La Pazza Gioia, ovvero come Paolo Virzì stupisce e commuove il Festival di Cannes. La recensione

La Pazza Gioia, ovvero come Paolo Virzì stupisce e commuove il Festival di Cannes. La recensione

Di Andrea D'Addio

Lungo e intenso: è stato l’applauso ricevuto da La pazza gioia al termine della proiezione per la stampa al Festival di Cannes, dove il film è stato presentato all’interno della sezione Quinzaine des Réalisateurs. Apprezzamenti meritati? Andiamo per ordine.

Toscana, giorni nostri. Beatrice è un’(ex)aristocratica amante della bella vita in custodia giudiziaria presso una comunità terapeutica. Ossessiva e bipolare, dà continue preoccupazioni al gruppo di medici, assistenti ed altre ospiti della struttura. La situazione  quando arriva Donatella, anche lei rinchiusa perché ritenuta socialmente pericolosa. Non parla molto, alle spalle ha una tragedia sfiorata che ancora la tormenta: aver tentato anni fa un omicidio-suicidio assieme al suo bebé. Le due stringono un’incosciente amicizia che le porta ad una fuga alla Thelma & Louise che le ricongiungerà, almeno momentaneamente, con il proprio passato…

La Pazza Gioia

Scritto con Francesca Archibugi, anziché con quel Francesco Bruni con cui ha collaborato ininterrottamente da Ovosodo in poi (anno 1997, da allora altri otto film assieme), Paolo Virzì ambiente una storia a metà tra dramma e commedia che coinvolge, commuove e ti accompagna anche a distanza di ore dalla fine della visione. A prima vista sembrerebbe difficile riuscire  – da spettatori – a mettersi nei panni delle due protagonista. Le si osserva a distanza, divertiti dalle loro eccentricità. Gradualmente però, senza mai tradire la coerenza dei personaggi, il regista livornese ci porta a comprenderle e accessibili fino a fare il tifo per loro. Lo fa con una storia che vive di continui strappi narrativi. Potrebbe avere più finali, eppure ogni volta che sembra arrivata ad un epilogo, si rinnova senza per questo apparire allungata. È un continuo scavare. Ogni nuovo elemento immesso nella trama ci dice qualcosa di più sia sulle due “eroine” che sui noi stessi. Depressione, matrimonio, amore genitoriale mancato o solo sfiorato che sia: per quanto pochi di noi li abbiano vissuti fino agli estremi come le due protagoniste, comunque ne riconosciamo alcune tracce nei nostro passati e presenti. E, di conseguenza, ci mettiamo poco a capire come, a volte, non sempre sia normale fare scelte logiche.

Virzì ce lo racconta senza calcare la mano, ma alleggerendo spesso e volentieri con momenti  comici tipici del suo cinema. I suoi meriti sono da condividere con le attrici. Valeria Bruni Tedeschi è brava come non era mai stata né aveva dato indizio di potere essere, una performance che se fosse stata in concorso a Cannes (il film, inspiegabilmente, fa parte della Quinzaine des Réalisateurs) avrebbe meritato un premio. Accanto a lei Micaela Ramazzotti conferma il suo talento, in un ruolo però più canonico e vicino ad altri suoi passati tra cui La prima cosa bella, con cui La pazza gioia ha qualcosa in comune sia per ambientazioni che trama. Più va avanti più Virzì sembra un autore da cui è difficile aspettarsi un passo falso. Il suo prossimo film sarà negli States, dirigendo Donald Sutherland e Helen Mirren. Altri, prima di lui, Sorrentino su tutti, hanno fallito, almeno al primo colpo. Speriamo che Virzì faccia di meglio. Ne ha tutte le capacità. E se lo merita.

La Pazza Gioia Cover

La Pazza Gioia uscirà nelle sale italiane il 17 maggio.

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