Gantz:O – La recensione del film di Yasushi Kawamura, Fuori Concorso a #Venezia73

Gantz:O – La recensione del film di Yasushi Kawamura, Fuori Concorso a #Venezia73

Di Marlen Vazzoler

Per la terza volta il manga di Hiroya Oku, il seinen Gantz (pubblicato in Italia da Planet Manga) viene trasposto sul grande schermo, ma a differenza dei due precedenti adattamenti invece di trovarci di fronte a una pellicola live action, abbiamo un film in computer grafica prodotto dalla TOHO, la CG è stata realizzata dalla Digital Frontier che ha lavorato alla CG di diversi film di Mamoru Hosoda come Wolf Children, The Boy and The Beast e Summer Wars.

Gantz:O presentato Fuori Concorso alla 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è basato su uno specifico arco del manga, quello della missione di Osaka raccontato dal 21° al 25° volumetto. Ma lo sceneggiatore Tsutomu Kuroiwa ha apportato alcuni cambiamenti alla storia che rendono la visione più coinvolgente sia per il pubblico generalista, sia per i fan dell’opera originale.

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Mentre sta tornano a casa dal fratello minore, il diciassettenne Masaru Kato (Daisuke Ono) viene ucciso da un assalitore in una stazione della metro. Il giovane si risveglia poco dopo in una misteriosa stanza assieme a degli sconosciuti. Dopo aver scoperto di non essere morto, viene trasferito da Tokyo a Osaka per uccidere l’alieno Nurarihyon.
Senza più il loro leader morto nella precedente missione, la squadra è persa, e decide di non rischiare inutilmente le proprie vite, tenendosi in disparte a favore della ‘Squadra di Osaka’ ben più numerosa e forte, ma anche crudele e indifferente. Kato vuole solamente tornare a casa dal fratello che lo sta aspettando, e nonostante il disorientamento per essere stato gettato in una battaglia contro dei misteriosi alieni che sembrano usciti dalla ‘marcia degli spettri’, si lancia al salvataggio dei poveri cittadini indifesi.

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Fin dall’inizio il pubblico viene catapultato nel bel mezzo dell’azione, Reika (Saori Hayami) sta combattendo un mostro gigantesco, ma quando la situazione si fa dire viene salvata in extremis dal compagno Kurono (Yuki Kaji) che sconfigge la creatura ma ne rimane anche vittima.
Per capire quello che sta accadendo, almeno in parte, lo spettatore viene portato a identificarsi con il personaggio di Kato che ritorna nella stanza di Gantz (una misteriosa palla nera, ndr.) senza alcun ricordo del tempo in cui era anche lui un guerriero che ha lottotano al fianco di Kurono e degli altri membri del Team Tokyo. Sono moltissime le domande di cui Kato e il pubblico vorrebbero conoscere la risposta: come ha fatto a tornare in vita? Perché deve combattere questi mostri? Chi è Gantz? Ma la maggior parte rimane senza una risposta, veniamo a sapere che i due team devono uccidere tutti gli alieni con le sembianze di yokai, entro un limite di tempo, senza farsi uccidere. Se verranno feriti, una volta scaduto il tempo torneranno nella stanza senza un graffio, se non uccideranno tutti i nemici allo scadere del tempo, moriranno.

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Se nel fumetto Kato pensava solamente a salvare i civili e a raggiungere 100 punti per riportare in vita Kurono, qui senza alcun ricordo sul suo passato e ignaro della sorte dell’amico, ha un solo obiettivo tornare a casa dal fratello. I suoi ideali e in particolar modo il suo altruismo, fanno risaltare ulteriormente il personaggio rispetto agli altri membri delle due squadre, e tutto questo lo rende più relazionabile.
Anche il rapporto con Anzu Yamasaki (M.A.O), un membro del Team Osaka che si prende una cotta per Kato, viene ulteriormente accentuato. Ci troviamo così di fronte a due personaggi ben sfaccettati e definiti. A parte gli altri personaggi principali, che ottengono una sufficiente/discreta caratterizzazione a seconda dei casi, lo stesso non possiamo dirlo anche per diversi personaggi secondari appartenenti al Team Osaka che vengono appena abbozzati.
E’ inoltre interessante notare come l’eroismo e le qualità da leader del protagonista del manga, Kurono, siano ben trasmesse nonostante la sua brevissima apparizione nel film.

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L’animazione in computer grafica è buona rispetto ai normali standard giapponesi anche se da una sensazione un po’ fredda, non ci sono rallentamenti o cali della qualità, ed è ben dettagliata. Durante la visione si è portati a pensare di guardare un videogioco, e questo stile ben si presta per l’adattamento di questa storia, un vero e proprio survival game.
Il character design ben adatta lo stile di disegno di Oku, a differenza di altre pellicole del genere dove non sempre troviamo una fedele traslitterazione del design.
Naturalmente sono le scene di battaglia il punto forte del film, sarà forse per questo motivo che gli scontri di Oka, prima contro uno yokai a bordo di un mecha gigantesco e poi contro il boss finale hanno ottenuto un maggior screen time.

Ci troviamo di fronte a un prodotto di nicchia, e dubito che otterrà una distribuzione nei nostri cinema. Forse come film evento, o su qualche piattaforma di streaming.

Voto 7.5

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