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Juste la fin du monde di Xavier Dolan – La recensione da Cannes 2016

Juste la fin du monde di Xavier Dolan – La recensione da Cannes 2016

Di Andrea D'Addio

Nel 1990, uno dei più importanti drammaturghi al mondo, Jean-Luc Lagarce realizzò una piéce più personale di altre. Vi si raccontava il ritorno a casa, dopo 12 anni di assenza, di un trentatreenne omosessuale scrittore di successo, ma malato di Aids per annunciare alla famiglia il suo prossimo decesso. Non sappiamo se il francese avesse un fratello maggiore isterico, una sorella minore persa tra canne, sigarette e scarse ambizioni e un’eccentrica madre, ma il punto di partenza, il protagonista, quello era senza dubbio lui.

Xavier Dolan, anche lui gay e che del racconto di rapporti familiari ha costruito la propria carriera di enfant prodige (classe 1989, canadese, è al suo sesto lungometraggio), non poteva che essere affascinato dal testo di Lagarce. A livello internazionale poteva contare sul credito acquisito con Mommy e così, per la sua trasposizione su grande schermo, è riuscito a coinvolgere il meglio della recitazione francese: Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Vincent Cassel, Marion Cotillard e Léa Seydoux. Insomma, gli elementi per del bel cinema ci sarebbero tutti. A mancare purtroppo è il film. O, meglio, c’è troppo. Barocco? Sarebbe un eufemismo. Dialoghi, interpretazioni sopra le righe, voce fuori campo, primi piani, musica pop sparata ad alto volume per enfatizzare l’inutilità delle parole che, familiari in eterna lotta tra loro, si dicono per poi pentirsene: la maestria di Dolan nel  muovere la macchina da presa non basta per giustificare un senso di claustrofobia generale che non può essere l’unico obiettivo del tutto. Il silenzio, questo sconosciuto. Solo la fine del mondo, forse, potrebbe portarlo in un contesto del genere.

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Non si può empatizzare con nessuno dei personaggi, si giustifica – logicamente – la scelta del protagonista di essersene voluto andare il più lontano possibile, avremmo tutti fatto lo stesso, ma non c’è nessuna evoluzione di personaggi, nessuna catarsi, nessun motivo, in definitiva, per assistere al tutto per 100 minuti di pellicola a dir poco deludente. Juste la fin du monde non meritava il concorso a Cannes. Dolan, per una volta, potrebbe/dovrebbe cercare di allontanarsi dallo stesso tema invece di provare a ripetere, in piccolo, quel piccolo gioiello che è Mommy. Il talento, almeno visivo, ce l’ha. Manca il coraggio? 

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Juste La Fin Du Monde (Only The End Of The World) arriverà in Italia nei prossimi mesi distribuito da Lucky Red.

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