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Preacher, recensione del primo episodio della nuova serie DC Comics

Preacher, recensione del primo episodio della nuova serie DC Comics

Di Andrea Suatoni

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Era il 1995 quando Garth Ennis introduceva nel panorama fumettistico dell’etichetta Vertigo della DC Comics Preacher, la storia di un predicatore posseduto da un’entità (che non definiamo per non spoilerare nulla a chi non conosce il fumetto) soprannaturale che intraprendeva un viaggio on the road per trovare (letteralmente) dio, fuggito dai propri obblighi divini. Un mix di humor nero e dialoghi brillanti, ricco di personaggi perfettamente delineati ed elegante contenitore di una trattazione delle idee di religione e fede assolutamente non convenzionali e tendenti al blasfemo.

Un successo assoluto, che nei suoi 6 anni di pubblicazione riuscì a creare un vero e proprio cult che richiedeva a gran voce di essere trasposto in un media visivo diverso da quello cartaceo: i tentativi (a livello strettamente embrionale) sono stati molti, ma solo nel 2016 il canale americano AMC è riuscito a trovare un equilibrio fra gli eccessi del fumetto e il livello di riproduzione su piccolo schermo degli stessi adatto a creare una serie tratta dall’opera di Ennis.

Il risultato, al lordo del solo Pilot, sembra però adagiarsi troppo sulle strade fin troppo semplici da percorrere del fumetto, da cui pure a tratti si discosta fortemente (i puristi sono già in estremo – fanatico – fermento) ma del quale non riesce a creare un affresco comprensibile a chi quel fumetto non lo conosce affatto.

IL PILOT

Il punto di vista da cui affrontiamo la visione del primo episodio è (e sempre dovrebbe essere) quello della totale ignoranza, che da parte degli showrunner deve essere sempre e comunque sottointesa.

Ecco quindi che i primi secondi di Preacher introducono un’entità aliena, qualcosa di proveniente da un altro pianeta che nel corso della puntata andrà a caccia di predicatori di ogni risma o fede diversa, facendoli letteralmente esplodere per poi proseguire verso la prossima preda (un enorme momento di ilarità è da rinvenire nella morte di Tom Cruise, fervente seguace di Scientology).

Facciamo la conoscenza dei tre personaggi principali: il primo è Jesse Custer, il preacher che dà il nome alla serie. Jesse (un Dominic Cooper che in questa veste non riesce a convincere fino in fondo) ci viene presentato come un predicatore incapace e svogliato, un alcolizzato senza troppe pretese che svolge la propria professione senza nessuna vera vocazione ma (sembrerebbe) solo per seguire una tradizione paterna dai risvolti tutt’altro che buonisti. Ma è comunque deciso, dopo ripensamenti vari, ad essere un eroe per la sua comunità. Quando la cometa aliena arriverà da Jesse, per un qualche motivo rimarrà intrappolata all’interno del suo corpo, non riuscendo ad ucciderlo come fatto con gli altri ed anzi donandogli il potere di imporre la propria volontà sulle altrui menti.

Il secondo è Cassidy ( che Joe Gilgun impreziosisce donandogli molto del carattere del suo Rudy in Misfits), un improbabile vampiro sbucato dal nulla e inserito nella vicenda in maniera fin troppo raffazzonata. L’irlandese si trova su un aereo, ad un festino a base di droga ed alcool che improvvisamente si trasforma in una caccia al mostro, regalandoci una scenza d’azione molto efficace ma sostanzialmente completamente senza alcun senso logico.

Infine, abbiamo Tulip, personaggio di tutt’altra caratura e presentato in maniera impeccabile (complice anche una straordinaria Ruth Negga di cui la serie Agents of S.H.I.E.L.D. sente enormemente la mancanza), che pur senza rivelarci nulla del suo passato intavola una caratterizzazione incredibilmente complessa con un minutaggio fin troppo limitato. Quel che possiamo intuire è che la ragazza sia una criminale ricercatissima (e probabilmente con più di una taglia sulla testa) o che abbia pestato i piedi a qualcuno di troppo potente o importante. Il suo rapporto con Jesse non è del tutto chiaro, ma sembrerebbe che i due in passato abbiano commesso insieme più di un crimine.

