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08 giugno 2016 • 16:30 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Scream, la recensione dell’episodio 2×02: Psycho

Il secondo episodio di Scream non offre molti sviluppi narrativi, e si mostra alquanto goffo in alcuni passaggi. In compenso, l'ambiguità di Audrey si fa sempre più marcata...
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La seconda stagione di Scream prosegue il suo cammino su Netflix (che ne detiene l’esclusiva italiana) con il secondo episodio, Psycho, relativamente povero di sviluppi narrativi…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Emma fugge dalla casa di Travis James insieme a Brooke, e sua madre le racconta che dopo la morte di Brandon – sentendosi in colpa per l’accaduto – aveva l’abitudine di far visita ai James, ormai diventati dei reietti. Talvolta la portava con sé, ed è per questo che si ricorda di quella fattoria. Madre e figlia decidono di tornarci insieme, ma ora l’abitazione è vuota: non ci sono più le foto di Emma da bambina, né tantomeno il killer. Possibile che sia stata un’allucinazione?
Intanto, Brooke è preoccupata per l’assenza di Jake, mentre Audrey aggredisce una ragazza sulle scale della scuola perché crede sia la sua persecutrice, sbagliandosi. Noah afferma di aver trovato una pista per scoprire l’identità della complice di Piper, e Audrey gli promette che lo aiuterà. Emma si scusa con Zoe per aver dimenticato il loro appuntamento di studio, poi chiede aiuto alla professoressa di psicologia per superare gli strascichi del suo esaurimento nervoso. Le due s’incontrano nella stessa caffetteria in cui Emma aveva conosciuto Piper, ma la ragazza si spaventa quando scambia una delle clienti per l’assassina. Parallelamente Tina, la zia di Kieran, minaccia di portare il nipote ad Atlanta perché non può lasciarlo a vivere da solo, ma suo figlio Eli – ragazzo misterioso e un po’ inquietante – le suggerisce di trasferirsi a Lakewood per avere una vita migliore (la donna, trovandosi in pessime condizioni finanziarie, aveva accettato di fare da tutrice a Keiran solo per ricevere i soldi dallo stato).
Noah parla con il custode di un motel che afferma di aver visto Piper con la sua complice, ma una telefonata di Audrey – con la voce contraffatta del serial killer – minaccia l’uomo di ucciderlo se dirà qualcosa, e Noah se ne torna a casa senza niente. Ha scoperto però che Piper aveva un magazzino, ed è deciso a indagare. Dal canto suo, Brooke vuole denunciare la scomparsa di Jake, ma un messaggio dal telefono del ragazzo la rassicura: i due si danno appuntamento, ma a casa di Jake non c’è nessuno.
Emma si fa portare da Kieran al molo dove si svolse lo scontro risolutivo con Piper, e riesce a esorcizzare le sue paure: per un momento vede il killer sulla riva opposta del lago, ma poi sparisce. Lei e Kieran fanno l’amore in macchina, poi Tina dice al nipote che non dovrà più trasferirsi perché resteranno tutti a Lakewood. Tornando a casa, Emma viene seguita da un’automobile che sembra minacciosa, ma in realtà è suo padre, che non sapeva come avvicinarla. Vuole farsi perdonare per i suoi sbagli, ma lei è confusa e disorientata.
Audrey si reca al magazzino di Piper per eliminare eventuali prove della loro complicità, ma trova il cadavere di Jake con il seguente messaggio: “Ho finito il lavoro al posto tuo, hai visto Audrey?”.

