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26 ottobre 2016 • 02:58 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Doctor Strange – La recensione del cinecomic Marvel

Scott Derrickson confeziona il film visivamente più spettacolare di tutto il Marvel Cinematic Universe, con intuizioni originali e un eroe di grande carisma. [NO SPOILER]
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Molti supereroi Marvel sono figli della loro epoca, in quanto emanazioni creative di precise tendenze socio-culturali: Luke Cage deriva dal successo della Blaxploitation, Iron Fist dal cinema di kung fu, Silver Surfer dalla popolarità crescente del surf e della controcultura hippie negli anni Sessanta. Anche il Dottor Strange affonda le radici nello stesso immaginario (pur avendolo in parte anticipato), da cui attinge la fascinazione per le dottrine orientali e l’apertura verso un nuovo stato di coscienza, spalancato su dimensioni sovrasensibili che allontanano l’individuo dal pragmatismo delle cose materiali. Le realtà parallele del multiverso, illustrate da Steve Ditko con tratto visionario, non facevano altro che riprodurre le fantasie allucinate delle sostanze psicotrope, assunte dai membri del movimento hippie per espandere i confini della propria mente.

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 Doctor Strange – 10 Cose che non sai sul Mago Supremo

Non a caso, Doctor Strange è un racconto formativo che parte dalla concretezza dei corpi fisici per poi dissolversi nell’evanescenza del Piano Astrale, traendo ispirazione sia dalla miniserie Principio e fine di J. Michael Straczynski sia da Il giuramento di Brian K. Vaughn, oltre che dalle storie originali di Stan Lee e Ditko. L’arrogante Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) è un neurochirurgo di fama mondiale, egotista e assetato di successo, che perde il controllo delle mani in seguito a un incidente automobilistico che gli danneggia i nervi e i tessuti; dopo aver tentato la strada della medicina sperimentale, spende i suoi ultimi risparmi per raggiungere il Tibet e farsi ricevere dall’Antico (Tilda Swinton), un santone di origini celtiche che potrebbe guarirlo con l’ausilio della magia. L’Antico gli spiega che il nostro mondo fa parte di un vastissimo multiverso, e che gli stregoni possono canalizzarne il potere per compiere imprese formidabili, come manipolare lo spazio, il tempo e la materia. Stephen comincia a studiare le arti mistiche, ma Kaecilius (Mads Mikkelsen), un precedente allievo dell’Antico, ha ceduto al potere di Dormammu, il potentissimo sovrano della dimensione oscura, che vuole riunire tutte le dimensioni in un unico piano esistenziale, senza tempo e senza fine. Affiancato dai maestri Wong (Benedict Wong) e Mordo (Chiwetel Ejiofor), Stephen deve padroneggiare i suoi nuovi poteri per proteggere la Terra da Dormammu, spesso avvalendosi dell’aiuto di una collega che fu inoltre la sua amante, la dottoressa Christine Palmer (Rachel McAdams).

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Doctor Strange – Alla scoperta del Signore delle Arti Mistiche! #QuanteNeSai

L’introduzione del misticismo nel Marvel Cinematic Universe genera il film più “metafisico” nella storia dei Marvel Studios, un blockbuster poliedrico e caleidoscopico dove il concetto di “cinema delle attrazioni” assume il suo significato più onesto e soddisfacente. Se la struttura narrativa può apparire convenzionale (nel senso che l’archetipo del viaggio dell’eroe viene pienamente rispettato), la sceneggiatura ha il merito di infondere conflitti e dubbi credibili nel cuore del protagonista, vittima di una contraddizione insolubile tra i suoi doveri di medico e i sacrifici richiesti dalla lotta contro il Male: l’istinto di sopravvivenza lo obbliga a tradire il giuramento di Ippocrate, rinnegando al contempo il suo gelido raziocinio in favore della filosofia new age. Contraddizioni di altra natura funestano invece l’Antico e Mordo, il cui destino è ben noto ai lettori dei fumetti: Doctor Strange è anche la storia delle sue origini, per certi versi.

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LE GEMME DELL’INFINITO: LEGGI LO SPECIALE COMPLETO

I pregi più sbalorditivi sono però di carattere estetico-visuale: quello di Scott Derrickson è il film visivamente più fantasioso del Marvel Cinematic Universe, e il volo di Strange nel multiverso è un’allucinazione meravigliosa, un viaggio lisergico che oltrepassa i confini del mondo conosciuto. Anche le battaglie sono davvero spettacolari, ed è chiaro lo sforzo di Derrickson per evitare le consuetudini del cinema supereroistico (a livello di azione e di confronto finale, con risultati da Groundhog Day). I combattimenti fra Strange e Kaecilius sfidano le leggi della fisica, mentre la realtà stessa si piega alle loro esigenze, plasmando labirinti e riflessi escheriani che cancellano ogni punto di riferimento spaziale. In tal senso, il 3D ha finalmente una funzione espressiva: gli ottimi effetti visivi – in primo luogo le magie e la manipolazione del reale – si sviluppano sempre in profondità, proiettandosi verso lo spettatore o in direzione opposta, e la stereoscopia dà corpo a questi elementi in un quadro che si espande oltre i suoi margini, come una vera e propria finestra spalancata sull’altrove. Nessun film dei Marvel Studios si era mai spinto così lontano.

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La classe di Benedict Cumberbatch rende verosimili le diverse sfumature del personaggio, e suscita molta curiosità per le sue future – ma anche presenti – interazioni con gli altri eroi marvelliani. I legami tra Doctor Strange e i prossimi cinecomic della Casa delle Idee sono palesi, soprattutto Infinity War e Thor: Ragnarok, poiché una visita dal Dottore non se la nega nessuno: nemmeno gli dei.

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