Una Nuova Speranza (il quarto capitolo della saga, il primo realizzato) per reintrodurre l’universo creato da George Lucas alle nuove generazioni, questo presunto spin-off, che dovrebbe essere “a parte” e quindi scollegata dall’impianto portante, e invece immaginato e realizzato esattamente per me: ovvero per una persona che ha conosciuto SW da bambino, lo ha amato per tutta la vita (nonostante Episodio I) e adesso è cresciuta. Ecco, Rogue One è uno Star Wars cresciuto.

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Prima di andare avanti però, mi permetto di tornare un momento indietro. Qualche parola gettata al vento fa, ho detto che il film di Gareth Edwards è un presunto “spin-off” e vorrei spiegarmi meglio (tranquilli, riguarda il discorso che stiamo facendo). Che cos’è uno spin-off? Secondo Wiki “nell’ambito dei mezzi di comunicazione di massa è un’opera derivata sviluppata a partire da un’opera principale, tipicamente un prodotto nato da una serie televisiva, un film o un fumetto, che mantiene l’ambientazione dell’opera originale ma narra storie parallele”. E Rogue One non è assolutamente questo. Non il racconto delle avventure giovanili di Han Solo e Chewie, e nemmeno la cronaca di una caccia all’uomo portava avanti da Boba Fett o di un intrigo di potere di Darth Vader.

Queste tipo di narrazioni, questi veri spin-off, arriveranno, potete starne sicuri, ma Rogue One non può essere ascritto ad essi perché il film non ci narra di un evento parallelo alla storia principale ma è proprio la storia principale stessa, essendo incentrata su degli eventi chiave della stessa, aprendosi nei giorni subito antecedenti a quanto mostrato in Episodio IV e terminando prima che lo Star Destroyer di Darth Vader abbordi il trasporto diplomatico della Principessa Organa. In più, all’interno della narrazione di Rogue One ci sono degli elementi che chiariscono alcuni punti storicamente deboli della prima pellicola e altri elementi che vanno a completare e ad arricchire quello che già sappiamo. Il perché di questa lunga digressione è per spiegarvi quanto e come Rouge One sia un film pensato, in primo luogo, per i fan più accaniti che non solo sapranno cogliere queste cose ma che diranno pure “finalmente!”. Ed è anche la ragione per cui io non credo che potrò esprimere un giudizio pienamente obiettivo sul film in quanto la pellicola è stata pensata, prima di tutto, per far contento me.

Però proviamoci lo stesso, ok?

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Allora, in termini semplici, il film di Gareth Edwards è una torta a tre strati con sopra una succulenta ciliegina.

Il primo strato, quello che sta alla base, quello più robusto e su cui si basa tutta la narrazione, si rifà a certo tipo di pellicole belliche, western e di samurai. Opere come Quella Sporca Dozzina, I Quattro dell’Oca Selvaggia, Il Mucchio Selvaggio, I Sette Samurai-I Magnifici Sette e, in tempi più recenti, Bastardi Senza Gloria e Fury. Potremmo definirle come “storie di guerrieri con la coscienza non troppo pulita che, imbarcati in una missione suicida, trovano la loro redenzione”.

A questo livello, Rogue One prende pesanti ceffoni da tutte le altre pellicole citate perché per quanto sia abbastanza solido e straordinariamente duro per la saga di Star Wars, rimane comunque una roba leggerina se confrontata con gli altri film elencati, sia per l’impianto drammatico, sia per la profondità e lo spazio dedicato ai personaggi, sia per il grado di violenza.

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Il secondo strato è quello del film di fantascienza ed è una strato importante perché Rogue One è il film di Star Wars con meno elementi fantastici dell’intera saga. In sostanza, non ci sono campi mistici a determinare il destino dei protagonisti della storia (o almeno, non ce ne sono di evidenti perché misteriose sono le vie della Forza, lo sapete), non ci sono profezie o prescelti e anche il livello di creature improbabili è limitato allo stretto necessario. In compenso ci sono astronavi, armature da combattimento, droidi, nuovi mezzi militari, terrori tecnologici e habitat planetari inediti. E sono tutti ben concepiti e molto belli a vedersi. In sostanza, Rogue One è un film di fantascienza molto bello e molto concreto e realistico sul piano visivo e non teme rivali con nessun’altra pellicola dello stesso genere né dal punto di vista concettuale, né dal punto di vista della realizzazione tecnica.

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Il terzo strato è, ovviamente, l’universo di Star Wars. Che, è inutile negarlo, è lo strato più importante di tutti. E qui le cose si fanno complicate perché Rogue One riesce a essere al tempo stesso il film più vicino come spirito alla trilogia originale e anche il più lontano. È vicino perché ne ha il respiro, la grandezza della visione (dettaglio del tutto assente in Episodio VII), l’epicità e dei bei personaggi facili da amare o da odiare. Ma è anche il più lontano perché è totalmente privo degli elementi più giocosi e fanciulleschi della saga, al punto da far apparire L’Impero Colpisce Ancora come un film solare.

La ciliegina sulla torta della pellicola, infine, è un colosso di oltre due metri, largo come un armadio, vestito completamente di nero e dal respiro meccanico. Ovviamente parliamo di Lord Darth Vader, il cattivo cinematografico più figo di tutti i tempi.

E su di lui non credo che ci sia molto da aggiungere se non che ha un minutaggio a schermo davvero esiguo ma che la scena finale che lo vede coinvolto è quella che vi ricorderete più a lungo di tutto il film.

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Quindi, riassumendo, questo Rogue One che cos’è?

È un mediocre film guerra, un bel film di fantascienza, un ottimo film di Star Wars. Con in più Darth Vader. La somma di tutti questi fattori mi porta a concludere che è un bella pellicola in quanto tale, e uno splendida opera per i fan della saga. Sia chiaro, non è perfetto e dopo un bellissimo prologo e un buon primo atto, ha tutto il secondo atto che si trascina in maniera confusa fino a quando non si arriva alla battaglia finale e le cose tornano a girare come la Forza comanda. Aggiungeteci che gli attori sono tutti molto bravi, che la colonna sonora (affidata, per la prima volta nella storia della saga non a John Williams ma a Michael Giacchino) è molto bella e usata in maniera incisiva e che gli effetti speciali riportano Star Wars a quel livello di grandeur che in Episodio VII si era perso e capirete perché mi trovo costretto ad aggiornare la mia classica degli SW preferiti:

1 EPISODIO V – L’Impero Colpisce Ancora

2 EPISODIO IV – Una Nuova Speranza

3 EPISODIO III – La Vendetta dei Sith 

4 Rogue One – a Star Wars Story 

5 EPISODIO VI – Il Ritorno dello Jedi 

6 EPISODIO II – L’Attacco dei Cloni 

7 EPISODIO I – La Minaccia Fantasma 

8 EPISODIO VII – Il Risveglio della Forza 

E ora scannatevi pure sulla vostra lista, feccia ribelle.

La vignetta esclusiva di Roberto Recchioni per ScreenWeek

LEGGI ANCHE: RIVELATO IL TITOLO DI STAR WARS EPISODIO VIII?

ROGUE ONE: SECONDA RECENSIONE

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