Il prosieguo della puntata non entra affatto nel vivo della vicenda, che in realtà più che faticare a delinarsi non viene affatto delineata: quello cui finora assistiamo è la (a)normale vita di alcuni residenti di una cittadina texana (che più texana non si può), che ci vengono presentati fino ai destabilizzanti comprimari: un ragazzo deforme che ha compiuto un crimine per il quale cerca redenzione, una coppia dedita al sadomaso senza preoccuparsi di nascondersi al proprio figlio, una affascinante perpetua probabilmente innamorata del nostro preacher, e così via. Storie comunque interessanti e dissacranti di per sé, che sembrano portare la serie verso la trattazione di un family drama condito con elementi soprannaturali.

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Il VOLUTO E IL REALIZZATO

Quello descritto finora è quello che trapela dal Pilot per il profano. Peccato che palesemente non sia affatto quello che gli showrunner volevano far arrivare allo spettatore. Adagiandosi come già detto fin troppo sull’opera fumettistica, gli sceneggiatori dipingono un mondo estremamente affascinante per chi già conosce i retroscena della vicenda, di cui il primo episodio presenta solamente i personaggi principali; una trasposizione estremamente accattivante e che strizza l’occhio al lettore anche e soprattutto nei cambiamenti effettuati attraverso la stessa.

Ma il fatto che il pubblico creda che la serie parli di alieni, quando invece il tema è (in maniera estremamente particolare, certo, ma è) la religione, porta nella trattazione un caos che la serie non merita e del quale non ha affatto bisogno. I vari riferimenti all’assenza di qualcuno che ascolti le preghiere degli uomini è un galvanizzante afrodisiaco per i puristi del fumetto, mentre risultano delle battute prive di appeal e totalmente dimenticabili per il povero ignorante, che non riesce assolutamente ad inquadrare lo show né sostanzialmente a capire perché dovrebbe avvicinarsi ad una seconda puntata.

Il colpo di scena finale aprirebbe interessanti quesiti e sarebbe valso da solo la curiosità dello spettatore nel voler andare avanti con un secondo episodio, se non fosse che l’estrema somiglianza delle dinamiche dei (nuovi) poteri di Jesse Custer con quelli (ben più affascinanti e marcatamente delineati) di Killgrave in Jessica Jones non solo ci lasciano un forte sapore di già visto in bocca, ma vengono presentati in modalità che paiono totalmente ricalcate sugli stessi, quasi da risultare in un plagio.

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POTERI E POTENZIALITA’

In definitiva, Preacher per un verso fa un centro perfetto, se si vede lo show come destinato unicamente allo zoccolo duro dei fan del fumetto che da anni non aspettavano altro che di vedere i loro eroi in carne ed ossa muoversi sul piccolo schermo; dall’altro rappresenta tecnicamente un fiasco totale se pensato in un momento come quello attuale, ben 16 anni dopo la chiusura della serie ed in qualche modo menomato dalla presenza di show che hanno già trattato, molto efficacemente in TV, le stesse tematiche: dal già citato Jessica Jones alle varie serie vampiriche (Vampire Diaries, The Originals, True Blood) e ai nuovi American Horror Story e Penny Dreadful, ma anche a Leftovers, alle cui atmosfere sfittiche e dense di depressione Preacher si rifà fin troppo, fino a sembrare proiettata verso scenari alla Dominion o Supernatural.

Se da tutte le varie serie citate Preacher riuscirà ad estrapolare dei semplici omaggi e a trovare una propria originalità narrativa, ora sostanzialmente carente sotto ogni punto di vista se si pensa che il grosso del lavoro viene da Garth Ennis e non dagli showrunner, allora forse la serie potrebbe davvero decollare, introducendo nel panorama televisivo una formula interessante e con qualcosa da raccontare. Ma allo stato attuale delle cose, Preacher arriva in ritardo di vent’anni, tentando di spacciare come innovative oggi le idee di un Ennis che al tempo era in effetti stato rivoluzionario.

Troppo poco, troppo tardi. Ma con il beneficio del dubbio.

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