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Penny Dreadful – La recensione del finale di serie

Penny Dreadful – La recensione del finale di serie

Di Lorenzo Pedrazzi

Penny Dreadful si è chiuso definitivamente con il finale della terza stagione, composto dagli episodi Perpetual Night e The Blessed Dark, trasmessi negli Stati Uniti su Showtime e disponibili in Italia su Netflix. Un epilogo dove il sacrificio è tragico ma inevitabile, e gli ultimi minuti sono tra i più lirici di tutta la serie…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Stanca di sentirsi un’emarginata e di lottare per la salvezza della sua anima, Vanessa Ives (Eva Green) ha ceduto alle promesse di Dracula (Christian Camargo), diventando la sua “sposa”: di conseguenza, Londra è precipitata nelle tenebre, avvolta da una nebbia che cela orde di vampiri e altre creature notturne.
Ethan Chandler (Josh Hartnett), Sir Malcolm (Timothy Dalton) e Kaetenay (Wes Studi) sbarcano in questo contesto allarmante, e si mettono alla ricerca di Vanessa. A casa, dopo aver sconfitto alcuni vampiri grazie all’aiuto di Catriona Hartdegen (Perdita Weeks), scoprono che Vanessa è l’unica in grado di fermare tutto questo, ma non sanno dove sia. Poiché Malcolm è ferito, Ethan si reca a casa di Victor Frankenstein (Harry Treadaway), ma non lo trova. Un ragazzino inquietante promette di accompagnarlo da lui, ma lo guida in una trappola di Dracula. Ethan viene aggredito da molti vampiri, e si salva grazie alla Luna piena: trasformatosi in lupo, sbaraglia facilmente i mostri con l’aiuto di Kaetenay, anche lui licantropo. Ethan scopre così che fu l’Apache a trasmettergli la maledizione, poiché sapeva che Ethan avrebbe giocato un ruolo importante nella salvezza del mondo dall’apocalisse.
Intanto, Victor e Henry Jekyll (Shazad Latif) si preparano a somministrare il siero a Lily (Billie Piper). Lei, però, racconta a Victor di quando perse la sua bambina, ancora neonata, e del dolore che si porta dentro sin da allora: lo prega di non privarla di quel ricordo, e Victor capisce che non può sottrarle la sua vera natura solo per il proprio piacere. La libera, e i due si scambiano un bacio d’addio. Jekyll è furioso, ma la sua rabbia è mitigata dalla notizia di aver ereditato la fortuna di suo padre, pur essendo illegittimo: ora è ufficialmente un Hyde. Lily torna dal suo esercito di donne, ma scopre che Dorian Gray (Reeve Carney) le ha mandate via dopo aver dato prova della sua immortalità. Justine (Jessica Barden), addolorata perché convinta di aver perso Lily, si è lasciata uccidere da lui. Lily se ne va, ma Dorian promette di aspettarla: ha tutto il tempo del mondo.
Calibano/John (Rory Kinnear) promette alla moglie e al figlio di portarli via dall’aria mefitica di Londra, ma il bambino – seppur rasserenato di fronte a quella prospettiva – ha un’ultima crisi che gli risulta fatale. La madre chiede a John di affidarlo a Victor per riportarlo in vita, ma John è inorridito all’idea di condannare suo figlio a un’esistenza del genere. Lei però è categorica: se non lo porterà da Frankenstein, non dovrà prendersi il disturbo di tornare.
A casa di Malcolm giunge anche la Dr.ssa Seward (Patti LuPone), sopravvissuta all’aggressione di Renfield (Samuel Barnett), ora rinchiuso nel manicomio di Bedlam. La psicanalista conduce il gruppo nella cella del suo ex segretario, e lo ipnotizza per scoprire dove si nasconde Dracula: nel mattatoio. Mentre lasciano Badlam, s’imbattono in Victor e lo coinvolgono nello scontro finale.
Dracula li accoglie con un’armata di vampiri, ma prima rivela a Malcolm che fu lui a uccidere sua figlia Mina, solo per avvicinarsi a Vanessa. Comincia un violento scontro dove i nostri eroi hanno la meglio sui servi di Dracula, ma sembrano inermi contro di lui, apparentemente troppo forte. Ethan approfitta però della lotta per raggiungere Vanessa al piano superiore, in una sala con le pareti di ceramica bianca e affollata di candele. Vanessa si è resa conto del suo sbaglio, e sa anche che c’è un unico modo per rimediare: Ethan dovrà ucciderla, ma lui ovviamente non vuole. Ciononostante, capisce anche lui che non ci sono alternative, e le spara al corpo mentre si scambiano un ultimo bacio. Il suo destino è sempre stato quello di salvare l’anima della sua amata, non la sua vita mortale. Le tenebre si dissipano, e Dracula è sconfitto.
Ethan e Malcolm piangono la morte di Vanessa, ma decidono di restare l’uno al fianco dell’altro, come una famiglia. Il gruppo partecipa al funerale, e gli ultimi che restano a vegliare sulla tomba sono proprio Ethan e Malcolm. John resta a osservare in silenzio. Ha gettato il corpo di suo figlio nel fiume, pietosamente avvolto in un sudario. Quando anche Ethan e Malcolm lasciano il cimitero, si reca sulla tomba di Vanessa, da solo, per omaggiare quella donna che gli ha mostrato dolcezza e umanità. Le parole di un poema di Wordsworth danno corpo a questo straziante addio.

