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Berserk: Recensione del Pilot della nuova serie Anime

Berserk: Recensione del Pilot della nuova serie Anime

Di Andrea Suatoni

Dopo anni e anni di attesa, una seconda serie dell’anime basato sul popolarissimo fumetto giapponese (o manga che dir si voglia) Berserk, scritto e disegnato (superbamente) da Kentaro Miura, sta per arrivare sui nostri schermi. Disponibile per ora solamente in lingua giapponese (a cadenza settimanale dallo scorso 1° Luglio), Berserk si presenta come una sorta di reboot, prendendo le mosse però dalle vicende post-eclissi: tutto ciò che è stato narrato nella serie di 26 episodi del 1997 dovrebbe quindi in senso lato rimanere canonico, ed infatti la sigla iniziale è carica di immagini risalenti proprio al periodo della cosidetta Epoca d’Oro del mercenario all’interno della compagnia dei Falchi ed alla loro tragica fine.

Più precisamente, forse la serie è più da vedere come un prosieguo dei 3 film distribuiti in Italia da Yamato Video (ed infatti le scelte stilistiche dei due prodotti si somigliano molto): Berserk L’epoca d’oro – Capitolo I: L’uovo del Re dominatore, Berserk – L’epoca d’oro – Capitolo II: La conquista di Doldrey e Berserk – L’epoca d’oro – Capitolo III: L’avvento, che prendono le mosse dall’ingresso di Gatsu nella squadra tralasciando i primi volumi del fumetto fino ad arrivare al Sacrificio (o Avvento): i volumi trattati sono quelli che vanno dal numero 3 al numero 13 (della edizione italiana).

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L’AMMAZZADRAGHI

Era un oggetto troppo grande per chiamarlo spada. Troppo spesso, troppo pesante e grezzo. Non era altro che un enorme blocco di ferro. Il titolo del Pilot fa riferimento alla famosa spada del protagonista, ormai iconica ed estremamente rappresentativa del personaggio. La vicenda inizia più o meno lì dove inizia il primo volume del fumetto di Miura: al primo incontro di Gatsu e del piccolo elfo Pak quindi, in una taverna dove troviamo anche un inedito Isidoro, già inserito nella trama anche se in un ruolo secondario.

I personaggi principali che occupano le pagine dei volumi dal 17 in poi (la saga di Lucine e dei Lost Children verrà forse cancellata) sono stati tutti presentati, almeno laconicamente, sullo schermo: Pak ed Isidoro in primis, ma anche Farnese, Serpico e Azan con il loro Ordine, addirittura anche Flora e Shilke, che interverranno efficacemente nelle trame solamente (probabilmente) molto più avanti, senza tralasciare il figlio di Gatsu e Caska (presente anche lei in forma di ricordo).
Il racconto, diversamente da come Miura lo ha intavolato nel manga, diventa cronologico, e quella che era la primissima apparizione di Gatsu è ora il risultato di quello che i fan già conoscono avendo visto i film o la serie del 1997. Ma il Pilot è estremamente efficace ed affascinante anche per chi non ha mai fruito della storia e non conosce affatto la cosmologia di Berserk: viene presentato un personaggio tormentato da ricordi incredibilmente dolorosi, che negli incubi del protagonista viene visualizzato e riproposto sia come un omaggio per i fan di vecchia data sia come una sorta di veloce ma convincente spiegazione delle sue azioni e del contesto in cui egli  è costretto a muoversi.

L’episodio amalgama coerentemente e sapientemente un mix di idee che arrivano da momenti diversi della storia che conosciamo su carta: Isidoro, Farnese e Shilke sono ad esempio tutti brevemente mostrati come già detto nello stesso episodio, mentre l’albero demoniaco che attacca Gatsu arriva dall’inizio della saga dei Lost Children e gli sfortunati viandanti che a causa del marchio del Guerriero Nero trovano la morte arrivano dalla seconda avventura narrata nel fumetto, saltando lo scontro contro il demone serpente Koka.

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REALIZZAZIONE GRAFICA

Questo nuovo Berserk è un’opera nuovissima, iniziata in Giappone a partire dal 1° Luglio. Purtroppo, come notiamo nella foto appena sopra tratta dall’episodio in questione, è la CGI a farla da padrona, svilendo molto dell’opera di Miura (da molti considerata vera e propria arte grafica): la realizzazione dei nemici è resa con i mezzi che ad una produzione con un budget limitato sono concessi, ed il risultato, pur non deludente, non è assolutamente all’altezza del fumetto. Come accadeva nei 3 lungometraggi, serve in effetti un po’ per abituarsi alla Computer Grafica, presente praticamente in ogni dettaglio e spesso più irritante che utile (almeno, per un cultore dell’old style come il sottoscritto) e riconoscere le atmosfere “Berserkiane”, che in fin dei conti vengono però rispettate: non si tratta comunque di animazione di basso livello ma semplicemente permeata di una novità della quale non siamo certi si sentisse il bisogno, ma che andando avanti con la visione pian piano ci mostra anche dei lati positivi.

Perché in effetti l’uso così massiccio della CGI permette una regia veramente spettacolare: le inquadrature all’interno delle battaglie e degli incubi di Gatsu sono perfette, inquietanti e terrorizzanti; in queste il mondo creato da Kentaro Miura si rispecchia completamente, anche con delle immagini riprese esattamente dalle pagine del manga. Molte delle vignette di Miura sono infatti talmente cinematografiche da risultare spesso di difficile comprensione ad un lettore superficiale, dedito solamente alla lettura delle parole dei personaggi nei baloon: questa nuova serie, più audace della precedente e perfettamente al passo con la trilogia cinematografica, dà l’impressione di regalarci Berserk nel migliore dei modi possibili.

Non ci resta che addentrarci nel secondo episodio, dove dopo il gustoso antipasto farà il suo prepotente ingresso in scena la fanatica Farnese, uno dei personaggi più affascinanti della saga.

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