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Sully – Il “Miracolo sull’Hudson” secondo Clint Eastwood, la recensione

Sully – Il “Miracolo sull’Hudson” secondo Clint Eastwood, la recensione

Di Filippo Magnifico

Il 15 gennaio 2009 il capitano Chesley “Sully” Sullenberger, pilota del volo US Airways 1549, prende la decisione più difficile della sua carriera e compie un ammaraggio di emergenza con il suo aereo nel fiume Hudson. Cinque minuti dopo il decollo, dopo che l’impatto con uno stormo di uccelli aveva provocato l’avaria di entrambi i motori. Un’eventualità rarissima per una “missione impossibile”, conclusasi nel migliore dei modi con la messa in salvo di tutte le 155 persone a bordo. Qualche graffio, un grandissimo spavento ma niente di più.

La storia di Sully, l’ultima fatica da regista di Clint Eastwood, si ispira a questo incredibile stralcio di storia americana, che ha trasformato un umile pilota con oltre 40 anni di esperienza alle spalle in un eroe. Suo malgrado, forse, ma era una cosa inevitabile dato che l’impresa da lui compiuta, con un simile risultato, è più unica che rara.

sully-copertina

Sully prosegue un’ideale strada lasciata aperta da American Sniper, portando sul grande schermo la figura di un uomo che ha tra le mani (in modo diversi, ovviamente) la vita di moltissime persone. E lo fa alla maniera di Clint Eastwood, ovviamente, mantenendo un’aria più classica che mai nonostante una trama non lineare che procede alternando passato e presente. Il motivo di questo impianto narrativo appare chiaro quasi subito: Sully non è un semplice biopic e non è solo l’esaltazione di un eroe americano. È più che altro una profonda riflessione sul dubbio, sul passaggio forzato da “uomo comune” a “uomo del momento”, non cercato e in certi casi difficile da accettare. Un viaggio interiore che ti spinge a scavare nel passato, ripercorrendolo un gradino alla volta e mettendo in discussione ogni azione compiuta.

Un tormento silenzioso affidato ad un sempre bravo Tom Hanks, perfetto nel portare sul grande schermo il suo Sully, vittima (in)consapevole di un sistema mediatico e giudiziario alla continua ricerca di un colpevole, di una figura contro cui puntare il dito nel bene o nel male.

Tra le ultime opere del regista, Sully è sicuramente una delle più asciutte, sia per durata (circa 90 minuti) che per intenti. Questo non vuol dire che sia leggera, nel suo essere più chiara che mai questa pellicola è in grado di porci di fronte ad una serie di dilemmi morali che trovano risposta nelle acque del fiume Hudson, in grado di custodire la verità proprio come quelle del Mystic River portato sul grande schermo nel 2003. Niente orribili segreti in questo caso ma il più puro e genuino senso del dovere.

Sully farà il suo ingresso nelle sale italiane l’1 dicembre 2016, distribuito da Warner Bros. Per maggiori informazioni potete consultare la scheda del film sul sito Warner Bros.

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