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Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×08, “No One”

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×08, “No One”

Di Andrea Suatoni

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NO ONE

L’episodio si apre con il ritorno in scena (in tutti i sensi) di Lady Crane: l’attrice ha fatto tesoro dei consigli di Arya e la sua interpretazione di Cersei si è fatta ancora più sentita. La donna si rivela fin troppo convenientemente una guaritrice d’eccezione, in grado di prendersi cura dell’assassina in fuga.

E’ arrivato velocemente per Sandor Clegane il momento della vendetta: armato solamente di ascia, il Mastino (dopo aver ucciso dei possibili innocenti a caso) incappa in due vecchie conoscenze, Thoros di Myr e Beric Dondarrion, intenti a giustiziare gli stessi uomini fautori della strage vista nella puntata precedente. Il ritrovato grottesco senso di giustizia di Clegane appare ora così simile a quello dei vertici della Fratellanza senza Vessilli che un’alleanza sembra essere una via non solo percorribile, ma anche auspicabile.

A Mereen, Varys si allontana dalla città per una missione personale segreta, della quale scommettiamo di non conoscere a breve i risultati; l’eunuco lascia Tyrion, ormai consueto dispensatore di umorismo alla corte di Missandei e Verme Grigio, proprio nel momento in cui i padroni, forti delle loro vele recanti i simboli dei Figli dell’Arpia, si apprestano ad attaccare la città. Ma anche Daenerys, in groppa a Drogon, è tornata a casa.

Ad Approdo del Re la situazione per Cersei è sempre più nera: la regina madre ormai non ne azzecca una, e ad una convocazione dell’Alto Passero risponde con un omicidio da parte della Montagna. La diretta conseguenza è la messa al bando dei processi per singolar tenzone in tutto il regno: chi si aspettava dopo il ritorno del Mastino che in qualche modo il processo avrebbe visto i due fratelli Clegane lottare l’uno contro l’altro deve arrendersi all’evidenza di una sicura incriminazione di Cersei.

A Delta delle Acque ai pensieri dei fan sulla coppia Brienne-Jaime viene data voce tramite il sempre squisitamente volgare Bronn, mentre nella realtà l’incontro fra i due si risolve tramite parole e sguardi che cercano di non tradire un sottotesto romantico che a volte sembra ci sia e a volte no. Ad ogni modo, Brienne ottiene il permesso di conferire con Pesce Nero, ma la sua richiesta di alleanza a Sansa non viene accolta.
Il vero volto di Jaime Lannister emerge in un dialogo con Edmure Tully, tramite il quale riesce ad ottenere la totale vittoria senza il minimo spargimento di sangue (se togliamo quello off panel di Pesce Nero). Il saluto finale fra il Lannister e Brienne ci dà ancora di più la sensazione che nel non detto fra i due ci sia qualcosa che probabilmente non riuscirà mai a venire esplorato.

Sul finire dell’episodio, torniamo ad Arya, ripresasi quasi magicamente dalle sue ferite: la giovane è costretta a fuggire dopo l’omicidio di Lady Crane per quello che sarà un inseguimento da capogiro per le vie di Braavos. La ragazza senza nome che è ormai la nemesi della nostra eroina si dimostra implacabile fino alle battute finali, che vengono consumate in una stanza buia illuminata solo da una candela; forte di Ago e del suo addestramento priva della vista, nonostante le ferite riaperte al ventre, Arya riesce incredibilmente ad avere la meglio (il come, non lo sapremo mai).
Dopo un ultimo confronto con Jaqen, che sembra liberarla da ogni ulteriore obbligo con la Casa del Bianco e del Nero, la ragazza sentenzia finalmente l’intenzione di tornare a casa, a Grande Inverno, portando fiera il nome di Arya Stark.

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IN NOME DELLA FAMIGLIA

Il tema dell’episodio ruota intorno alle scelte che vengono fatte in virtù di proteggere le persone che si amano o si amavano. Sia che si tratti di una sorella che è anche un’amante, sia che si tratti di un uomo che anche se per poco tempo si è dimostrato un primo vero amico, sia che si tratti della famiglia allargata cui si è legati da un giuramento, ciò che risulta dalle scelte finale dei personaggi non è sempre scontato e a volte va anche contro quello che il protagonista vorrebbe: in virtù dell’onore, di un bene più grande o della salvezza personale.