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Where is it now, the glory and the dream?
Non tutte le serie tv hanno il coraggio terminare il proprio arco narrativo con un lapidario “THE END”, come accadeva nel cinema classico: in un’epoca dove la serialità domina il grande e il piccolo schermo, al punto che alcuni franchise la perseguono in modo compulsivo, i prodotti mainstream cavalcano verso un orizzonte infinito e irraggiungibile, soprattutto quando hanno successo, lasciando sempre la porta aperta per eventuali seguiti, prequel o spin-off. Certo, gli ascolti di Penny Dreadful non sono mai stati di livello stellare, ma la creatura di John Logan aveva costruito una fan base molto agguerrita e passionale, abbastanza da giustificare un’ipotetica quarta stagione; ciononostante, la parabola di Vanessa, Ethan, Malcolm, Victor e Calibano si è conclusa in maniera definitiva, e il cartello “THE END” emana una forza espressiva enorme, spietata, in rapporto alle tendenze della televisione contemporanea.

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Gli ultimi due episodi giungono al culmine di una stagione altalenante, più magmatica ed eterogenea rispetto agli anni precedenti. La parcellizzazione delle trame e delle ambientazioni geografiche (ma anche la suddivisione delle puntate fra diversi sceneggiatori, poiché John Logan non le ha scritte tutte di suo pugno) ha minato la coerenza della serie, che ha faticato non poco per tenere insieme i fili del racconto e riannodarli nell’epilogo: ne risultano alcune svolte narrative un po’ affrettate e non pienamente giustificate, dove l’avvicinamento fra Vanessa e Dracula sembra troppo repentino, e il pentimento finale della donna non mostra alcun segno di evoluzione psicologica (per quale motivo decide di sacrificarsi, dato che poco prima sembrava così convinta della sua scelta?). Il problema riguarda proprio lei: Vanessa è sempre stata il cuore pulsante di Penny Dreadful, e l’intera battaglia – nell’arco delle tre stagioni – è stata combattuta sul suo corpo e sulla sua anima, per salvarli o corromperli; paradossalmente, però, sia Perpetual Night sia The Blessed Dark caratterizzano Vanessa soprattutto in assenza, e questo non giova affatto al suo commiato, poiché omette la brutalità disperata della sua lotta interiore (contrariamente agli episodi passati, dove tale conflitto è stato messo in scena con grande cura).