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Psychosis
Non si può pretendere che una serie come Scream risolva i suoi problemi da un episodio all’altro, e infatti la seconda puntata, Psycho, aggrava ulteriormente le lacune dello show, che ormai ci ha abituato a soluzioni registiche e narrative molto discutibili. I primi minuti dell’episodio sono emblematici, in tal senso: lo stacco di montaggio che passa dall’abitazione di Emma a quella di Travis James – con un primissimo piano sugli occhi chiusi della protagonista – è goffo e straniante, poiché dimostra l’incapacità di collegare con naturalezza due scene separate da una breve ellisse temporale. Poco più avanti, la soggettiva della ragazza aggredita da Audrey sulle scale appare totalmente gratuita ed estemporanea, nonché priva di coerenza rispetto all’impostazione visiva della serie (peraltro molto anonima e piatta).

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Insomma, l’avvio di Psycho non è certo incoraggiante, ma quantomeno il resto della puntata si stabilizza su uno stile più omogeneo, e riesce a centrare un paio di momenti di tensione (al contrario della premiere, I Know What You Did Last Summer, che ne era carente). Emma torna al pontile dove si svolse lo scontro finale con Piper, innescando una scena carica di suspense dove sembra che un pericolo possa abbattersi improvvisamente su Kieran o su di lei, per poi risolversi in un idillio romantico; mentre Audrey, nell’epilogo, trova il cadavere di Jake in una sequenza piuttosto macabra, almeno rispetto agli standard di questo show. Al contempo, però, il ritorno del padre di Emma cerca di generare la stessa tensione in modo completamente ingiustificato, sfociando in una scena che ricorda – anche sul piano musicale – l’apparizione del padre di Truman in The Truman Show, come se ci fosse Christof in persona alla regia. Il risultato è altrettanto artificioso, solo che stavolta non è una scelta volontaria.

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La puntata è abbastanza povera di sviluppi narrativi, se si escludono quelli sopracitati, e il killer si ritira nell’ombra per assumere le sembianze di una minaccia latente. Non ci sono nuovi omicidi, ma in compenso vediamo approfondirsi il ruolo ambiguo di Audrey, che passa all’azione per ostacolare le indagini di Noah e si caccia nei guai per sgomberare il magazzino di Piper, dove rinviene il corpo sventrato di Jake: il punto però è che non potrà dirlo a nessuno, anche perché il messaggio sul cadavere è rivolto a lei. La ragazza si conferma una scheggia tagliente e imprevedibile nel corpo dei Lakewood Six, spingendoci ogni volta a dubitare della sua buona fede. Per ora è l’unico personaggio che susciti un minimo d’interesse, anche perché la zia e il cugino di Kieran – al debutto proprio in questo episodio – sono troppo palesemente “enigmatici” per convincere appieno.

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Non c’è spazio per il citazionismo (titolo a parte), ma la sceneggiatura di Psycho include una piccola riflessione metanarrativa che viene affidata alle parole di Augusto, ormai divenuto il nuovo “teorico” della serie, capace di considerazioni più originali rispetto a Noah. Parlando con Brooke, il ragazzo analizza i ruoli dei Lakewood Six come se fossero i personaggi di una storia (cosa che effettivamente sono), assegnando loro una graduatoria per determinarne l’importanza: ne deriva una “classifica” delle vittime più papabili, a partire dalle ultime posizioni – ovvero quelli che rischiano di più – fino ai primi posti, occupati dai personaggi che svolgono una funzione più attiva, e quindi meno soggetti al pericolo di morte. Scream rispetterà questa regola? Considerando la sua scarsa propensione a sovvertire i cliché, non sarebbe una sorpresa se lo facesse…

La citazione:
«Non sei una vittima, Emma. Sei una sopravvissuta.»

Ho apprezzato:
– L’approfondimento del ruolo ambiguo di Audrey
– La tensione nel ritorno al pontile
– Il macabro ritrovamento del cadavere di Jake
– La riflessione di Augusto sui ruoli dei personaggi

Non ho apprezzato:
– La goffaggine dello stacco tra la casa di Emma e quella di Travis James
– La soggettiva della ragazza aggredita da Audrey
– L’ingiustificato tentativo di suspense nel ritorno del padre di Emma
– La povertà di sviluppi narrativi
– I personaggi piatti e stereotipati

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