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The Flash, la recensione dell’episodio 3.01: Flashpoint

The Flash, la recensione dell’episodio 3.01: Flashpoint

Di Lorenzo Pedrazzi

Flashpoint, premiere della terza stagione di The Flash, ci proietta in una timeline alternativa dove Barry Allen vive la sua vita ideale, ma tra il sogno e l’incubo c’è un confine molto labile…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Dopo aver salvato sua madre Nora (Michelle Harrison) da Eobard Thawne / Anti-Flash (Matt Letscher), Barry (Grant Gustin) è tornato nel presente, e l’ha trovato molto diverso: i suoi genitori sono vivi, mentre Iris (Candice Patton) è “solo” una sua ex compagna delle elementari che si ricorda a malapena di lui. Joe (Jesse L. Martin) è depresso, beve e fa tardi al lavoro, ma Barry cerca di coprirlo in ogni modo. A Central City, inoltre, c’è un altro Flash (Keiynan Lonsdale), impegnato a battersi con un velocista malvagio noto come The Rival (Todd Lasance). Cisco (Carlos Valdes) ha fatto una fortuna grazie alle sue invenzioni, ed è l’uomo più ricco d’America. Thawne è stato rinchiuso da Barry in una cella che inibisce la sua velocità, e cerca di convincerlo a liberarlo perché il mutamento della linea temporale avrà effetti catastrofici, ma Barry lo ignora.
Insomma, il nostro eroe sta vivendo la sua vita ideale, e riesce persino a trovare il coraggio di chiedere a Iris di uscire, con successo. Proprio quando stanno per andare a pranzo, giunge la notizia di un nuovo scontro tra Flash e The Rival, quindi Iris rimanda l’appuntamento per seguire la vicenda. Barry si reca sul luogo del combattimento, vede Flash precipitare da un grattacielo e usa i suoi poteri per attutire la caduta. Guardandolo da vicino, si rende conto che è Wally West, e lo accompagna a casa, dove trova Iris: lei sa della doppia vita del fratello (che ha acquisito i poteri quando un fulmine ha colpito la sua auto), e lo aiuta a combattere il crimine. Intanto, Barry sta sperimentando delle piccole “crisi” in cui perde i ricordi della sua vita passata, nella timeline precedente: Thawne gli spiega che l’attuale linea temporale sta soverchiando quella vecchia, presto si stabilizzerà e non ci sarà più modo di tornare indietro. Barry dimenticherà la sua vecchia vita, e persino di essere Flash.
Per sconfiggere The Rival, Wally, Iris e Barry decidono di chiedere aiuto a Cisco, che ha progettato l’uniforme di Wally. Cisco non ne ha alcuna voglia, ma i tre insistono, e Barry rapisce persino Caitlin (Danielle Panabaker) per formare la squadra originale… peccato però che, in questa timeline, Caitlin non sia una scienziata, ma un’oftalmologa. Comunque, Barry confessa la verità sui suoi poteri e sul suo intervento per cambiare il passato, e Iris gli crede; anzi, intuisce persino che fra loro c’è qualcosa, perché si sente istintivamente legata a lui.
Nonostante sia un po’ spaesata, Caitlin ha un’idea: convertire le telecamere del traffico per fare in modo che captino la velocità supersonica. La squadra riesce quindi a rintracciare The Rival in un cantiere, e i due Flash uniscono le forze per fermarlo. Wally (soprannominato Kid Flash) atterra il nemico, ma poi abbassa la guardia e viene trafitto da una sbarra di metallo che gli perfora l’addome. Barry attacca The Rival e sembra in procinto di sconfiggerlo, ma un’altra “crisi” lo mette in difficoltà, e il velocista malvagio lo colpisce. Sfruttando la sua ipervelocità, crea dei tornado che minacciano di distruggere Central City, ma le parole di Iris ricordano a Barry che lui è Flash, e questo basta per fargli tornare la memoria. L’eroe corre attorno agli uragani nella direzione opposta alla loro rotazione, e riesce a dissiparli, poi mette al tappeto The Rival. Sul posto interviene Joe, che spara al supercriminale prima che colpisca Flash alle spalle. Barry si toglie la maschera e dice a Joe che l’altro Flash è suo figlio, quindi lo portano agli S.T.A.R. Labs, ma pare sia troppo tardi per salvarlo. Barry capisce che deve rimettere le cose a posto.
Accompagnato da Iris, torna a casa per salutare un’ultima volta sua madre e suo padre (John Wesley Shipp), poi libera Thawne e – con enorme sofferenza – gli permette di tornare nel passato per uccidere Nora. In seguito, l’Anti-Flash riporta entrambi nel presente, lasciando intendere che Barry potrebbe trovare alcuni cambiamenti nella sua vita. In effetti, non appena Barry rientra in casa, scopre che Iris e Joe non si parlano da molto tempo.
Parallelamente, l’alter ego di The Rival viene svegliato da una voce misteriosa che vuole il suo aiuto: sullo specchio della sua camera da letto compare la scritta Alchemy, incisa da una mano invisibile…