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Peraltro, le suddette trame parallele si sono rivelate inconcludenti, almeno in parte. Se Ethan ha risolto il suo conflitto con il padre, e Calibano ha salutato per sempre la sua vecchia esistenza dopo la morte del figlio, le parabole di Victor, Jekyll e Lily appaiono irrisolte. È sensato che Dorian Gray si chiuda nuovamente nella stasi della sua vita immortale, poiché tutto è per lui noia, ripetizione, attesa di una novità che non arriverà mai; ma Lily partiva con propositi rivoluzionari che sono rimasti totalmente inespressi, mentre Victor ha assunto semplicemente un ruolo strumentale, come emblema dell’oppressione maschile che vuole soffocare le legittime ambizioni di autonomia e riscatto femminili. Il discorso era molto interessante, anche perché Lily si stava trasformando in una campionessa di proto-femminismo che mirava a sovvertire i rapporti di forza tra i sessi, ma la sua battaglia è sfumata nel nulla. Certo, resta una sconfortante denuncia della discriminazione sessista, ma Lily meritava sicuramente una chiusura più completa. Stesso discorso per Jekyll, oscuro e fascinoso nella sua doppiezza, ma allontanato bruscamente senza toccare il profondo della sua anima fratturata.

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Anche la Dr.ssa Seward e Catriona Hartdegen scompaiono senza lasciare traccia, ma è soprattutto quest’ultima a suscitare dei dubbi. Al contrario degli altri protagonisti, Catriona è una figura di stampo più “cinematografico” che “letterario”, persino nell’aspetto: troppo stereotipata sia nel linguaggio verbale sia in quello corporeo, pare uscita da un blockbuster fantasy come Underworld o Van Helsing, più che da una serie di ascendenze letterarie come Penny Dreadful. Al contrario di Vanessa o di altri personaggi, le mancano le sfumature, e il suo inserimento nello show è servito più che altro per supportare l’azione: fiera spadaccina e tanatologa, è stilizzata come l’eroina di un banale action-horror, e stride rispetto al contesto dello show. Più convincente, invece, la rilettura di Dracula come demone romantico e malinconico, afflitto dalla solitudine della vita eterna e della notte.

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Comunque sia, i minuti finali riscattano l’intera stagione con un epilogo di grande potenza lirica: John Logan si prende tutto il tempo necessario per consentire a Ethan e Malcolm di piangere la perdita di Vanessa, accomunandoli nel dolore e nella solidarietà di una nuova famiglia de facto, come padre e figlio uniti non dal sangue ma dall’esperienza (che è molto più importante); in seguito, mentre scorrono le immagini del funerale, Calibano recita alcuni passi di Ode: Intimations of Immortality from Recollections of Early Childhood (Ode: Intuizioni di immortalità nei ricordi dell’infanzia), una delle più celebri poesie di Wordsworth, toccante elogio funebre per una donna che ha trovato la pace solo nell’aldilà, ma l’avrebbe meritata anche nella sua vita terrena. Se l’intera stagione è attraversata da un senso di perdita e distacco, la morte di Vanessa sublima questo sentimento in termini definitivi, grazie a una scena sobria e dolente che si fa cullare dalla voce dolcissima del “mostro”. Così, ci rendiamo conto che tutta l’essenza di Penny Dreadful si coagula in lui, outsider alienato e romantico, anti-eroe tragico che non ha più legami, né passato, né affetti in cui rifugiarsi: il vero reietto fra i reietti, Calibano, emblema di una serie affascinante e sottovalutata. Salutiamola con il rispetto che merita, sperando che il pubblico abbia la pazienza di riscoprirla e apprezzarla.

La citazione:
«Che ci fate, signore, in questa tragica notte?»

Ho apprezzato:
– Il finale malinconico
– Il vertice lirico del poema di Wordsworth
– Il toccante racconto di Lily sulla figlioletta scomparsa
– Il coraggio di chiudere definitivamente la serie

Non ho apprezzato:
– Alcune svolte narrative affrettate o ingiustificate
– Il personaggio di Catriona
– Le trame irrisolte di Victor, Jekyll e Lily

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