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Outcast – La recensione dell’episodio 1×02: (I Remember) When She Loved Me

Outcast – La recensione dell’episodio 1×02: (I Remember) When She Loved Me

Di Lorenzo Pedrazzi

(I Remember) When She Loved Me è il secondo episodio di Outcast, dove Robert Kirkman lascia l’impegno della sceneggiatura a Jeff Vlaming, mentre il navigato mestierante Howard Deutch si occupa della regia…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Il reverendo Anderson (Philip Glenister) rivolge una predica ai pochi fedeli che hanno deciso di recarsi in chiesa la domenica mattina, esortandoli a schierarsi in una dura battaglia contro i demoni che hanno colpito Rome. Intanto, Kyle Barnes (Patrick Fugit) ricorda il momento più terribile della sua infanzia, quando sua madre Sarah fu posseduta da un’entità maligna che la trasformò in una creatura violenta e ferina: il piccolo Kyle fu costretto a lottare duramente con lei, e alla fine dello scontro madre e figlio si ritrovarono a terra, esausti; il demone – nella forma di una nube nerastra – uscì dal corpo di Sarah, e allungò una spira con cui cominciò a strangolare Kyle fino a fargli perdere i sensi, mentre la donna non poté far altro che guardare.
Kyle va a trovarla in ospedale, e nota che nella sua stanza c’è un’infiltrazione idrica sul soffitto. Inoltre, nessuno le ha cambiato le lenzuola. Dopo aver protestato con l’infermiera di turno, la prende con sé e la porta a casa, convinto di poterla curare meglio, ma non riesce a farla mangiare. Riceve la visita di Megan (Wrenn Schmidt), che si sta recando da Allison (Kate Lyn Sheil) per il compleanno della figlia di Kyle. Quest’ultimo le chiede se può consegnare un regalo alla bambina da parte sua: Megan è recalcitrante perché a Kyle è proibito ogni contatto, ma alla fine accetta.
Il reverendo Anderson coinvolge alcune fedeli nel “reclutamento” di nuovi parrocchiani, poi riceve una chiamata dall’ospedale per la sparizione di Sarah, dato che lui è registrato come suo contatto d’emergenza. Capisce subito che è stato Kyle a prelevarla, e va da lui per convincerlo a riportarla indietro. Kyle vorrebbe svegliarla dallo stato catatonico e tenta persino di farle bere il suo sangue, ma non serve a niente: è già stata esorcizzata, solo che il demone ha portato via una parte della sua anima. Kyle accetta di restituirla alle cure dell’ospedale.
Intanto, Mark (David Denman) e lo sceriffo Giles (Reg. E. Cathey) vengono contattati per alcuni animali trovati morti nei boschi. Si recano sul posto e trovano alcuni procioni impalati agli alberi, tutti rivolti nella stessa direzione. Lì vicino c’è una roulotte, le cui pareti interne sono ricoperte da graffi e tracce di sangue; qualcuno li osserva tra i cespugli, ma non sappiamo chi sia. Parallelamente, Sarah riceve la visita di un uomo misterioso che indossa un cappello nera a tesa larga. L’uomo si rammarica per le condizioni di Sarah, che un tempo era così piena di vita e di spirito battagliero, e le dice che ormai “loro” (chiunque essi siano) hanno preso Kyle. Una lacrima scorre sul viso di Sarah.

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Tra passato e presente
Molti film e serie tv hanno ritratto la provincia americana – o meglio, il suo ventre più profondo e anarchico – come regno del white trash, ma Outcast lo contamina con una strisciante presenza demoniaca che ne appesantisce ulteriormente l’atmosfera: ne risulta un senso di oppressione claustrofobica che grava sia sulle scene in interni (soprattutto la casa di Kyle) sia su quelle in esterni, dove la luce del sole non è mai radiosa né tantomeno salvifica. (I Remember) When She Loved Me continua proprio su questo percorso, e se possibile lo approfondisce. Laddove il pilot concedeva qualcosa allo spettacolo (peraltro senza allontanarsi dai soliti cliché sugli esorcismi), il secondo episodio si focalizza quasi esclusivamente sui risvolti psicologici della vicenda, alternando la drammaticità dei flashback all’orrore latente della Rome odierna.

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La trama di Outcast è composta da frammenti, indizi, scorie del passato, e compito del pubblico è ricostruirla a partire dagli elementi che la sceneggiatura gli mette a disposizione: anche stavolta, infatti, non c’è spazio per dialoghi strumentali o didascalici che illustrano i retroscena della vicenda, poiché la serie lascia parlare le immagini, e ogni dettaglio – soprattutto nei flashback – è utile per ricomporre il quadro generale. Questo approccio favorisce alcune interessanti soluzioni di montaggio, dove passato e presente dialogano sul campo dei rimandi narrativi, giustificandosi a vicenda: accade ad esempio nei primi istanti dell’episodio, quando la feroce predica del reverendo Anderson s’interseca con le immagini della possessione di Sarah, e l’idillio tra madre e figlio (non a caso, immerso in un clima caldo e solare che contrasta con il presente) viene corrotto dall’influenza del demone; lo stesso discorso vale anche per i flashback successivi, in cui la lotta fra il piccolo Kyle e la madre indemoniata trasfigura la casa del protagonista in un luogo d’incontro fra i traumi della memoria e quelli di oggi. Lo stesso Kyle ne esce come un eroe decisamente insolito, disadattato e spesso inaffidabile perché capace di scelte assurde e irrazionali, seppur dettate dall’affetto. Frustrato dall’impotenza nei confronti di sua madre, può soltanto concentrarsi su quello che gli rimane, ovvero una moglie e una figlia che non può nemmeno vedere.

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Robert Kirkman considera Outcast (ma anche The Walking Dead) come un mezzo per illuminare la quotidianità sotto una luce diversa, e infatti la violenza che racconta in ambito familiare possiede qualcosa di molto concreto, quindi ancora più inquietante: non sono i corpi disarticolati a spaventare, né le levitazioni dei posseduti o altri stereotipi del genere, bensì la brutalità di una madre che si trasforma in carnefice, l’orrore degli abusi che un bambino subisce proprio da chi dovrebbe proteggerlo. Se A Darkness Surrounds Him omaggiava L’esorcista e tutta la tradizione dei film demoniaci, (I Remember) When She Loved Me si avvicina forse di più alla vera natura della serie, impastata di conflitti psico-emotivi che si aggravano di fronte a una minaccia imminente.

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L’episodio, in effetti, è votato alla trama orizzontale, dimostrando che Outcast non avrà una struttura verticale da “possession-of-the-week“. Il misterioso killer di animali che si nasconde nei boschi promette di aggiungere suspense a un contesto già molto teso, mentre l’arrivo dell’enigmatico Uomo Col Cappello Nero addensa nubi scure sul sentiero di Kyle, evidentemente al centro di un complotto ancor più grande di quel che pensassimo.

La citazione:
«Quando se n’è andata via, quella cosa ha preso una parte dell’anima di Sarah.»

Ho apprezzato:
– L’approccio anti-didascalico che lascia parlare le immagini
– Il dialogo tra i flashback e il presente
– La predilezione per l’inquietudine della quotidianità
– L’atmosfera opprimente della provincia americana
– Gli elementi relativi alla trama orizzontale

Non ho apprezzato:
– Nulla di particolare

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