Alla ricerca di Dory – La recensione del nuovo film Pixar

Alla ricerca di Dory – La recensione del nuovo film Pixar

Di Lorenzo Pedrazzi

Memento Dory
Non è la prima volta che la Pixar promuove un comprimario di successo al rango di protagonista: accadde anche con Cricchetto in Cars 2, peraltro ottenendo risultati interessanti sul piano metanarrativo. Tale processo si sviluppa all’interno di un discorso che restituisce dignità e spessore alla cosiddetta “spalla comica”, al fine di liberarla dal giogo di personaggio monodimensionale, e la smemoratissima Dory – vera trionfatrice di Alla ricerca di Nemo – non fa eccezione. Per quanto sicuramente dettato (anche) da esigenze commerciali, Alla ricerca di Dory non si limita a svolgere il compito di un semplice sequel (ovvero, espandere l’universo del film originale secondo la logica del bigger and better), ma ne arricchisce la sostanza narrativa, imponendosi come un prodotto più sfaccettato e complesso rispetto al primo capitolo.

FINDING DORY

Alla base della storia c’è una fobia comune a tutti i bambini, che in alcuni casi diventa un vero e proprio trauma: la paura di smarrirsi e non ritrovare i genitori, o di essere abbandonati. Dory soffre di perdita della memoria breve, ma sa di avere una mamma e un papà, perché questa consapevolezza è frutto della logica; di conseguenza, la loro immagine resta sepolta nel suo subconscio finché non viene dissotterrata da un’associazione d’idee (la migrazione delle razze verso casa) che innesca l’epifania. In realtà, il prologo del film ci porta ancora più indietro: vediamo la piccola Dory in compagnia dei genitori, che tentano di insegnarle svariati sistemi per sopperire alle sue lacune mnemoniche, poi la ritroviamo sola e isolata, mentre cerca l’aiuto dei pesci adulti per tornare dai suoi. Come si è persa? Non lo sappiamo, e non lo sa nemmeno lei: non lo ricorda. Va da sé che, mentre la parola chiave di Alla ricerca di Nemo era “ritrovare”, in Alla ricerca di Dory è invece “ritrovarsi“, nel senso che la protagonista deve affrontare un lungo viaggio non solo in termini geografici, ma di ricerca interiore. Tutto il film non è altro che un graduale percorso a ritroso sui passi di Dory, una ragionata e paziente ricostruzione del suo passato, ricca di legami di causa-effetto che si ripercuotono sul presente. La pesciolina segue quindi le flebili tracce della sua memoria ondivaga, ne stringe i brandelli come se fossero l’ultimo appiglio per salvarsi, e la sua determinazione è tale da portarsi dietro anche il volenteroso Nemo e il riluttante Marlin.

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Il suo istinto la conduce al Marine Life Institute di Morro Bay, in California, dove la Pixar può sbizzarrirsi nell’ottima caratterizzazione dei personaggi secondari, a cui spesso basta una sola inquadratura – come nel caso di Gerald, l’allucinatissima otaria col monosopracciglio – per comunicare la propria personalità: l’Istituto è infatti popolato da creature strambe e bipolari, tenere ed emarginate, ognuna affetta da un problema fisico o psicologico che si risolve proprio grazie all’avventura. La stasi della vita in cattività viene scossa dall’arrivo di Dory, che trascina chiunque nella sua indagine familiare e restituisce i suoi nuovi amici all’abbraccio salvifico della natura, superando gli ostacoli della disabilità (propria e altrui). La retorica della solidarietà e della famiglia allargata non è mai insistente, e coinvolge anche i personaggi più refrattari – come il burbero e solitario polpo Hank – in modo discreto, senza eccessi melodrammatici. Il dramma però c’è, e impreziosisce il film più di quanto abbia fatto in Alla ricerca di Nemo. L’ovattato isolamento di Dory si riflette nell’ambiente circostante, che s’incupisce in sinergia con lo stato d’animo della protagonista: la solitudine alienante delle profondità marine, dove la flora scarseggia e la luce del sole arriva a malapena, rispecchia i momenti più drammatici della trama, ponendo in evidenza la frustrante incapacità di ricordare. L’esito è davvero toccante, nelle fasi di massimo climax.

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Ovviamente la Pixar compie questa impresa con un senso del ritmo che fa invidia a molti blockbuster hollywoodiani, alternando la distensione comica all’approfondimento emotivo. Anche quando le meccaniche del racconto sono prelevate da Nemo (l’inseguimento sottomarino col calamaro gigante) o richiedono di sospendere l’incredulità fino all’inverosimile (in certi snodi si percepisce un po’ di fatica), Alla ricerca di Dory riesce comunque a piazzare un’intuizione che giustifica le scelte di sceneggiatura, e sfreccia come un missile teleguidato verso l’obiettivo. Dory esorcizza la sua disabilità e la sua paura infantile grazie al carattere, all’impegno e alla fratellanza, laddove nessun pesce – o cetaceo, o cefalopode – può essere lasciato indietro, e la nobiltà dei sentimenti non è mai autoreferenziale. Nel pizzicare le corde della sua memoria sopita, Dory sfiora anche quelle di tutti noi, riverberandosi come un’eco palpitante: «Just keep swimming», continua a nuotare.

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Piper in the wonder
Doverosa una piccola riflessione su Piper, il cortometraggio che precede Alla ricerca di Dory. Il debutto registico di Alan Barillaro (animatore di origini italiane che ha lavorato a Wall-E, Monsters & Co, Ratatouille, Gli Incredibili e altri film) torna alle radici dei corti Pixar, dopo le sperimentazioni narrative degli ultimi anni: la storia dell’eponima Piper, pulcina di gambecchio che deve superare la sua idrofobia per imparare a procacciarsi il cibo, risale alla purezza delle origini, affidando il racconto solo alla personality animation e al montaggio. Muto ed essenziale, impreziosito da una CGI di qualità cristallina, il corto si accontenta di pochi mezzi elementari per raccontare la sua trama, e lo fa con mirabile delicatezza. Piper, traumatizzata dalle onde che s’infrangono sulla spiaggia, esorcizza la sua paura grazie all’esempio di un “coetaneo” (un piccolo granchio eremita) che le apre gli occhi sulla sconfinata, abbacinante meraviglia della natura. Insomma, un racconto formativo completo, ma racchiuso tra le valve di una conchiglia.

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L’uscita italiana di Alla ricerca Dory – e quindi anche di Piper – è attesa per il 14 settembre 2016.

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