The Flash, la recensione dell’episodio 2.20: Rupture

The Flash, la recensione dell’episodio 2.20: Rupture

Di Lorenzo Pedrazzi

Rupture, ventesimo episodio della seconda stagione di The Flash, mette in scena un’escalation che culmina in uno dei momenti più drammatici della serie…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Barry (Grant Gustin) e Cisco (Carlos Valdes) pattugliano Central City con un ologramma di Flash che funge da deterrente per i criminali, ma nulla può fare contro Zoom (Teddy Sears), che torna su Terra-1 con l’intenzione di soggiogare la città. Il velocista irrompe nella stazione di polizia e si prepara a fare una carneficina, ma Caitlin (Danielle Panabaker) lo convince a risparmiare gli agenti, che si rifugiano al CC Jitters. Wells (Tom Cavanagh) tenta di convincere Barry a ripetere l’incidente dell’acceleratore di particelle per ristabilire il suo legame con la Speed Force, ma il ragazzo sostiene che sia troppo pericoloso, e chiede consiglio a suo padre Henry (John Wesley Shipp), anch’egli fortemente contrario. Joe (Jesse L. Martin) ritiene che Barry saprà decidere per conto suo, mentre Iris (Candice Patton) gli dice che non le importa se tornerà a essere Flash oppure no, poiché lei lo ama comunque. Barry è disorientato da questa confessione, e il discorso viene rimandato. Wally (Keiynan Lonsdale) e Jesse (Violett Beane) vengono nascosti da Joe nella camera segreta dell’acceleratore, per tenerli al sicuro.
Intanto, Zoom sguinzaglia Dante Ramon alias Rupture (Nicholas Gonzalez) per le strade di Central City: si tratta del Doppelgänger del fratello di Cisco, che cerca vendetta per la morte di Reverb. Cisco e il Dante di Terra-1 scampano a un attacco del criminale, che poi viene incaricato da Zoom di uccidere gli agenti nella caffetteria. Caitlin riesce ad avvertire i suoi amici con un cellulare, e l’ologramma di Flash viene utilizzato per distrarre Rupture e permettere la sua cattura. Zoom però interviene, uccide tutti gli agenti (tranne Joe e il Capitano Singh) e giustizia Rupture per il suo fallimento.
A questo punto, Barry si convince che deve riavere i suoi poteri per fermare Zoom, e accetta il piano di Wells. L’acceleratore viene riattivato, mentre Cisco convoglia un fulmine (grazie allo strumento che aveva costruito per sconfiggere Weather Wizard) nel dispositivo dov’è posizionato Barry: la materia oscura generata dall’acceleratore travolge l’eroe, che si dissolve nel nulla e lascia dietro di sè soltanto un frammento lacerato del costume. Jesse e Wally, usciti dalla stanza segreta, vengono travolti dalla stessa energia e perdono i sensi. Henry, Joe, Iris e Cisco sono disperati, mentre Wells rimane pietrificato: sono tutti convinti che Barry sia morto…

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Nuove origini
Flash sarà pure un emblema di speranza per i cittadini di Central City (e un deterrente per i criminali), ma la sua presenza simbolica non basta a tenere al sicuro la metropoli: se ne accorgono i protagonisti della serie in questo episodio, dove Barry anima l’ologramma del Velocista Scarlatto con una tecnica simile al motion capture, senza poter intervenire fisicamente sulle scene del crimine perché – inutile dirlo – l’ologramma è immateriale. I simboli, insomma, sono utili come esempio di virtù, ma non possono esercitare un controllo diretto sugli eventi, e Zoom non deve far altro che dimostrare l’inesistenza dell’eroe per diffondere il terrore in città.

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Rupture lavora proprio su questa frustrante consapevolezza: là fuori c’è un supercattivo potente e sanguinario, ma non esiste una forza uguale e contraria che possa contrastarlo, a dimostrazione di quanto sia importante l’equilibrio dei fattori nella dialettica manichea tra bene e male, tipica delle storie supereroistiche più basilari. Zoom è quindi libero di spadroneggiare lungo tutto l’arco della puntata, frenato soltanto dalla speranza che Caitlin un giorno possa amarlo. Le dinamiche dello scontro con la polizia sono piuttosto confuse (perché gli agenti si rifugiano al CC Jitters, invece di chiamare l’esercito e far circondare la stazione?), ma per lo meno gli autori non sfuggono ai risvolti più tragici della vicenda, rendendo definitive le azioni del supercriminale. Naturalmente non ci sono personaggi regolari o ricorrenti fra le vittime, ma questo potrebbe trovare una spiegazione nell’affetto di Zoom per Caitlin.

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L’episodio è caratterizzato da un climax che aumenta in progressione, come si è visto pochissime volte nell’attuale stagione di The Flash. L’impotenza dei protagonisti culmina nel tentativo di ristabilire il legame tra Barry e la Speed Force, ma la simulazione dell’incidente all’acceleratore di particelle sfocia in uno dei momenti più drammatici nella storia dello show, con l’eroe dissolto nella materia oscura e creduto morto dai suoi amici. L’energia travolge anche Wally e Jesse, e sappiamo bene che il loro futuro da velocisti comincia da qui: forse non accadrà subito, ma i due ragazzi svilupperanno gli stessi poteri di Flash, generando il primo nucleo della cosiddetta Flash Family (gruppo di eroi legati al retaggio del Velocista Scarlatto).

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L’assenza del vero Flash mina un po’ lo spettacolo, ma l’ologramma compensa parzialmente questa lacuna, riuscendo quasi a garantire uno scontro “regolare” con Rupture: il supervillain, peraltro, ruba la scena grazie alle evoluzioni della sua falce, e inoltre funge da catalizzatore per la riconciliazione tra Cisco e suo fratello. I momenti più suggestivi, però, sono sempre appannaggio di Zoom, il cui aspetto demoniaco induce soggezione e spavento, anche grazie alla voce cavernosa di Tony Todd. Vi ricordo infine che il prossimo episodio sarà diretto da Kevin Smith, quindi ci sono grandi aspettative…

La citazione:
«Facciamolo. Facciamo esplodere l’acceleratore di particelle.»

Ho apprezzato:
– Il climax progressivo che culmina in uno dei momenti più drammatici della serie
– Il cliffhanger finale
– La genesi di Jesse e Wally
– Il carisma di Zoom (soprattutto con la maschera)
– Le scene con Rupture
– Iris che confessa il suo amore a Barry

Non ho apprezzato:
– La dinamica confusa e inverosimile dello scontro tra Zoom e la polizia

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