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Reverse-Flashpoint
La rivoluzione di Flashpoint dura un solo episodio, ed è fin troppo semplice interpretarla come un emblema della televisione broadcast, incapace di sradicarsi dai suoi schemi predeterminati per assumerne di nuovi: il rinnovato status quo di The Flash si esaurisce già nella première della terza stagione, poiché l’epilogo restaura crudelmente la “norma” e ci riporta nella timeline originale. Certo, gli effetti delle azioni di Barry sono tutti da verificare, e l’eco di Flashpoint si farà sentire anche nei prossimi episodi; non una rivoluzione, quindi, ma piccoli cambiamenti che potrebbero gettare una luce diversa su certi personaggi e su certe relazioni.

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Per il resto, Flashpoint si colloca nella media della stagione precedente: solido apparato spettacolare, melodrammi da soap opera e snodi narrativi abbastanza forzati. Accade spesso che le puntate di The Flash riescano a divertire sia per il respiro avventuroso sia per la scioltezza con cui trattano il materiale supereroistico, e questo episodio non fa differenza. Nel giro di 40 minuti, Greg Berlanti e Andrew Kreisberg condensano ben quattro velocisti e almeno tre diversi piani temporali, senza mai perdere il ritmo né i filo del racconto. Inoltre le scene d’azione – sempre difficili da girare tra velocisti – sono ben realizzate: l’utilizzo dello slow-motion favorisce la chiarezza degli scontri, mentre le inquadrature valorizzano la qualità delle coreografie. L’epilogo, peraltro, rispecchia quello dell’episodio pilota, con il discorso d’incoraggiamento via radio, Flash che dissipa il tornado e Joe che uccide il supercattivo prima che possa nuocere all’eroe.

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I problemi sorgono quando la sceneggiatura tenta di delineare le conseguenze dei paradossi temporali. La cancellazione dei ricordi originali di Barry è goffa e didascalica, mentre il nuovo status quo si affida a semplificazioni eccessive. Dalla detenzione dell’Anti-Flash al coinvolgimento di Cisco (che tutto sembra fuorché l’uomo più ricco d’America), passando per l’inspiegata depressione di Joe, molti risvolti di questa linea temporale scricchiolano quando vengono messi alla prova della logica, e lo stesso vale per alcuni passaggi francamente inspiegabili: Wally è in fin di vita, e viene portato agli S.T.A.R. Labs (invece che in ospedale) per essere sottoposto alle cure di un’oftalmologa; dal canto suo, Barry vive nella nuova timeline ormai da mesi, eppure si stupisce per dettagli che dovrebbe già conoscere. Non convincono nemmeno le sfumature melodrammatiche, così efficaci nella prima stagione, ma ora diventate ripetitive e un po’ stucchevoli.

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C’è di buono che Matt Letscher offre una solida interpretazione nel ruolo di Eobard Thawne/Anti-Flash, supervillain carismatico e sarcastico che odia la sua nemesi ma, in un certo senso, riconosce di non poterne fare a meno, all’interno di un rapporto vagamente morboso e compensatorio. Flashpoint è quindi una puntata introduttiva che semina qualche indizio sul proseguo della stagione (l’alleanza tra Dr. Alchemy e The Rival della scena finale), ma che conferma anche l’approccio libero degli autori sul materiale di partenza: la trasposizione delle miniserie a fumetti non è mai letterale, ma ne sfrutta gli spunti per adattarli al contesto televisivo, forzatamente più limitato rispetto a quello cartaceo. La continuity però esiste anche qui, e l’onda lunga di Flashpoint deve ancora farsi sentire.

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La citazione:
«Ti odio.»
«E io odio te. A volte mi chiedo chi dei due abbia ragione.»

Ho apprezzato:
– La spettacolarità delle scene d’azione
– Gli effetti a lungo termine di Flashpoint
– L’interpretazione di Matt Letscher e la caratterizzazione dell’Anti-Flash

Non ho apprezzato:
– L’eccessiva semplificazione di alcune svolte narrative
– La goffaggine con cui viene rappresentata la cancellazione dei ricordi
– La ripetitività delle sfumature melodrammatiche

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