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01 luglio 2016 • 15:40 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Scream, la recensione dell’episodio 2×05: Dawn of the Dead

Un episodio interamente ambientato tra le pareti della scuola, dove Scream ritrova suspense e senso di ambiguità, centrando la sua puntata migliore.
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Dawn of the Dead è la quinta puntata della seconda stagione di Scream, disponibile in esclusiva italiana su Netflix: con i protagonisti costretti in uno spazio chiuso, la serie centra il suo episodio migliore…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Dopo il ritrovamento del cadavere di Jake, lo sceriffo Acosta fa isolare l’edificio scolastico, e gli studenti vengono confinati nella biblioteca. Audrey ed Emma ottengono però il permesso di vedere Brooke, distrutta e traumatizzata per la scoperta. Audrey le tiene compagnia mentre si fa una doccia per lavarsi dalle tracce di sangue, ma Emma deve andare in biblioteca per aspettare di essere interrogata dallo sceriffo. Brooke, in mancanza di alternative, è costretta a indossare un completo da cheerleader.
Accolta da Kieran, Emma scopre che qualcuno ha nascosto il cellulare di Jake nel suo zaino, ma Audrey le intima di non dirlo alla polizia, perché significherebbe fare il gioco del killer. Eli si offre di prenderlo per liberarsene. Intanto, gli agenti perquisiscono gli armadietti, e Kieran deve assolutamente prendere qualcosa dal suo prima che ci arrivi la polizia. Noah – che nel frattempo ha ristabilito un dialogo con Zoe – lo accompagna per aiutarlo, ma Kieran viene sorpreso da un agente proprio mentre prende lo zaino dall’armadietto: all’interno c’è una pistola, che il ragazzo si portava sempre dietro per proteggere se stesso e i suoi amici dopo gli eventi degli ultimi mesi. Lo sceriffo gli ritira l’arma, ma decide di non arrestarlo perché crede alla sua spiegazione, e inoltre vuole sfruttarlo come fonte interna al gruppo. Kieran gli rivela quindi che Emma ha trovato il telefono di Jake nel suo zaino, e Acosta se lo fa consegnare. Noah, rimasto fuori, non sa come rientrare in biblioteca senza essere visto, ma Audrey gli dice per telefono che l’uscita di sicurezza è disattivata, quindi potrà usare quella.
Hayley, una studentessa che guarda Emma con paura e acredine, comincia a sparlare di lei. Emma se ne accorge e la affronta, ma la discussione sfocia in un’aggressione da parte di Emma, che colpisce la compagna con uno schiaffo. Ne nasce una baruffa che costringe la professoressa di psicologia a intervenire. L’insegnante porta Emma in ufficio e la chiude dentro per farla riposare, ma la ragazza riceve una telefonata del killer, per poi ritrovarlo fuori dall’ufficio. A separarli c’è solo una parete di vetro, ed Emma – stufa di subire questa persecuzione – decide di non stare più al gioco, e usa una sedia per sfondare il vetro. Quando ci riesce, però, il killer mascherato non c’è più.
In biblioteca, Audrey nutre sospetti sempre più intensi su Augusto. Ignorando i consigli di Noah, appena rientrato, la ragazza accusa pubblicamente il compagno dopo avergli sottratto il tablet, mostrando a tutti i suoi macabri disegni che ritraggono Emma e gli altri ricoperti di sangue. Augusto cerca di spiegare che sono solo i progetti per un fumetto, ma gli altri studenti lo assalgono e cominciano a colpirlo, prendendolo a calci mentre lui è raggomitolato a terra. Noah e Kieran cercano di fermarli, ma solo l’intervento dello sceriffo – padre di Augusto – riesce a evitare il linciaggio. Il tablet si rompe nella colluttazione.
Audrey, pentita, cerca di scusarsi e gli assicura che pagherà per la riparazione o la sostituzione dello strumento. Emma non dice allo sceriffo di aver visto l’assassino, e sostiene di aver rotto il vetro perché si sentiva in trappola. Brooke, dopo aver raccontato allo sceriffo dell’ultima volta in cui ha visto Jake, fa un bagno nella piscina dove si svolse il loro incontro, e s’immerge sott’acqua per urlare. Noah prende il cellulare di Audrey, e scopre il ricatto cui il killer l’aveva sottoposta, insieme al filmato di lei che trova il cadavere di Jake…

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Locked-room scenario
Scream si sveglia finalmente dal torpore che aveva accompagnato i primi quattro episodi, sorta di lungo prologo dove la minaccia del serial killer era rimasta nell’ombra: Dawn of the Dead non riparte esattamente dal cliffhanger di Happy Birthday to Me, ma comincia dopo una breve ellisse temporale, quando la polizia ha già raggiunto la scuola e sta organizzando l’isolamento dell’edificio. Ne deriva un episodio totalmente compresso negli spazi limitati e alienanti del liceo, che rievoca la tradizione degli horror ambientati in luoghi circoscritti (o «vintage locked-room scenario», come lo chiama Augusto, che cita apertamente Chiamata da uno sconosciuto, Killing Room, Devil e Nodo alla gola). L’idea è quindi molto chiara: l’assassino, chiunque egli sia, è chiuso nell’edificio insieme a loro, e agisce dietro le quinte per causare il panico tra i protagonisti.

