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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7×01,”The Day Will Come When You Won’t Be”

The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7×01,”The Day Will Come When You Won’t Be”

Di Andrea Suatoni

LEGGI ANCHE: BINGE LOVE INCONTRA THE WALKING DEAD

———- ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER ———-

Ieri sera, 24 Ottobre, è andata in onda sul canale americano AMC (e potremo già da stasera vedere l’episodio doppiato in italiano su Fox) la prima puntata della settima stagione della serie ormai culto The Walking Dead; l’attesa spasmodica degli ultimi mesi, dovuta ad un cliffhanger al termine della sesta stagione che ha lasciato tutti i fan con il fiato sospeso, si è risolta imprevedibilmente in modo imprevedibile: ci aspettavamo ovviamente la morte di uno dei personaggi principali, ma gli showrunner, contravvenendo alla codardia dimostrata più volte nel corso delle precedenti stagioni, hanno spiazzato totalmente il pubblico con un colpo di scena che ha eliminato dal cast ben due fra i membri più amati del gruppo di Rick.

IO TI UCCIDERO’

Questo il titolo italiano della puntata, molto meno incisivo di “The Day Will Come When You Won’t Be” ma ugualmente efficace nel descrivere il tono totalmente ansiogeno dell’episodio: Fox commette forse l’errore di spostare l’attenzione sulla frase di Rick, quasi a voler sottintendere una (mancata) forza soverchiante della sua affermazione nei confronti di un Negan che prima dei titoli di coda riuscirà invece a spezzare totalmente il leader dei nostri sopravvissuti.

Ma andiamo con ordine: l’episodio si apre con un lungo dialogo, composto di soli primi piani, fra Rick e Negan, che i più accorti avevano già visto in anteprima; il viso dell’ex vice-sceriffo è sporco del sangue di Abraham: è lui che, al termine della filastrocca del capo dei Salvatori, cade sotto i colpi della mazza chiodata Lucille. Assistiamo ad una scena familiare, ma da un diverso punto di vista: la morte del Rosso ci viene mostrata in tutto il suo gusto splatter così come l’avevamo subodorata nell’episodio 6×16, mentre i protagonisti assistono attoniti a qualcosa che sapevano già inevitabile. Soprattutto Sasha e Rosita accusano fortemente il colpo: Negan si accorge del legame fra quest’ultima e la sua vittima ed inizia a pressarla psicologicamente. Le sue parole fanno scattare il solito ribelle Daryl, in un inutile scatto d’ira che, chiarisce Negan, costerà la vita ad un altro dei sopravvissuti.

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Glenn infatti , in un ricostruzione molto fedele della scena tratta dal fumetto di Robert Kirkman, viene colpito da Lucile e trasfigurato in volto: i suoi occhi sono fuori dalle orbite, il sangue sgorga a fiotti, mentre il giovane rivolge lo sguardo a sua moglie pronunciando le parole “Maggie, io ti troverò”. La scena è straziante, del tutto inaspettata e tesa a mostrare la profonda disperazione in cui il gruppo sta velocemente affondando: Rick e i suoi devono piegarsi, lavorano per Negan, sono una sua proprietà.

Grimes è l’ultimo a spezzarsi, ma Negan riesce velocemente nell’intento: le morti dei due amici prima, una assurda battaglia per la sopravvivenza poi, e infine l’ordine di tagliare un braccio a suo figlio Carl. Il villain riesce nel suo intento al 100%: Rick è devastato, completamente soggiogato dalla volontà di Negan, costretto a scegliere fra il disperato gesto e la morte sua e di tutti i suoi compagni. Nel momento in cui è pronto a sottostare alla volontà del suo aguzzino, Negan decide di fermarlo, in un parallelismo con la vicenda del sacrificio di Isacco nella Bibbia: ormai è sicuro del suo potere sul leader dei suoi nuovi sottoposti.

Maggie è l’unica, sul finire dell’episodio, a covare dei reali propositi di vendetta: andrà ad Hilltop solamente con Sasha ed i corpi straziati di Glenn ed Abraham, mentre intima a Rick di tornare ad Alexandria ed organizzare un attacco definitivo, nonostante il rapimento di Daryl che i Salvatori intendono usare come deterrente per una qualsiasi rivalsa.

