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Legends of Tomorrow, la recensione dell’episodio 2.01: Out of Time

Legends of Tomorrow, la recensione dell’episodio 2.01: Out of Time

Di Lorenzo Pedrazzi

Legends of Tomorrow torna su The CW con un episodio che imposta le nuove coordinate della Waverider, destinata a incrociare il cammino con la Justice Society of America

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Nathan Heywood (Nick Zano), uno storico specializzato in ricostruzioni deduttive, irrompe nell’ufficio del sindaco di Star City, Oliver Queen (Stephen Amell), per chiedere il suo aiuto: molteplici tracce archeologiche e vari documenti attestano che le Leggende di Domani sono disperse nel corso della Storia, ed è necessario salvarle. Oliver si stupisce quando Nathan gli confessa di aver dedotto che lui e Freccia Verde sono la stessa persona, ma decide di assecondarlo perché Sara Lance (Caity Lotz) e Ray Palmer (Brandon Routh) sono suoi amici. I due localizzano la Waverider al largo di New York, in profondità, e trovano Mick (Dominic Purcell) addormentato in condizione di stasi.
Mick racconta loro che, dopo averli avvertiti di non andare nel 1942 altrimenti sarebbero morti, Rex Tyler (Patrick J. Adams) è sparito senza ulteriori spiegazioni. La squadra ha cominciato a ricevere gli allarmi di numerose aberrazioni temporali, ed è intervenuta per salvare Luigi XIII dagli uomini di Richelieu, curiosamente armati di pistole laser. Un terremoto temporale li ha poi messi in guardia da un’aberrazione ancora più grande: i nazisti hanno lanciato una bomba atomica su New York nel 1942, annientando la città e prolungando la Seconda Guerra Mondiale fino al ’47, anno in cui sono stati sconfitti. Com’è possibile che il Terzo Reich abbia sviluppato l’atomica prima degli americani? Semplice: Damien Darhk (Neal McDonough) ha riforniti i tedeschi di uranio e li ha aiutati a rapire Albert Einstein (John Rubinstein). Nonostante la profezia di Rex, gli eroi sono tornati indietro fino al 1942 e hanno rapito Einstein per primi, ma i nazisti sono riusciti a costruire ugualmente la bomba perché hanno costretto Milena Maric (Christina Jastrzembska), ex moglie e collaboratrice dello scienziato, ad aiutarli. Milena è stata salvata, ma Sara si è fatta quasi ammazzare mentre lottava contro Darhk, che ha ucciso sua sorella Laurel (Katie Cassidy). Rip Hunter (Arthur Darvill) ha ordinato la ritirata sfruttando la copertura di Jax (Franz Drameh) e Martin (Victor Garber), e la bomba è stata caricata dai tedeschi su un sottomarino. Il capitano ha quindi spedito i suoi compagni in vari punti della Storia per salvarli, mentre Mick – ferito nella battaglia – è stato messo in stasi per il timore che non sopravvivesse al trauma di un viaggio temporale. La Waverider ha intercettato la bomba, salvando New York, mentre Rip è sparito misteriosamente: ecco perché la nave si trovava sott’acqua. Sul sommergibile tedesco, i nazisti si rivoltano contro Darhk, ma Eobard Thawne / Anti-Flash (Matt Letscher) li uccide prima che possano sollevare le armi.
Oliver non può partecipare alla missione di salvataggio, quindi suggerisce a Mick di portare con sé Nathan. I due chiedono a Gideon di individuare le Leggende, e le prelevano a una a una; il computer, però, non è in grado di trovare Rip. La squadra torna nel 1942 e dice a Einstein di rendere pubblico il contributo di Milena al suo lavoro, in questo modo la scienziata ottiene una scorta e non viene rapita dai nazisti, ripristinando la Storia come la conosciamo. Proprio quando stanno per risalire sulla Waverider, le Leggende vengono bloccate dai membri della Justice Society of America, che chiedono spiegazioni sul loro operato…