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Lo spazio ristretto amplifica le sensazioni ed esaspera le reazioni, montando un disagio che sfocia inevitabilmente in conflitti e scoppi d’ira, come dimostra l’espansione del ruolo di Hayley dopo la sua fugace introduzione nel primo episodio. La studentessa catalizza la frustrazione di Emma, il cui personaggio guadagna qualche sfaccettatura: l’aggressione fisica nei confronti di Hayley, la risposta violenta alle minacce del killer e il suo silenzio con la polizia (ovvero la decisione di vedersela da sola) sono indizi di una maturazione caratteriale, come se la ragazza fosse stufa di interpretare la fragile principessina in pericolo. Magari diventerà una vera final girl, ruolo che le spetta di diritto secondo il retaggio degli slasher, poiché Audrey – l’altra “contendente” – è forse troppo ruvida e moralmente ambigua per rispettare la tradizione di queste eroine. Ancora più grave, però, è il linciaggio ai danni di Augusto, preso di mira perché “diverso” e “strano”, un reietto che persino Audrey sceglie di additare come potenziale colpevole. Certo, i suoi disegni sono inquietanti, ma è tutto sin troppo palese per fare di lui il principale sospettato (a meno che la sua trasformazione in vittima non serva proprio a sviare i sospetti: con dieci puntate da smaltire, gli autori potrebbero ricorrere a strategie molto intricate per dipanare la trama).

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Comunque sia, Dawn of the Dead ha il pregio di sfruttare gli spazi chiusi per valorizzare la suspense, molto più palpabile rispetto agli episodi precedenti. Il pericolo è costante perché non ci si può fidare di nessuno, e la costrizione fra i muri della scuola esalta questa tensione: il killer è vicino, potrebbe essere chiunque, mentre i rigidi protocolli della polizia soffocano ogni tentativo di fuggire o di contravvenire alle regole. Non mancano gli snodi narrativi forzati o inverosimili (com’è possibile che la porta d’emergenza sia disattivata, o che Audrey si faccia sottrarre il cellulare così facilmente?), ma sono più marginali del solito, e si fanno perdonare grazie a una migliore qualità di scrittura, sia nella costruzione dell’intreccio sia nella definizione psicologica dei protagonisti. L’esasperazione li rende più credibili e “umani”, meno artificiosi.

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A livello metanarrativo, il discorso sulla divisione della storia in “atti” è molto sensato, poiché effettivamente i primi quattro episodi costituiscono il primo atto della stagione, e lo svelamento del cadavere – con tutta la sua macabra teatralità – pone fine al prologo per introdurci nel secondo atto. Da ora in poi, Scream potrà dedicarsi al reale svolgimento dell’enigma, immergendosi nel vivo della trama e del bagno di sangue che ne seguirà (le prime cinque puntate hanno mostrato “solo” due omicidi, ed è probabile che l’assassino recuperi terreno nei prossimi episodi). Più pretestuosa è invece la scelta del titolo, Dawn of the Dead: i legami con il capolavoro di George Romero sono risibili e molto superficiali, poiché si limitano all’idea di un luogo chiuso circondato da individui che premono per entrare (nel film erano i morti viventi, qui sono i familiari dei ragazzi). Per quanto riguarda l’epilogo, è un bene che Noah abbia scoperto il segreto di Audrey: questa svolta dovrebbe contribuire a sbloccare la storia, rovesciando il rapporto di fiducia tra i due amici. Ci ha messo un po’ a carburare, ma la seconda stagione comincia a generare un po’ di interesse.

La citazione:
«Ma io ho paura di te. Tutti quelli che ti si avvicinano, muoiono. E anche i tuoi amici dovrebbero avere paura, perché moriranno tutti.»

Ho apprezzato:
– L’ambientazione chiusa che esaspera i conflitti e le tensioni
– Le reazioni di Emma
– Noah che scopre il segreto di Audrey
– La migliore definizione dei personaggi

Non ho apprezzato:
– Un paio di snodi narrativi inverosimili

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