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Il Drago Invisibile – La recensione del nuovo film Disney

Il Drago Invisibile – La recensione del nuovo film Disney

Di Lorenzo Pedrazzi

È arduo considerare Il Drago Invisibile come un remake dell’omonimo film di Don Chaffey, appartenente alla vecchia stagione dei family movie targati Disney. Certo, sul piano formale si tratta di un remake, ma il regista David Lowery (autore di Ain’t Them Bodies Saints e montatore dello splendido Upstream Color di Shane Carruth) conserva soltanto le linee guida del copione di Malcolm Marmorstein, e prende una direzione completamente diversa in termini sia estetici sia narrativi.

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Il contesto geografico è già una dichiarazione d’intenti: i verdi boschi del Pacific Northwest sono un panorama lussureggiante e ricco di mistero che rimanda alla criptozoologia del Nordamerica, popolata da creature immaginarie come il Sasquatch o il Diavolo del Jersey, la cui elusività (ovviamente fittizia) è favorita dall’ampiezza del territorio e dalla densità della flora. Anche Elliot approfitta della folta vegetazione per nascondersi agli occhi del mondo, e alleva il piccolo Pete – sopravvissuto all’incidente automobilistico che ha ucciso i suoi genitori – come un compagno di giochi, stabilendo con lui lo stesso rapporto che c’è fra un cane e il suo padroncino. Sono due solitudini che s’incontrano e si completano, in simbiosi. La premessa del racconto unisce le suggestioni de Il Libro della Giungla a quelle de Il ragazzo selvaggio, corroborate da un legame emotivo che ricorda Il Gigante di Ferro, soprattutto per la relazione dualistica con il “diverso”: aperta e sognante quella del bambino, chiusa e spaventata quella degli adulti. In effetti, la visione meravigliosa del “mostro” è ammirata solo da coloro che ignorano il materialismo della vita quotidiana (anziani e fanciulli), mentre gli altri personaggi – in primis Karl Urban – lo considerano come una minaccia e un’opportunità di lucro.

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Ne deriva una fiaba ecologista dove lo scontro fra civiltà e natura sembra inizialmente irrisolvibile, ma sfocia in una tregua ragionata che si coagula nelle parole di Robert Redford, padre della guardia forestale che trova Pete nel bosco (interpretata da un’eterea Bryce Dallas Howard). Ex cacciatore, l’uomo racconta il suo stupore quando vide il drago per la prima volta, da giovane, e rinunziò alla tentazione di sparargli perché incantato da una tale meraviglia, che cambiò tutta la sua prospettiva sul mondo e sull’amore per i suoi cari. La civiltà, insomma, viene ulteriormente educata dalla natura, e impara a temerla di fronte ai suoi legittimi accessi d’ira: catturare una bestia pacifica come Elliot equivale a prendere a calci un alveare, risvegliandone l’aggressività. Questo approccio introspettivo (ma giocoso) non lascia spazio per i colori primari del film originale, né per l’impostazione da musical, eppure le canzoni extradiegetiche accompagnano il racconto con la grazia di una ballata: da Leonard Cohen a St. Vincent, i pezzi toccano le corde del folck e del rock per proiettarci nel ventre profondo dell’America più marginale, lontanissima dalle luci delle metropoli. Lo stesso Elliot, modellato da una CGI fotorealistica, è un corpo “materico” che si esprime con la prossemica e la mimica facciale, confermando il talento della WETA Digital per l’animazione al computer.

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Lowery confeziona quindi un validissimo film per ragazzi, imbevuto di una purezza che Hollywood sembra troppo spesso aver dimenticato, e che si esprime al meglio nei momenti di gioco e di ricongiungimento tra Pete ed Elliot. È ovvio che il drago rappresenti l’ultimo legame del ragazzino con l’infanzia, e che il distacco sia una condizione necessaria per accedere all’età della ragione (simboleggiata da una famiglia che riflette il superamento dei concetti tradizionali), ma qualcosa è destinato a sopravvivere: difendendo le ultime tracce della sua simbiosi con la natura, Pete mantiene la capacità di stupirsi davanti alla sua grandezza, e ne fa dono a chi gli sta vicino. Al bimbo non resta che lanciarsi in una corsa forsennata al fianco del suo amico, là sui prati del Nord, consapevole che il loro tramonto sia ancora molto lontano.

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L’uscita de Il Drago Invisibile è fissata per il 10 agosto.

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