Il caso principale dell’episodio è quello di Edmure Tully, costretto a tradire suo zio Brynden sotto le minacce a suo figlio da parte di Jaime. Ma anche dello stesso Jaime: il personaggio è cresciuto molto (soprattutto nel cuore dei fan) dal momento in cui lo avevamo conosciuto come un assassino di ragazzini nella primissima puntata della serie, ed il momento con Brienne serve a ricordarci che in fondo l’Uccisore di Re è un brav’uomo; ma pur di tornare a casa da Cersei non esita a cambiare totalmente faccia e a minacciare (di nuovo) un infante.

In questa spirale di scelte obbligate inseriamo anche Brienne: il suo giuramento prima a Catelyn e poi a Sansa le impone di rimanere fedele al proprio ruolo, ma la spada che porta al fianco testimonia la possibilità di una scelta diversa, che viene soffocata dai suoi doveri. Ancora, Brynden potrebbe scegliere di aiutare Sansa e la propria famiglia ma percorre la via dell’onore, decidendo di rimanere a Delta delle Acque prima e di andare incontro alla morte poi.

Anche Sandor Clegane, in nome forse dell’unica persona che poteva definire un amico, arriva a compiere scelte che lui stesso non avrebbe sospettato: unirsi alla Fratellanza senza Vessilli, che già lo aveva processato come un criminale, era una delle cose più lontane dal personaggio che potevamo prevedere.

Infine, abbiamo Arya Stark, finalmente e totalmente fuori dai quei meccanismi che la volevano annichilita nella sua personalità in virtù di un potere che non sarebbe stato indirizzato verso i suoi nemici (e quelli della sua famiglia). La ragazza è cresciuta, il suo addestramento l’ha portata ad un livello superiore, e Westeros la aspetta a braccia aperte, per riprendere a spuntare dalla sua lista quei nomi che ormai rischiava quasi di dimenticare.

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VERSO LA FINE

Se pensiamo che No One è stato l’ottavo episodio di questa sesta stagione e che solamente due puntate ci dividono dal finale, anche stavolta è sembrato quasi di assistere ad uno spreco. Gli eventi di Delta delle Acque in definitiva sono serviti a poco o nulla, se non a far reincontrare due personaggi che i fan bramavano di rivedere insieme (Brienne e Jaime) ma il cui incontro ha risolto (di nuovo) poco o nulla, seppur con dei dialoghi perfettamente soppesati. Tutta la storyline dei Frey, Pesce Nero, Edmure Tully e l’allontanamento di Jaime da Approdo del Re appare come un riempitivo, troppo sfacciatamente spuntato dal nulla per riempire un minutaggio che incredibilmente, vista l’enormità di personaggi a disposizione, risultava scarno e poco studiato.

Allo stesso modo la “resurrezione” di Clegane, tirata fuori dal cilindro nelle ultime puntate e tesa a spostare l’attenzione dagli attori principali. Prendiamo comunque con le pinze queste affermazioni, perché in effetti ad inizio serie abbiamo avuto la stessa impressione sia con la trama di Arya che con quella di Daenerys, che ci hanno portato poi a dei colpi di scena eloquenti che hanno ribaltato il nonsense intavolato precedentemente: è probabile che magari allo stesso modo Clegane arrivi a ricoprire una valenza diversa da quella di “personaggio in più” che sembra avere ora.

Lo stile della puntata ci fa storcere il naso più di una volta: se possiamo soprassedere sulla mancanza di una battaglia a Delta delle Acque, dove il conflitto assume dei toni tutti politici ed anzi la figura di Jaime esce rafforzata (e indurita), non ci va giù aver liquidato Pesce Nero in un combattimento dietro le quinte, soprattutto dopo l’importanza che gli era stata data: l’ipotesi che sia stato usato come mero riempitivo e che poi sia stato abbandonato una volta svolto il proprio lavoro si fa sempre più forte. Così come l’eliminazione dell’aguzzina di Arya, avvenuta anch’essa off panel, smorza l’epicità di un inseguimento al cardiopalma proprio nel momento in cui l’aspettativa dello spettatore, con la piccola Stark ferita e in trappola, raggiunge il suo apice.

In definitiva, quello che emerge da questo zoppicante ottavo episodio è una sorta di scrittura “a braccio” che si allaccia anche agli episodi precedenti; una sequela di eventi raffazzonata e infarcita di personaggi mordi e fuggi che non si ha il tempo di metabolizzare prima di veder sparire dalla scena e che creano nient’altro che un affresco sempre più confuso, nella speranza che gli ultimi due episodi sciolgano tutti quei nodi che man mano diventano sempre più inestricabili.

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