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Ghostbusters – La recensione e la vignetta esclusiva di Roberto Recchioni

Ghostbusters – La recensione e la vignetta esclusiva di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

Siete disturbati da strani rumori nel pieno della notte? Provate un senso di terrore in cantina o in soffitta? Voi o i vostri familiari avete mai visto spiriti, spiritelli o fantasmi? Se la risposta è sì, non esitate, prendete il telefono e chiamate i professionisti! Gli Acchiappafantasmi! Ventiquattrore su ventiquattro per soddisfare le vostre esigenze di eliminazione del sovrannaturale! Siamo pronti a credere in voi!

Questo era nel 1984.

Oggi, nel 2016, le nuove acchiappafantasmi non fanno più spot televisivi e, a dirla tutta, non cercano nemmeno clienti, perché sono delle ricercatrici che operano sul campo, prestando i loro servizi pro-bono e tutto l’aspetto commerciale ed economico legato all’attività creata da Peter, Egon e Ray (con il successivo apporto di Winston), è del tutto assente.
E questa è solo una delle molte differenze di approccio tra il nuovo Ghostbusters e quello classico.

Ma siamo partiti con il piede sbagliato. Perché se dovessimo giudicare la pellicola di Paul Feig solo in funzione del confronto con quella di Ivan Reitman, tutto quello che ci sarebbe da dire è: ci avete provato, ci avete messo l’impegno, ma era meglio se lasciavate stare. E invece il film è godibile e ben confezionato con una regia sobria e gradevole, un quartetto di protagoniste molto affiatato che rappresenta il meglio dell’attuale comicità americana al femminile, e un cast di contorno in cui spiccano un sorprendentemente divertente Chris Hemsworth, un Andy Garcia in versione vecchia volpe, e tutta una serie di cameo di lusso che strizzano l’occhio allo spettatore (Annie Potts, Ernie Hudson, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver, Bill Murray). Gli effetti e la resa dei fantasmi a schermo è molto buona (i trailer non gli rendevano assolutamente merito) e, in termini di potenza visiva, la pellicola ha almeno un paio di scene memorabili nel suo finale. Davvero debole invece la colonna sonora. E lo script? Com’è lo script? È funzionale a quello che il film vuole essere, ovvero una commedia che non ha alcuno pretesa di credibilità o di costruzione drammatica. E qui è l’enorme limite della pellicola. Perché sì, i nuovi personaggi sono belli ed è davvero facile affezionarsi a loro. Sì, il film ha alcuni momenti davvero spassosi. E sì, è buonissimo intrattenimento. Ma se non credi alla storia nemmeno per un attimo, il coinvolgimento emotivo diventa prossimo allo zero.

ghostbusters-poster-copertina

E torniamo alla pellicola del 1984. Che cos’è che l’ha resa così straordinaria?

Il cast, ovviamente. La regia ispirata, altrettanto ovviamente. Una sceneggiatura fantastica. Un grande montaggio. Una fotografia livida. Grandi effetti speciali. Una colonna sonora (e il suo uso all’interno del film) straordinaria. E poi c’era il realismo. Perché se c’è una cosa che il Ghostbusters di Ivan Reitman sapeva fare era farti credere alla storia e all’universo che stava raccontando. Credibili, pur nella loro comicità, erano i personaggi, le loro motivazioni e le loro azioni. Credibile era lo sviluppo. Credibile la resa della scenario (una New York che si respirava in ogni dettaglio). Credibili i props di scena. Per cercare di spiegarmi: gli zaini protonici e tutto il resto dell’attrezzatura del team originale è entrata nell’immaginario collettivo non perché aveva delle lucine colorate ma perché appariva in qualche maniera concreta, reale. I gadget di questo remake, invece, sono dei giocattoli di plastica che sembrano appena usciti da un negozio di giocattoli. Sono una farsa perché tutto il film è una farsa che non si prende sul serio in nessuna maniera, nemmeno quando i fantasmi volano liberi sopra la città e l’apocalisse incombe. Se la venuta di Gozer il gozeriano era una roba dannatamente seria, l’ascesa di Rowan è poco più di una barzelletta e come tale viene trattata. Nessun dramma. Nessun peso. Nessuna credibilità. Nessuna emozione.

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E lo stesso vale per il punto che ho sottolineato all’inizio: il fatto che Ray, Peter, Egon e Zeddemore aprissero un’attività commerciale, che avessero dei seri problemi con il budget, che fossero costretti a vedersela con strambi clienti e con la routine del loro lavoro, dava ai personaggi una patina di realismo che il gruppo di nuove acchiappafantasmi non ha. Se la prima squadra era composta da persone normali, alle prese anche con problemi normali in cui tutti noi potevamo rispecchiarci, questo seconda iterazione del team è piuttosto un gruppo di supereroi del tutto avulso da noi. Sono simpatiche, divertenti, hanno un bel look, ma sono gli Avengers dei fantasmi, non quattro persone “reali” a cui voler bene e a cui sentirsi vicini. E questo è l’enorme limite che derubrica la pellicola di Feig a mero intrattenimento biodegradabile. Lo guardi, sorridi e a volte ridi, poi esci dal cinema e te lo scordi. Fine.

LEGGI ANCHE: Ghostbusters: si pensa già al sequel, Ivan Reitman parla del film con Chris Pratt e Channing Tatum

Ghosbusters vignetta Roberto Recchioni

L’uscita del film è prevista per il 28 luglio 2016. QUI trovate la pagina facebook italiana del film. #GhostbustersIT #EChiChiamerai

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