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Designated Survivor: la recensione del Pilot del nuovo political-thriller con Kiefer Sutherland

Designated Survivor: la recensione del Pilot del nuovo political-thriller con Kiefer Sutherland

Di Andrea Suatoni

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Da un’idea di David Guggenheim per l’emittente televisiva americana ABC, nasce la serie Designated Survivor, incentrata su un uomo che diviene improvvisamente Presidente degli Stati Uniti a seguito di un attacco terroristico, dal 21 settembre in onda tutti i mercoledì per 13 settimane (e prossimamente anche sulla piattaforma Netflix, che ha acquistato i diritti della serie fuori dagli USA). Kiefer Sutherland torna ancora una volta, dopo le ottime prove in 24 e Touch, protagonista di uno show disegnato intorno alle sue grandissime capacità attoriali, insieme, fra gli altri, a Natasha McElhone (Californication), Kal Penn (Doctor House: Medical Division) e Maggie Q (Nikita, Divergent Saga) che contribuiscono a creare un cast d’eccezione.

Il “Sopravvissuto Designato” è un elemento governativo che, fin dalla Guerra Fredda, di volta in volta in caso il Presidente e tutti i membri della linea di successione siano riuniti in un unico luogo, viene scelto nella linea appunto e tenuto nascosto in un altro luogo per assicurare, nel peggiore dei casi, che vi sia qualcuno in grado di ricoprire il ruolo presidenziale.

Partendo proprio da un incidente (probabilmente a sfondo terroristico) che mette in atto le minacce che si tenta di tamponare con la consuetudine del Designated Survivor, il tono della serie è quello del political-thriller unito a delle dinamiche da family drama: al centro della scena troviamo il sopravvissuto designato Tom Kirkman, insieme a sua moglie Alex e ai due figli Penny e Leo, contornati da vari funzionari politici e dall’agente dell’FBI Hannah Wells che ci mostrerà tramite i suoi occhi l’andamento delle indagini che faranno da sfondo alla vicenda.

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IL PESO POLITICO

Designated Survivor arriva in un momento di grande tensione politica: la “minaccia” dell’elezione di Donald Trump si fa sempre più seria, e negli Stati Uniti abbiamo visto reagire moltissimi personaggi noti tramite esternazioni personali o video mirati, lasciando trasparire posizioni nette. Lo show ABC viaggia su un livello molto più sottile ma forse addirittura più efficace: il motore narrativo arriva da un (teorico) attacco terroristico, che avendo ucciso tutti gli appartenenti alla linea di successione presidenziale ha reso il segretario alla Casa e allo Sviluppo Urbano, assolutamente a digiuno dei reali motori della politica, il Presidente in carica degli Stati Uniti.

Tom Kirkman è un brav’uomo ed un padre amorevole, ma soprattutto è politicamente non schierato: pur facendo parte della precedente amministrazione, ci viene rivelato in un flashback fin dalle prime battute di essere stato spesso in disaccordo con il Presidente precedente, al punto da dover essere allontanato in vista di un possibile secondo mandato. Sostanzialmente quindi Designated Survivor insedia un uomo super partes alla Casa Bianca, che risolverà i conflitti interni ed esterni (dovrà far fronte già nel primo episodio alla possibilità di una guerra) non attenendosi alle strette maglie del potere di cui è depositario, ma secondo il buonsenso dell’uomo comune. Tom non ha affrontato una campagna presidenziale, non deve lottare per ottenere un nuovo mandato, non è legato ad alcun gioco (o giogo) politico: è una vera e propria mina vagante di impreparazione e senso pratico allo stesso tempo, pronto anche ad attirare (a sua insaputa) il malcontento di chi, facente parte di degradati meccanismi che conosce alla perfezione, incarna ideali destrorsi o sinistrorsi che, se le premesse dello show viaggeranno sul livello del Pilot, verranno sottoposte al medesimo trattamento critico in favore di una assennatezza, una ragionevolezza ed uno spirito di giustizia a livello totalmente umano (o meglio, comune).

Sostanzialmente, ciò che forse in realtà dovrebbe ma non potrebbe mai essere, a meno di una catastrofe inventata ad hoc per uno show televisivo.

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JACK BAUER VS TOM KIRKMAN

Difficile non leggere la malizia negli occhi degli alti vertici della ABC: usare Kiefer Sutherland, che nei panni di Jack Bauer nella serie 24 è divenuto il volto dell’agente antiterrorismo per eccellenza del panorama televisivo, capace di gestire al meglio anche la situazione più disperata, è stata una mossa probabilmente molto calcolata. Tom Kirkman è diversissimo da Jack, ma istintivamente non riusciamo a percepirlo: ecco perché la scrittura della puntata cerca di annichilirlo scena dopo scena, mostrandoci il suo (sostanziale) licenziamento, la sua incapacità di imporsi sui suoi familiari, la sua inadeguatezza a livello politico, lo sprezzo dello staff attorno a lui. Tom è un uomo comune, e vederlo interpretato da Kiefer Sutherland è quasi un ulteriore colpo di scena che aggiunge (per i vecchi fan di 24) un sottotesto metatelevisivo allo show di cui godere candidamente.

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Fin dall’inizio dell’episodio veniamo catapultati nel vivo: a pochissimi minuti dall’incipit il palazzo del Campidoglio esplode uccidendola totalità del Congresso e del Gabinetto, rendendo Tom Kirkman (Kiefer Sutherland), il sopravvissuto designato, di colpo Presidente degli Stati Uniti. 15 ore prima, a causa delle sue idee politiche non sempre in linea con la presidenza, una subdola “promozione” lo aveva rimosso dal suo incarico, quello di segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano.

Mentre i Kirkman (compreso il figlio adolescente Leo, spacciatore in segreto) vengono trasferiti alla Casa Bianca, l’agente FBI Hannah Wells (Maggie Q) inizierà ad indagare sull’accaduto, un probabile attacco terroristico.

La situazione per Tom diventa ben presto insostenibile: le decisioni da prendere sono molte e fuori dalle sue possibilità, la crisi è ancora in atto e non può contare né sulla lealtà né sull’appoggio di uno staff che ancora non conosce. All’inizio penserà di mollare tutto e di lasciare la presidenza a qualcuno di più preparato, ma quando la minaccia di una guerra con l’Iran, che prontamente ha sfruttato la tragedia per muoversi strategicamente verso dei siti petroliferi, si farà reale, riuscirà a prendere in mano la situazione ed a gestirla nel migliore dei modi.

Tom prepara quindi il suo discorso all’America, aiutato dallo speech writer Seth Wright (Kal Penn) e sostenuto dalla sola moglie Alex (Natasha McHelone), inconsapevole che qualcuno all’interno della Casa Bianca sta già tramando per destituirlo e che secondo Hannah le dinamiche dell’attentato sono quelle di una mossa iniziale di qualcosa di molto più grande.

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