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26 maggio 2016 • 16:45 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

The Flash, la recensione del season finale: The Race of His Life

La seconda stagione di The Flash si chiude con un'epica battaglia contro Zoom, ma anche con un cliffhanger che potrebbe cambiare tutto...
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The Race of His Life, ultimo episodio della seconda stagione di The Flash, conclude la furiosa battaglia tra Flash e Zoom, lasciandoci con un finale inaspettato che potrebbe cambiare il mondo della serie come lo conosciamo…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Flash (Grant Gustin) assiste impotente all’omicidio di suo padre Henry (John Wesley Shipp) per mano di Zoom (Teddy Sears). L’uomo muore davanti ai suoi occhi. Barry, furibondo, si scaglia sull’avversario, e riesce ad atterrarlo alla fine di una corsa per le strade di Central City. Si tratta però di un residuo temporale, e il vero Zoom lo uccide prima che lo faccia Barry.
Al funerale, il ragazzo non riesce a dire niente, ma ci pensa Joe (Jesse L. Martin) a pronunciare alcune parole in ricordo di Henry. Dopo la cerimonia, Zoom fa visita a Barry e gli propone una sfida: gareggeranno per stabilire chi sia il più veloce, o Zoom ucciderà altre persone che ama. Barry accetta, ma Wells (Tom Cavanagh) capisce che Zoom ha bisogno della velocità di entrambi per attivare il Magnetar, un dispositivo costruito dai Mercury Labs che può emulare una pulsar. Grazie a quello, Zoom potrà distruggere tutti i mondi paralleli del multiverso, lasciando intatta la sola Terra-1. Il supercattivo, infatti, misura il suo successo dal numero di persone che riesce a uccidere, e il Magnetar gli permetterebbe di aumentare esponenzialmente quella cifra.
Barry è consumato dal desiderio di vendetta, e i suoi amici credono che questo possa condurlo alla morte. Di conseguenza, lo narcotizzano con un sedativo e lo rinchiudono in una cella dell’acceleratore, ignorando le sue proteste. Il loro piano è di rispedire Zoom su Terra-2: Caitlin (Danielle Panabaker) lo distrae facendogli credere di voler tornare con lui, poi Wells lo colpisce con un fucile a impulsi e Joe gli inietta un sedativo, ma è costretto ad avvicinarsi perché il suo fucile si è inceppato. Cisco (Carlos Valdes) usa i suoi poteri per aprire un portale, ma Joe viene risucchiato al suo interno con Zoom.
Wally (Keiynan Lonsdale) si reca agli S.T.A.R. Labs e scopre che suo padre è stato catturato. È furioso con Iris (Candice Patton) e gli altri perché non lo hanno avvertito del loro piano, e perché intendono chiudere tutti i passaggi con Terra-2 nonostante abbiano perso Joe. Convinto che solo Flash possa risolvere il problema, lo libera, e Barry prende in mano la situazione. Intanto, nel suo covo, Zoom dice a Joe che non ha intenzione di ucciderlo perché spera che Barry accetti di gareggiare per liberarlo; inoltre, gli rivela che l’uomo con la maschera di ferro è il vero Jay Garrick, da lui rapito su Terra-3 per rubargli la velocità e curarsi. Ora lo tiene in cella come trofeo personale. Con l’aiuto di Cisco, Barry proietta la sua immagine su Terra-2 e dice a Zoom che accetta la sfida, a patto che liberi Joe. L’accordo stabilisce che il detective sarà liberato solo a gara conclusa.
I due velocisti si ritrovano davanti al Magnetar, sotto agli occhi del Team Flash. La corsa comincia, il Magnetar si attiva, e all’improvviso compare un secondo Flash che libera Joe e sfreccia attorno alla base del dispositivo, generando un’energia contraria che gli permette di distruggerlo. Il corpo del secondo Flash, però, si disintegra a causa dell’energia eccessiva. Il primo Flash combatte con Zoom, lo colpisce duramente e riesce a scaraventarlo a terra, distruggendogli la maschera. È sconfitto, e due spettri del tempo compaiono dal cielo per trascinarlo via in stile Ghost, consumando la sua carne come se fosse in putrefazione.
Barry spiega a Wally che l’altro Flash era un residuo temporale: tornando indietro nel tempo all’inizio della gara, ha potuto lavorare in sinergia con l’altro se stesso, disposto a sacrificarsi per salvare chi ama. Jay Garrick viene liberato dalla maschera, e Barry è sorpreso nel vedere il Doppelgänger di suo padre (non a caso, il cognome da nubile di sua nonna paterna era Garrick). Jay indossa il suo vecchio costume e l’elmetto di Zoom, perché molti lo considerano un emblema di speranza, e parte per Terra-2 insieme a Wells e Jesse (Violett Beane), che salutano i loro amici. Da lì, lo aiuteranno a tornare su Terra-3.
Iris dice a Barry che merita di ricevere qualcosa di bello dopo tutte quelle sofferenze, ed è pronta a stare con lui. Barry, però, si sente confuso, e vuole aspettare di avere le idee chiare, vuole cercare di riempire il vuoto che sente dentro di sé: Iris gli risponde che è disposta ad aspettarlo, come lui ha fatto con lei. Si danno un bacio. Poi, Barry guarda un’ultima volta i suoi amici attraverso la finestra di casa, indossa il costume e torna indietro fino al momento in cui l’Anti-Flash uccise sua madre Nora (Michelle Harrison), solo che stavolta glielo impedisce. Nora è salva, e la linea temporale ne subirà le conseguenze…

