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07 ottobre 2016 • 18:30 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Arrow, la recensione dell’episodio 5.01: Legacy

Arrow cerca di ritrovare la sua identità, e risale alle radici della serie: in Legacy risuonano gli echi del pilot, mentre Oliver combatte nuovi avversari.
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La quinta stagione di Arrow ci riporta alle origini dello show, sia come approccio narrativo sia per le circostanze che Oliver / Freccia Verde si trova ad affrontare. Intanto, però, nuovi nemici si profilano all’orizzonte…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Oliver Queen (Stephen Amell) è il sindaco di Star City, ma non adempie ai suoi doveri istituzionali come dovrebbe: le ronde di Freccia Verde lo tengono sempre molto impegnato, come quando sconfigge Anarky (Alexander Calvert) prima che faccia saltare in aria la città. Per questa ragione, il neo-sindaco arriva tardi alla festa della polizia, dove pensa bene di comunicare che ordinerà un’indagine sulla presunta corruzione nel dipartimento. Thea (Willa Holland) lo prende da parte e gli fa notare che la festa della polizia non è il contesto migliore per un annuncio del genere. La corruzione, comunque, è radicata tra gli agenti di Star City, ma un nuovo gangster si fa avanti per prendere il controllo sia della polizia corrotta sia di tutte le organizzazioni criminali della metropoli: è il brutale Tobias Church (Chad L. Coleman), determinato a uccidere Freccia Verde per dimostrare chi è il più forte.
Intanto, Oliver fa visita a Quentin (Paul Blackthorne), che è ricaduto nell’alcolismo e non sta più con Donna (Charlotte Ross). L’ex detective è troppo disilluso, e non vuole dargli una mano nella lotta al crimine. Felicity (Emily Bett Rickards) insiste perché Oliver recluti una nuova squadra, ma lui si rifiuta: non vuole che qualcun altro rischi la vita, e magari la perda com’è successo a Laurel (Katie Cassidy). A proposito di Black Canary, Oliver inaugura una statua in suo onore, ma l’evento è interrotto da alcuni criminali che rapiscono lui e altre persone davanti a tutti. Sono stati mandati da Church, che vuole attirare Freccia Verde in una trappola. Oliver viene portato in una stanza isolata, dove un poliziotto corrotto comincia a picchiarlo, ma lui si libera dislocandosi i pollici e lo uccide spezzandogli il collo.
Nei flashback, scopriamo che Oliver impara questa tecnica dall’amico Anatoly Knyazev (David Nykl), che lo salva dagli uomini della Bratva, suoi sottoposti. Oliver si è trasferito in Russia per uccidere Kovar, il tiranno che spadroneggia sul villaggio di Taiana (Elysia Rotaru), e Anatoly accetta di aiutarlo. Per avvicinarsi a Kovar, però, deve prima entrare nella Bratva, e viene sottoposto a un violento rito d’iniziazione: deve affrontare un duro combattimento, e se ne uscirà vivo potrà cominciare il suo percorso per entrare nell’organizzazione.
Felicity, Quentin, Thea e Curtis (Echo Kellum) riescono a scoprire dove si trova Oliver, e Quentin convince Thea a indossare il costume di Speedy per salvarlo. Arriva sul posto proprio nel momento in cui Oliver uccide il suo aguzzino, e insieme si fanno strada tra criminali e poliziotti corrotti per scappare; non possono salvare gli altri ostaggi perché sono circondati da laser collegati a varie cariche esplosive. Thea non vuole che Oliver torni a uccidere i suoi avversari, ma lui è convinto che sia l’unico modo per evitare danni maggiori. Quentin mette insieme una squadra di agenti affidabili per dare un supporto a Freccia Verde, e lanciare l’assalto a Church. Tornati sul posto, l’eroe affronta Church e riesce a batterlo, ma il gangster scappa; gli ostaggi vengono liberati, e le bombe deflagrano proprio mentre Freccia Verde e gli agenti sono in fuga. L’arciere tenta di catturare Church sul suo elicottero, ma cade durante la colluttazione e si salva grazie a una freccia-paracadute.
Oliver capisce che deve guardare al futuro, se vuole andare avanti; non può restare cristallizzato nel passato. Così, decide di formare una nuova squadra, e ricorda le ultime parole di Laurel sul letto di morte: l’eroina chiese a Oliver di fare in modo che la maschera di Black Canary passasse a qualcun’altra. Anche Diggle (David Ramsey), contattato da Oliver mentre si trova in missione, è d’accordo. Curtis, reduce da un brutto incontro con due rapinatori, chiede di essere addestrato per entrare nel gruppo. Felicity torna a casa dal suo nuovo fidanzato, il detective Malone (Tyler Ritter).
Parallelamente, un misterioso arciere mascherato attacca un agente di polizia che stava per tornare a casa dalla sua famiglia, e apparentemente lo uccide.