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PARTENZA IN ASCESA

La morte di Glenn arriva come un fulmine a ciel sereno dopo la dipartita di Abraham: proprio quando l’adrenalina accumulata negli ultimi 6 mesi era ormai scesa, un plot twist fuori dagli schemi soliti di The Walking Dead riporta non solo l’episodio, ma l’intera serie sui binari che fin dalla prima stagione risultano paralleli alla scrittura dello show ma che non sono mai stati utilizzati.
Le estreme potenzialità di una serie come The Walking Dead sono in effetti state utilizzate solamente in rare occasioni: nel corso dell’intera prima stagione ad esempio, o nella puntata 2×07 (il ritrovamento di Sophia), 2×13 (la morte di Shane), 4×14 (il “Look at the flower, Lizzie” di Carol) e così via. L’episodio 7×01 potrebbe in effetti far parte semplicemente sella ristretta lista degli episodi da pollice in su di The Walking Dead, ma in realtà le cose stavano iniziando a cambiare già dalla scorsa stagione: gli eventi erano divenuti più incalzanti, le sterili puntate di fallimentare (a livello di scrittura) introspezione drasticamente ridotte (con la rilevante eccezione dell’episodio monografico su Morgan, utilissimo per i malati di insonnia) e le morti dei personaggi, su cui ormai si basa la totale struttura narrativa dello show, erano aumentate. Negli ultimi tempi abbiamo visto quindi un The Walking Dead che ha provato a liberarsi della zavorra di storyline sterili e noiose, troppo spesso votate alla monografia e a volte dovute ad un non meglio spiegabile (visto il successo della serie) taglio di budget in alcuni settori, in virtù di una coralità rinnovata che ritrova i protagonisti se non insieme almeno uniti in gruppi ampi ed omogenei, all’interno dei quali anche la trattazione delle relazioni interpersonali inizia a risultare credibile e non tirata e superficiale.

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“THINGS ARE CHANGED”

Toni nuovi quindi per The Walking Dead, o almeno questo è quello che ci aspettiamo e che trasuda da questo primo episodio. Il coraggio è, come già detto, estremamente ammirevole, e speriamo quindi di non assistere ad un’inversione di tendenza verso i vecchi (troppo bassi) parametri cui eravamo abituati.

The Day Will Come When You Won’t Be non lascia un attimo di respiro: il ritmo dell’episodio è velocissimo pur nei momenti di puro e pacato dialogo, le scelte registiche sui tempi (e nei modi) dell’azione validissime (notevole il momento in cui Rick si trova appeso allo zombie impiccato) ed il comparto tecnico generale si assesta su un livello inconsueto per The Walking Dead. La sensazione è che la produzione abbia sentito la pressione dell’enorme aspettativa derivata dal cliffhanger dello scorso season finale, più elevata di quanto si aspettasse, e che abbia deciso di dare il tutto per tutto; di contro, la speranza è che il livello appena raggiunto sia la base su cui si muoverà l’intera stagione, anziché una maliziosa e calcolata parentesi.

Unica nota stonata dell’episodio, quasi paradossalmente, risulta Jeffrey Dean Morgan, che disegna un Negan affatto credibile se valutato con gli standard di quello che avevamo conosciuto 6 mesi fa. Complice, come solito quando si parla di The Walking Dead, una scrittura del personaggio inconsistente e che indugia troppo sulla controparte fumettistica, il nuovo villain appare privo di una reale caratterizzazione, di reali scopi, caratterizzato da una crudeltà gratuita (che poi viene inspiegabilmente ritrattata quando decide di “salvare” il braccio di Carl) e da un’attitudine al caos giustificata soltanto dal bisogno per la serie di trovare a tutti i costi un nemico da combattere.

L’appuntamento con The Walking Dead è su AMC tutte le domeniche, e su Fox Italia tutti i lunedì; ma vi aspettiamo anche qui su Screenweek ogni settimana per commentare insieme gli ultimi episodi andati in onda!

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