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Bojack Horseman: in arrivo la terza stagione di uno dei migliori prodotti Netflix

Bojack Horseman: in arrivo la terza stagione di uno dei migliori prodotti Netflix

Di Andrea Suatoni

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E’ in arrivo su Netflix la terza stagione del più dissacrante, tristemente poetico ed amaro prodotto del canale online: stiamo parlando di Bojack Horseman, serie animata che praticamente in sordina si è formata uno zoccolo durissimo di fan ed ha scalato le classifiche di gradimento entrando a pieno diritto fra le migliori serie Netflix Originals.

La data è il 22 Luglio, e i 12 episodi della terza stagione arriveranno in blocco per essere gustati sul finire dell’estate. Se non avete ancora auto il piacere di vedere queste serie animata – rigorosamente solo per adulti – ve la consigliamo in maniera assoluta.

COS’E’ BOJACK HORSEMAN?

La premessa ad uno sguardo superficiale non è delle migliori: un cavallo antropomorfo vive in un mondo dove umani ed animali sono sullo stesso piano, senza alcuna reale ragione; Bojack, questo il nome del protagonista, è un ex attore praticamente fallito, un 50enne famoso solamente a causa di una vecchia sit-com buonista tipicamente anni ’80.
E’ alla ricerca di sé stesso, di una rinnovata notorietà e di qualcosa (o qualcuno?) che lo renda davvero felice: l’unico ostacolo passa per il fatto che Bojack è una persona orribile. Egoista, egocentrico, superficiale, con un bagaglio non indifferente di traumi infantili, a volte anche spietatamente cattivo e mai attento alle conseguenze delle proprie azioni.

Un protagonista con il quale si riesce suo (e nostro!) malgrado ad empatizzare, che mette in risalto quei lati negativi che, sepolti più o meno in profondità, chiunque possiede e con i quali prima o poi sarà necessario fare i conti. Bojack Horseman arriva insieme ad un cast di comprimari che con i loro caratteri e con le loro strampalate vicende riescono a completare un affresco di depressione e negatività che dipinge perfettamente tutti i disagi di una Hollywood completamente decadente e feroce, in un crescendo di pungente ed intelligente satira che aggredisce totalmente il culto delle celebrità e l’industria cinematografica.

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DOVE ERAVAMO RIMASTI

Pur essendo all’inizio strutturato come una sorta di sit-com, Bojack Horseman fa sua una strutturazione della trama orizzontale che non ci si aspetterebbe, ma che con l’andare avanti delle puntate si conferma sempre più presente, perfetta ed efficace. Tutto ha inizio quando Diane, ghost writer e fidanzata del “miglior nemico/amico” di Bojack, viene incaricata di scrivere una biografia dell’attore, ed inizia quindi a passare moltissimo tempo con lui. Attraverso le interviste di Diane abbiamo scoperto vari episodi dell’infanzia di Bojack, come il suo terribile rapporto con i terribili genitori o la sua passione per il cavallo Secretariat (realmente esistito, fra l’altro).

Sul finire della prima stagione, il rapporto fra Diane e Bojack si incrina, e la ragazza decide di pubblicare una speciale versione del libro che avrebbe dovuto scrivere. L’opera diventa un best-seller, e pur mettendo in pessima luce il protagonista (semplicemente raccontandolo per come egli è realmente) gli dona quella nuova popolarità che tanto desiderava. Bojack viene infatti scelto per recitare il ruolo di Secretariat, il suo eroe fin da bambino.

La seconda stagione della serie si concentra proprio sulla realizzazione del film, che porterà a galla tutta una serie di problemi esistenziali che uniti al senso di colpa verso Herb Kazzaz, suo ex collega abbandonato in corsa e poi morto di cancro, e all’amore mai risolto verso Charlotte, una cerbiatta che ha segnato l’intera vita sentimentale di Bojack, porteranno l’attore prima verso l’autoesilio, e poi forse all’inizio di una redenzione, iniziata con il salvataggio del suo migliore amico Todd da una setta di fanatici religiosi.

La terza stagione di Bojack Horseman vedrà forse un riscatto del suo terribile e detestabile protagonista?

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LA COMICITA’ DI BOJACK HORSEMAN

Come già accennato, la grande forza di Bojack Horseman è il tipo di satira sociale che la serie inserisce in un mondo di celebrità fasulle e di meccaniche di mercato cinematografiche falsate da corruzione ed esigenze di profitto. Ma la vena comica non si esaurisce solamente in questo: l’antropomorfismo di alcuni dei personaggi riesce ad inserire nelle storyline degli elementi di nonsense molto divertenti che insistono sulla controparte animale dei personaggi. L’accostamento di questi due diversi modi di far ridere lo spettatore potrebbe a livello teorico spiazzare, unendo due concept comici che nulla hanno a che vedere l’uno con l’altro (e che non riescono, né vogliono, a risultare fisiologici): invece il risultato, viaggiando su due linee parallele che praticamente mai riescono ad incontrarsi ma viaggiano perfettamente lungo lo stesso binario, è un amalgama perfettamente bilanciato ed efficace.

D’altra parte, la profondità sconcertante di Bojack Horseman riesce ad emergere pur essendo la serie fondamentalmente un prodotto comico: si parla di depressione, di inutile ricerca personale, di traguardi impossibili da raggiungere. Di errori impossibili da correggere e di vite spezzate a causa di una singola scelta. La pesantezza di un bilancio personale sulla vita esplode con tutta la sua forza per Bojack e per i suoi comprimari, ai quali non è mai permesso essere felici; si può solo cercare di andare avanti, con tutta l’amarezza che questo comporta.

Anche una parabola sulla vita dell’uomo moderno, perennemente insoddisfatto pur avendo a disposizione praticamente tutto. Una serie che colpisce al cuore (e allo stomaco) e la cui nuova terza stagione aspettiamo fiduciosi e trepidanti.

BoJack (left, voiced by Will Arnett) in Netflix's

 

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