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Back in Green
La premiere di Arrow s’intitola Legacy, e la scelta non è certo casuale: se è vero che la quinta stagione sarà incentrata sul retaggio di Oliver Queen, il tema dell’eredità si fa sentire già in questo primo episodio, a partire dalle ultime volontà di Laurel sul letto di morte. L’eroina chiese a Oliver di passare il “mantello” di Black Canary a un’altra persona, per tramandare il suo lascito e guadagnare una sorta di immortalità. Analogamente, Freccia Verde si rende conto di aver spianato il terreno ad altri vigilanti che vedono in lui un modello da imitare, e non c’è alcuna possibilità di tornare indietro: ormai la giustizia non è più un’esclusiva delle istituzioni legalmente riconosciute, ma giace nelle mani dei singoli cittadini, dei “civili”, che infatti si sono rivelati fondamentali nella sconfitta di Damien Darhk. D’altra parte, la corruzione dilaga nello Star City Police Department, e la reazione dei singoli è una conseguenza inevitabile, soprattutto in un clima vagamente reazionario come quello di Arrow.

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L’impressione, insomma, è che la quinta stagione voglia intervenire direttamente sulla mitologia di Freccia Verde, sul suo ruolo simbolico nell’immaginario dei concittadini. Per farlo, però, non basta proiettarsi verso il futuro: bisogna anche guardare al passato. Reduce da due stagioni poco amate, dove il misticismo e il sovrannaturale hanno preso il sopravvento, la serie cerca di tornare alle sue radici gounded e pseudo-realistiche, popolate da minacce ben più “terrene”. Ci sono numerose assonanze con l’episodio pilota: Freccia Verde lavora da solo, il big bad è un arciere oscuro e mascherato, Oliver semina le guardie del corpo (come faceva con Diggle) per occuparsi del suo alter ego, poi viene rapito e uccide i carcerieri perché non rivelino il suo segreto. Arrow risale quindi alle sue radici per ritrovare un’identità precisa, sperando al contempo di lusingare i nostalgici delle prime due stagioni. Oliver, traumatizzato dalla morte di Laurel, rinuncia definitivamente al giuramento di non uccidere, e regredisce allo status delle sue avventure iniziali: c’è un palese conflitto morale tra lui e Thea, un ribaltamento di prospettive dove la sorellina pare aver trovato un equilibrio interiore, mentre Oliver ricade vittima dei suoi antichi demoni.

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Il risultato è piuttosto solido, soprattutto grazie alle spettacolari scene d’azione che radicalizzano le qualità coreografiche dello show: gli scontri sono girati benissimo, con la macchina da presa che si tiene a debita distanza per inquadrare i corpi in lotta, mentre le acrobazie di Freccia Verde replicano il dinamismo e la plasticità dei fumetti. Apprezzabile anche l’apparizione di Anarky come antagonista “minore”, utile per trasmettere l’impressione di un universo narrativo più vasto e capillare rispetto a una singola stagione. La parte del leone la fa però Tobias Church, interpretato da un Chad L. Coleman che curiosamente sembra replicare lo spaventoso sarcasmo di Negan (impossibile non pensarci, quando fa la conta degli ostaggi con una mazza da baseball in mano). Probabilmente condividerà il ruolo di big bad con Prometheus, anche se quest’ultimo dovrebbe intrattenere con Freccia Verde un rapporto ben più intimo e personale.

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Nel complesso non c’è niente di nuovo, le dinamiche del racconto e i toni delle minacce restano sempre gli stessi, ma forse Legacy indirizza la serie su un cammino che le si addice di più rispetto alle ultime due stagioni. Probabilmente meno ambizioso, meno “globale”, ma più adeguato alle sue caratteristiche: in fondo, il Freccia Verde di Arrow nasce come un vigilante metropolitano che combatte i gangster e altri criminali simili, tutt’al più vestiti o armati in modo stravagante, ma sempre legati alla realtà urbana di Star City. La futura introduzione di altri vigilanti (sono attesi Mr. Terrific, Artemis, Ragman, Vigilante e Wild Dog, che fa un’apparizione in questa puntata) sarà utile per consolidare le radici fumettistiche della serie, aggiungendo una sfumatura bizzarra e fantasiosa a un contesto che, altrimenti, diventerebbe troppo arido. Staremo a vedere.

La citazione:
«Uno squalo che non nuota, muore.»

Ho apprezzato:
– La spettacolarità delle scene d’azione
– Chad L. Coleman nel ruolo di Tobias Church
– La solidità dell’impianto generale

Non ho apprezzato:
– La ripetitività delle dinamiche narrative

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