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“Watch the world spinning gently out of time”
All’appello mancava solo Legends of Tomorrow, ed ecco che la più sgangherata tra le serie del DC TV Universe ritorna su The CW con la première della seconda stagione. Greg Berlanti e i suoi autori optano per un’ellisse temporale che costringe i personaggi – e quindi anche il pubblico – a un lavoro di ricostruzione, poiché l’incipit di Out of Time non si collega direttamente al finale della scorsa stagione: la prima parte dell’episodio è un flashback scaturito dalle parole di Mick Rory, dove il viaggio temporale si fa metanarrativo, come parte integrante del racconto. Poi, esaurito il cameo di Stephen Amell, la puntata ritrova il suo status quo abituale, riunendo la squadra in gran fretta e partendo per una nuova avventura. A tal proposito, è un bene che gli sceneggiatori abbiano deciso di coagulare il recupero dei protagonisti attraverso la Storia in poche scene repentine, poiché il soggetto rischiava di diventare tedioso; in questo modo, invece, la narrazione non rallenta, e ne giova l’umorismo.

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L’alone di mistero che circonda la prima parte è un buon espediente per catturare l’attenzione, ma non sempre l’approccio farsesco risulta convincente: la sortita degli eroi nella Francia di Luigi XIII è fin troppo stucchevole, oltre che gravata dalla consueta sciatteria nella ricostruzione storica. Va leggermente meglio nella New York del 1942, ma la caratterizzazione di Albert Einstein (sia estetica sia psicologica) è davvero ridicola, alla stregua di una macchietta, e dimostra che la serie farebbe meglio a tenersi alla larga dai veri personaggi storici. A livello di costumi, arredi e atmosfera generale, non c’è mai credibilità, non c’è mai una cura per il dettaglio d’epoca che aiuti a contestualizzare le gesta dei protagonisti. Non mancano, poi, le solite forzature del racconto, soprattutto nell’intreccio tra Einstein, la sua ex moglie e i nazisti (risolto con troppa faciloneria), o nella dinamica che porta Rip Hunter a spedire i suoi compagni a spasso nella Storia, in modo completamente gratuito.

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Detto questo, Out of Time ha quantomeno il merito di garantire un discreto intrattenimento, figlio del ritmo vivace e del clima lieve che circonda l’avventura. Il montaggio scandisce l’azione in modo scalpitante, anche quando deve gestire tutto il cast corale, e riesce a sintetizzare molteplici sviluppi narrativi nel giro di 45 minuti. Se è vero che lo screen time è ben distribuito fra tutti gli eroi, Sara e Ray si prendono le luci dei riflettori grazie a un dialogo conflittuale che attraversa tutto l’episodio, sviluppandosi nella classica struttura composta da avvicinamento, crisi e pacificazione. Appare chiaro che la brama di vendetta nei confronti di Damien Darhk accompagnerà White Canary lungo tutto l’arco della stagione, anche a costo di mettere a repentaglio le missioni principali.

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Legends of Tomorrow si conferma quindi un guilty pleasure che richiede molta sospensione d’incredulità, ma che quantomeno non si prende mai sul serio, e cerca di reinterpretare il genere supereroistico in modo diverso dalle altre serie del DC TV Universe. Questa seconda stagione alza l’asticella, poiché l’introduzione della Justice Society of America permetterà di scavare più a fondo nella mitologia dei fumetti, e inoltre la Legion of Doom – di cui abbiamo visto due membri, Darhk e Anti-Flash – aumenta il livello di minaccia. Quando poi le Leggende incontreranno gli altri eroi DC nel mega cross-over di dicembre, le cose si faranno ancor più interessanti.

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La citazione:
«Sapete come si dice: un capitano non abbandona mai la sua nave.»

Ho apprezzato:
– L’incipit con l’ellisse temporale
– Il clima leggero che non si prende mai sul serio
– Il ritmo scalpitante

Non ho apprezzato:
– La sciatteria delle ricostruzioni storiche
– La caratterizzazione di Einstein
– Le forzature narrative


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