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Virginia: La Recensione del Videogame

Virginia: La Recensione del Videogame

Di Fabrizio Tropeano

Una volta realizzare la recensione di un videogame era più semplice. La stragrande maggioranza dei titoli che uscivano avevano caratteristiche simili e metterli a confronto era un vero e proprio gioco da ragazzi. Ora che il medium è maturato, sono tante le produzioni che si sono spinte verso direzioni inedite, alternative e indipendenti.

Virginia, disponibile da qualche giorno su Playstation 4 (la versione da noi testata), Xbox One e PC, ne è un nuovo eccellente esempio ed anche un prodotto complicato da valutare. Partiamo da alcuni dati oggettivi. Completare la produzione di 505 Games non richiede più di due ore ma al contempo potete scaricare il gioco disponibile soltanto in digital delivery a 9.99 euro (se abbonati a PSPlus la spesa scende di 1 euro).

Ed anche parlare di videogame per Virginia non è così scontato. Dovessimo appunto analizzarlo con i parametri classici, l’opera del team britannico di Variable State potrebbe essere considerata un’avventura grafica con un grado di interazione assolutamente limitato in cui veramente dovremo esplorare ambienti piuttosto limitati ed interagire con qualche oggetto per portare avanti la storia principale.

Ma analizzare Virginia con i parametri classici sarebbe appunto molto improprio. Anche questo titolo fa parte di quelle esperienze interattive che si basano quasi esclusivamente sull’emotività dell’esperienza digitale, che tanto piacciono ad alcuni, per quanto da altri vengano disprezzate.

virginia

L’avventura, ambientata all’inizio degli anni ’90 in un piccolo paesino degli USA e che si basa su una storia vera, può contare su una colonna sonora semplicemente straordinaria, assolutamente degna delle grandi produzioni sia videoludiche che cinematografiche. E per emozionare l’utente questo elemento era fondamentale visto che un’altra particolarità di Virginia sta nell‘essere privo di qualsiasi dialogo fra i protagonisti. Avete capito bene: neppure una parola sentirete nel corso del gioco. Per comprendere quello che sta accadendo dovremo analizzare attentamente la mimica, la gestualità, le movenze dei personaggi della vicenda.

Ad aumentare la stranezza ci pensano anche due altri aspetti. Il primo è la presenza di una dimensione onirica che entra ed esce di scena in modo non del tutto comprensibile (eccolo qua David Lynch) e che a volte  destabilizza ampiamente il giocatore.

L’altra questione riguarda il montaggio del gioco stesso. Poco spazio ai tempi morti e tanti “fast forward” nell’intreccio narrativo. Un esempio: saliamo in macchina, dobbiamo arrivare in un luogo della nostra investigazione. Vediamo pochi secondi del tragitto e poi ci ritroviamo direttamente senza alcun intermezzo sul luogo di destinazione.

Abbiamo scritto investigazione nel paragrafo precedente e quindi è arrivato il momento di parlare della trama. Il nostro alter ego virtuale è una donna agente dell’FBI che dovrà cercare di scoprire che fine abbia fatto un ragazzo scomparso. Nel frattempo però il suo superiore le chiede anche di indagare e tenere segretamente sotto controllo la sua “strana” collega che ritroviamo nel piano interrato dello stabile dell’agenzia governativa statunitense (ed ecco X-Files).

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Una volta che si comincia Virginia, si ha una voglia matta di continuare a “giocare” per scoprire come andranno a finire le vicende. Più si continua e più il climax cresce mentre il finale è così libero che si presta a molte interpretazioni ed anche in questo caso il gradimento sarà legato alle proprie preferenze personali.

Prima di passare alle conclusioni, qualche annotazione anche sulla grafica: indubbiamente i personaggi sono stati realizzati con un numero mostruosamente basso di poligoni ed anche l’utilizzo del cel shading non copre questo aspetto. Detto questo però, è straordinario l’opera delle animazioni facciali per rendere così espressivi i protagonisti della vicenda che riescono così a comunicare molto bene anche senza l’utilizzo del linguaggio parlato.

virginia-gameplay

Non è stato per nulla facile dunque quantificare con un voto l’esperienza proposta da Virginia. Un prodotto sicuramente d’impatto, che sta facendo tantissimo parlare in rete e che senza timori di smentita, può essere considerato autoriale (anche se con fortissimi richiami al già citato maestro Lynch). Un titolo quindi da consigliare ad un certo tipo di pubblico, più legato forse ad un certo tipo di cinema che al gaming “tradizionale”. Il demo già disponibile su tutti gli store digitali può aiutarvi a comprendere ancor meglio se faccia o meno al caso vostro.

VOTO: 8

 

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