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Doctor Strange – La recensione di Roberto Recchioni

Doctor Strange – La recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

DOTTORE, CHIAMI UN DOTTORE!

Il Dr. Stephen Vincent Strange è un personaggio a fumetti creato nel 1963 sulle pagine di Strange Tales. La sua paternità è piuttosto discussa: secondo quelli della Marvel la sua creazione è frutto della collaborazione tra il sorridente Stan Lee e il per nulla sorridente Steve Ditko. Secondo Steve Ditko, la paternità è di Steve Ditko. Strange è un grande e arrogante chirurgo che, a causa di un grave incidente, perde l’uso delle mani. La sua ricerca di una possibile cura lo porterà fino alle vette dell’Himalaya dove entrerà in contatto con una setta segreta di mistici capeggiata da un maestro noto come “l’Antico” che aprirà a Strange le porte della percezione, insegnandogli la magia e i segreti dell’universo. Alla morte dell’Antico, Strange ne prenderà il posto, diventando “Lo stregone Supremo” del Marvel Universe. Strange prenderà residenza al 177A di Blecker Strett, nel Greenwich Village, e potrà contare sul supporto di un fido assistente (di nome Wong) e di numerosi artefatti mistici tra cui il potentissimo Occhio di Agamotto e la versatile Cappa della Levitazione.

Il personaggio godrà di una certa fortuna per tutti gli anni ’70, cavalcando la moda della controcultura e delle droghe allucinogene, per poi perdere parecchio smalto nel corso degli anni seguenti, diventando una figura pittoresca e sempre coinvolta nelle saghe più importanti, ma comunque di secondo piano all’interno dell’universo narrativo di Spidey e soci.

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Questo fino a oggi. Perché oggi è arrivato il film diretto da Scott Derrickson che metterà per un lungo periodo il personaggio sotto la luce dei riflettori, sia nell’universo Marvel fumettistico, sia in quello cinematografico. Perché? Perché è una pellicola sorprendentemente buona che si scrolla di dosso con agilità quell’impressione da Dark City-Inception- Batman Begins dei poveri che i trailer avevano generato. E poi perché c’è uno straordinario Benedict Cumberbatch che, sono pronto a scommetterci, andrà a insidiare il ruolo di beniamino del pubblico a Robert Downey Jr.

In sintesi, il film è piuttosto fedele alla storia originale del fumetto, come anche all’aspetto visivo. Cosa che da una parte è buona, perché permette al regista di calcare parecchio la mano sull’aspetto lisergico e psichedelico della pellicola, dall’altra parte è meno buona perché dovrete sciropparvi un numero piuttosto alto di improbabili e ridicoli monaci tibetani che fanno magie e menano come fabbri. Per non parlare del costume del Dr. Strange stesso che è sì davvero fedelissimo a quello creato da Ditko ma che, proprio per questo, fa un poco l’effetto di un cosplay a vederlo sullo schermo.

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Per il resto, tutta la pellicola rimane saldamente all’interno del tracciato di successo solcato dai precedenti film targati Marvel Studio. Anche qui la cosa è positiva e negativa perché se è vero che tutto fila liscio come un bicchier d’acqua, è altrettanto vero che la storia ha uno sviluppo davvero breve e un respiro ancor più limitato. Se è vero che il film è molto, molto divertente, è pure vero che è del tutto privo di epicità. Se è innegabile che i personaggi funzioni molto bene, è altrettanto innegabile che si tratti di pupazzi colorati e bidimensionali, privi di qualsiasi respiro drammatico.

E, soprattutto, se è vero che la mano alla regia è assolutamente competente e riesce a servire dei momenti carichi di idee visive piuttosto intriganti (per quanto tutte derivative da qualcos’altro di già visto), è anche vero che la mancanza di un’impronta autoriale delle produzioni Marvel è ormai tanto conclamata da diventare quasi un segno di stile e non stupisce per nulla che, in questo scenario, registi come Joss Whedon o Edgar Wright abbiano deciso di abbandonare la giostra (a onor del vero bisogna però anche dire che un autore con uno stile distintivo come James Gunn si è espresso al massimo del suo potenziale con i Guardian of the Galaxy e che anche i fratelli Russo, tra alti e bassi, stanno comunque tenendo botta). Altro punto debole che questo Doctor Strange ha con altre pellicole Marvel è la debolezza del terzo atto (difetto che gli Studios si portano dietro sin dai tempi del primo Iron Man), molto debole sotto tutti i punti di vista se non fosse che… questa volta hanno trovato un modo per trasformare questo tallone di Achille in un punto di forza che, con una inaspettata soluzione finale in anticlimax, eleva tutto il film e gli dà piena dignità.

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Quindi, in funzione di questo finale, di una resa visiva molto buona, di una regia senza particolari picchi ma senza nemmeno profonde valli, e grazie al carisma del suo protagonista, Doctor Strange entra nel novero dei prodotti Marvel Studios che mi sono piaciuti di più.

Sia chiaro però che parlo di “prodotti”, non di film, perché di film veri e proprio la Marvel ne ha realizzato solo uno, e i fan lo hanno odiato (no, non vi dirò il titolo… vi lascio fare speculazioni).

In conclusione: per me vale la spesa del biglietto. Una bella sala, con un buona stereoscopia (qui ha davvero senso) e con un bell’audio. Credo che vi divertirete molto.

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– DOCTOR STRANGE – GUARDA LA VIDEORECENSIONE (NO SPOILER)

LE GEMME DELL’INFINITO: LEGGI LO SPECIALE

– 10 Cose che non sai sul Mago Supremo

Doctor Strange è ora nelle sale italiane. TROVA LA PROGRAMMAZIONE.

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