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Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×07, “The Broken Man”

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×07, “The Broken Man”

Di Andrea Suatoni

LEGGI ANCHE: ANTICIPAZIONI DELL’EPISODIO 6X08, “NO ONE”

BROKEN MAN

Una inusuale scena prima della sigla iniziale riporta in gioco un personaggio che ormai quasi non speravamo più di rivedere: il Mastino alias Sandor Clegane è vivo e vegeto e sembrerebbe addirittura impegnato in un cammino spirituale di redenzione. Un septon si è preso cura del feroce guerriero che ha abbracciato una vita umile nel tentativo di rimediare agli errori del passato.

Finalmente anche Margaery guadagna un piccolo spazio in una sesta stagione che l’ha assolutamente messa in ombra, quasi convincendoci che la donna più arrivista di Westeros si sia piegata al Credo dell’Alto Passero: in realtà la regina sta abilmente fingendo, ma riguardo il suo destino (e su quello di Olenna) non riusciamo a non essere preoccupati.

Nel frattempo, Jon, Sansa e Davos stanno tentando di radunare un esercito per strappare Grande Inverno dalle sporche mani di Ramsay Bolton. Se sull’alleanza con i bruti ormai avevamo pochi dubbi, le altre casate del nord sembrano più restie ad intervenire nel conflitto, e comunque non contano un buon numero di guerrieri fra le loro fila. Ruba la scena la piccola Lyanna Mormont, che per intercessione di Davos mette a disposizione di Snow i suoi 62 uomini.

Tempo di confronti fra Cersei Lannister e Olenna Tyrell: la Regina Madre esce sconfitta su tutta la linea quando la Regina delle Spine rifiuta di aiutarla e manifesta l’intenzione di fuggire da Approdo del Re. Il futuro di casa Tyrell appare più che mai incerto, e Margaery è lasciata sola con il suo doppio gioco.

La storyline di Delta delle Acque, accennata fin dalle prime battute della sesta stagione, si appresta ad esplodere sulla scena: accanto a Jaime osserviamo il graditissimo ritorno di Bronn e anche quello di Brynden Tully (quest’ultimo sul lato opposto della trincea, deciso a tenere la sua posizione anche a scapito della possibile morte del nipote Edmure), ma a Delta delle Acque stanno confluendo anche altri personaggi: Brienne e il Mastino fra i primi.

Yara e Theon sono fuggiti a Volantis con la potente flotta delle isole di ferro: il momento fra i due fratelli è più che mai toccante, ed il piano di Yara, quello di offrire il proprio aiuto a Daenerys prima che suo zio Euron possa farlo, non può fare a meno di fomentarci. Che il momento del ritorno a Westeros della Madre dei Draghi sia finalmente arrivato…?

Misterioso (ma forse non troppo…) il momento in cui Sansa decide di scrivere una lettera recante il sigillo di casa Stark: che la ragazza abbia deciso di sfruttare l’aiuto offertole da Ditocorto? E nel caso, a cosa porterà una nuova alleanza con il doppiogiochista più infido dei sette regni?

Un breve ma terroristico momento è affidato anche ad Arya, che appare fin troppo ingenua nel cadere nell’agguato di Waif. Ma la piccola Stark non può sparire dalle scene in questo modo. Vero…?

Il finale della puntata torna sulla nuovissima trama di Sandor Clegane: ormai è l’odio che muove il Mastino, mentre la Fratellanza senza Vessilli mostra la sua vera faccia in un massacro che non aspetta altro che di essere vendicato.

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PERSONAGGI SPEZZATI

Il Broken Man del titolo si riferisce senza dubbio a Clegane, un uomo spezzato (letteralmente) e alla disperata ricerca di redenzione. Che come sappiamo, nel mondo di Game of Thrones non è praticamente mai possibile: pur venendo reintrodotto in termini diversi da quelli che conosciamo, il Mastino sul finale della puntata ricade nei vecchi schemi, quelli per cui l’odio è il motore principale della sua storia.

Ma Sandor non è l’unico personaggio spezzato che “subisce” gli eventi dell’episodio: da Margaery a Theon ad Arya a Cersei e Jaime e fino anche a Sansa, le convinzioni e i valori dei personaggi vengono messi in totale discussione. Margaery è costretta a fingere pur di sopravvivere, ed in questo senso è forse quella che meno sente su di sé il peso delle proprie azioni, insieme ad un Theon che dal suo status di uomo spezzato sembra diretto ad uscire; al contrario invece Cersei risulta totalmente sconfitta, ormai lontana da suo fratello Jaime, da suo figlio Tommen e anche da quelli che sembravano dei nuovi alleati (Olenna e i Tyrell).
Anche Arya, fino a poco tempo fa fermamente convinta nel suo addestramento per divenire Nessuno, risulta spezzata ed in cerca di una nuova strada: ma i risultati delle sue azioni potrebbero porre un brusco arresto ai suoi propositi, ora che gli adepti della Casa del Bianco e del Nero le sono contro.
Infine, osserviamo la rottura dei propositi belligeranti anche di Sansa (anche se non ne abbiamo la sicurezza, quindi rimaniamo più sul terreno delle speculazioni) verso Ditocorto, al quale forse lady Stark ha infine chiesto aiuto.

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RITMO SPEZZATO

L’episodio risulta quasi fuori posto in una stagione che sembrava fin qui portata a procedere con estrema fretta. Il ritorno di un personaggio come Clegane, che non risulta almeno per ora funzionale alla trama (e se come con tutta probabilità lo diventerà in seguito, porterà con sè una dilatazione delle storyline di cui non si sentiva il bisogno) da una parte ci riempie di aspettative,ma dall’altra risulta del tutto fuori luogo.

Il ritmo della stagione risulta spezzato, mostrandoci dei dialoghi e delle situazioni che, per quanto ben gestiti, lasciano spesso il tempo che trovano: dall’introduzione dell’efficacissimo personaggio della giovane Lyanna Mormont al confronto fra Brynden Tully e Jaime Lannister, i protagonisti vengono messi in ombra ed in qualche modo rallentati (probabilmente in vista dei tre esplosivi episodi finali), tradendo lievi carenze di scrittura e regalando minutaggio prezioso a personaggi nuovi come a voler riempire una puntata che non riesce a procedere nelle sue linee principali.

Il risultato è appunto quindi un episodio quasi slegato dal resto della stagione, una sorta di filler gettato nella mischia per allungare il brodo.

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