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Is it the end of the world has we know it?
C’erano tutte le premesse per fallire, e invece The Race of His Life corre a passo spedito oltre il traguardo, senza incespicare proprio sul finale. L’inizio è trascinante: la storia riprende dall’ultima inquadratura di Invincible, e poi ci proietta in un disperato inseguimento dove Barry riversa tutta la sua rabbia su Zoom, salvo poi scoprire che si tratta di un residuo temporale. È qui che l’episodio rischia di ripetere gli errori del passato, quando il Team Flash rinchiude l’eroe nell’acceleratore per affrontare Zoom senza di lui, elaborando un piano assurdo che tradisce ogni logica: il supervillain ha già dimostrato di saper aprire dei passaggi interdimensionali con le sue sole forze, quindi che senso avrebbe rispedirlo su Terra-2? La sceneggiatura di Aaron e Todd Elbing (ormai incaricati di scrivere le puntate più cruciali della serie) cede il passo all’incoerenza, com’è già accaduto sin troppo spesso in questa stagione di The Flash e negli altri show di Greg Berlanti.

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Per fortuna, l’idiozia del piano e le sue ridicole conseguenze permettono a Flash di tornare in gioco, e The Race of His Life assume tutto un altro ritmo. In principio le intenzioni di Zoom possono sembrare nebulose, ma diventano sempre più chiare con il dipanarsi della trama, che risulta ben strutturata sulla distanza dei 45 minuti, al contrario di ciò che abbiamo visto nel finale di Legends of Tomorrow. Da quando il Velocista Scarlatto e la sua nemesi cominciano la gara, l’episodio diventa una cavalcata mozzafiato che finalmente restaura l’antico ruolo dell’eroe: Barry, infatti, sconfigge Zoom con l’ausilio della sua forza e del suo ingegno, senza ricorrere all’aiuto degli amici (che di danni ne hanno già provocati abbastanza) né seguire pedissequamente i consigli altrui. La sua vera maturazione risiede in questo potere decisionale, emerso nel momento più critico. Ne guadagna anche lo spettacolo, poiché lo scontro furibondo tra i due velocisti risulta molto più soddisfacente che in passato, mentre il paradosso del residuo temporale – spiegato con cura da Barry a Wally per rinfrescare la memoria anche a noi spettatori – è pienamente giustificato nella mitologia di una serie che ha l’abitudine di ramificare il corso della Storia, generando piani temporali alternativi.

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Arrivato al suo canto del cigno (definitivo?), Teddy Sears offre una performance abbastanza sfumata, capace di oscillare dalla follia bigger than life (cui si perdonano le insensate spiegazioni dei suoi piani, nella tradizione dei supercattivi fumettistici) alla fragilità psicologica di un uomo fondamentalmente solo e traumatizzato, come si evince dalla sua reazione alla vista di Caitlin. Ormai privo di una propria identità, Zoom ha rubato quella di Jay Garrick, che scopriamo essere l’uomo con la maschera di ferro: si tratta in realtà del Doppelgänger di Henry Allen, e non è così sorprendente se consideriamo che Garrick era il cognome di sua madre da nubile (lo ha detto lui stesso a Barry qualche episodio fa). John Wesley Shipp era la scelta obbligata per il Flash originale, quella più desiderata dai fan; d’altra parte, non dimentichiamo che Shipp ha interpretato il Velocista nella prima serie tv del 1990, quindi lui è il Flash originale, di diritto.

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Questo ci porta all’inatteso cliffhanger che chiude la stagione, in cui Barry fa una scelta radicale e titanica. Esasperato dalle sue perdite, consapevole di poter cambiare le cose, l’eroe realizza ciò che nell’epilogo dello scorso anno si era rifiutato di fare: torna nuovamente indietro nel tempo e impedisce all’Anti-Flash di uccidere sua madre Nora. Dovremo attendere la terza stagione per scoprirne le conseguenze, ma Barry potrebbe aver cambiato l’intera timeline della sua esistenza e dello show, riportando così in vita, oltre a sua madre, anche suo padre e il Wells di Terra-1, mentre si allontana da Iris (se la linea temporale è cambiata, la loro nascente storia d’amore potrebbe non esistere affatto, perché significa che non sono più cresciuti assieme) e perde teoricamente i poteri. Gli autori optano quindi per una soluzione audace e potenzialmente rivoluzionaria, in una serie dove i viaggi nel tempo e le dimensioni parallele possono stravolgere in ogni momento l’intero assetto narrativo. Inoltre, la scelta di Barry potrebbe condurci a una versione di Flashpoint, dove convergeranno tutti gli show supereroistici di The CW, ora che anche Supergirl fa parte del lotto. Sarà questo il mega cross-over di cui si parla tanto? È possibile, com’è possibile che includa alcuni elementi di Crisi sulle Terre infinite, dato che ormai i personaggi parlano apertamente di “multiverso” e “infiniti mondi paralleli”, per citare le parole di Wells in questa puntata. Insomma, un piano ambizioso che supera di gran lunga le consuetudini della narrazione televisiva (almeno negli show di questo genere), e promette grandi cambiamenti per il futuro. Se gli sceneggiatori sapranno gestire un meccanismo così vasto e delicato, è tutto da vedere.

La citazione:
«Ovunque tu debba andare, qualunque cosa tu senta di dover fare, falla. E quando tornerai, mi troverai qui.»

Ho apprezzato:
– Lo scontro furibondo tra Flash e Zoom
– L’affermazione dell’individualità di Flash
– L’idea del residuo temporale
– John Wesley Shipp nel ruolo del vero Jay Garrick
– L’interpretazione di Teddy Sears nel ruolo di Zoom
– Il cliffhanger che potrebbe cambiare tutto

Non ho apprezzato:
– L’assurdità illogica del piano del Team Flash
– Zoom che racconta i suoi progetti come un vecchio supercattivo

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