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Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×03, “Oathbreaker”

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×03, “Oathbreaker”

Di Andrea Suatoni

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Il terzo episodio della sesta stagione di Game of Thrones è destinato a rimanere nella storia (almeno per i fruitori dei libri): la Torre della Gioia, prigione (?) di Lyanna Stark, fa il suo trionfale ingresso nella serie e preannuncia importantissimi snodi narrativi. E mentre tutti i personaggi fanno i conti con le proprie promesse infrante, le varie storyline di Westeros iniziano a mostrare una maggiore coesione.

OATHBREAKER

È vero. È tornato. Ed è lui. La morte sembra aver traumatizzato Jon Snow (e le risposte su cosa ci sia “dopo” forse anche una Melisandre sempre più allo sbaraglio ma finalmente molto più umana), che riprende il suo ruolo di Lord Comandante e si prepara a capire cosa la sua resurrezione possa significare; alcuni fra i bruti, rivela Tormund, lo vedono come una sorta di divinità.

Rivediamo anche Sam e Gilly, per una breve parentesi che ci preannuncia la presentazione della famiglia Tarly al completo a cui i due si presenteranno con un bambino, prova che l’aspirante Maestro ha rotto il proprio giuramento di Guardiano (con tutte le conseguenze che ne deriveranno).

Il viaggio di Bran nel passato della famiglia Stark continua: vediamo un giovane Ned, dopo la morte del re folle (ricordiamo che Aerys II Targaryen era stato ucciso da Jaime Lannister), affrontare la Spada dell’Alba alla famigerata Torre della Gioia, uno dei luoghi focali dell’intera cosmologia di Game of Thrones: le urla che sentiamo sono quelle di Lyanna Stark, e i più maliziosi credono già di sapere a cosa porteranno le incursioni del giovane metamorfo nel passato della sua famiglia (se non temete gli spoiler, cliccate sul link in cima all’articolo).

Anche Daenerys è vittima delle conseguenze della rottura di una promessa: quella che l’avrebbe voluta passare il resto della sua vita con le vedove dei Khal. Come le viene detto, la Madre dei Draghi ha girato per il mondo (mietendo disastri un po’ ovunque, aggiungeremmo) e dovrà essere giudicata per questo.

Le azioni della Stormborn a Meereen ricadono su Varys e sul Concilio Ristretto di Tyrion, Missandei e Verme Grigio; la lotta contro i Figli dell’Arpia fa un passo in avanti, ma la risoluzione dei conflitti è ancora lontana.

Ad Approdo del Re vediamo Qyburn, che dopo aver sostituito nella pratica Pycelle nel ruolo di Gran Maestro, si appresta ad ereditare anche il titolo di Ragno Tessitore di Varys, rivelandoci dopo 6 stagioni la vera natura degli uccellini.
Nel consiglio reale fa il suo ingresso Lady Olenna: la Regina di Spine non ha quasi bisogno di usare le sue arti manipolatorie per nutrire il malcontento degli altri membri, avversi a Cersei e a Jamie; gli equilibri di corte sono probabilmente destinati a cadere molto presto, mentre i propositi belligeranti di re Tommen, che ci aveva fatto presagire una presa di posizione combattiva verso l’Alto Passero, vengono annichiliti dalle parole di quest’ultimo.

Rivediamo anche la Casa del Bianco e del Nero: a Braavos Arya continua il suo addestramento senza l’ausilio degli occhi, ed il suo cammino per diventare Nessuno sembra fare dei passi avanti. Fino al punto in cui Jaqen, ormai convinto della ritrovata convinzione della ragazza, le restituisce la vista.

Uno dei plot twist più importanti avviene a Grande Inverno: Ramsay è impegnato ad intessere complicate alleanze dopo aver perso Sansa, ma il ritrovamento di Rickon Stark, (insieme alla bruta Osha) è destinato a cambiare le carte in tavola.

Il finale dell’episodio ci riporta alla Barriera, così come quello degli episodi precedenti: per la gioia dei fan, l’odiato Olly viene giustiziato insieme ad Alliser Thorne e agli altri ufficiali, per quello che sarà l’ultimo atto da Lord Comandante di Jon Snow: lasciato il comando a Edd, il personaggio interpretato da Kit Harington sembra deciso ad andarsene: la sua guardia è terminata.

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PROMESSE INFRANTE

Il tema dell’episodio è chiaro, e più che mai è stato rispettato in Oathbreaker. Quasi tutti i personaggi soffrono, subiscono o risolvono le conseguenze della rottura dei propri giuramenti o delle proprie promesse, sia sconvolgendo degli equilibri che riportando le cose alla normalità.

Ad iniziare con i Guardiani, che sul giuramento fondano la propria vita: Sam ha disatteso l’obbligo di castità, e sicuramente questo non sarà visto di buon grado da suo padre; Alliser e Olly hanno tradito e per loro la pena capitale si rivela l’unico castigo adeguato; infine Jon, che sente su di sè probabilmente tutto il peso di quel che è successo e che non riesce a non credere alle parole di Thorne, per cui il primo traditore sarebbe lui stesso, colpevole di aver fallito su tutta la linea. Ma il giuramento dei Guardiani li vincola “solo” fino alla morte, e Jon tecnicamente ne risulterebbe liberato. Quali saranno i nuovo obiettivi del bastardo di Grande Inverno, possiamo solamente immaginarlo.

Sul continente orientale, sia Arya che Daenerys hanno nelle passate puntate disatteso ai loro obblighi: la prima è stata condannata alla cecità, ed abbiamo visto il suo percorso di punizione e redenzione raggiungere il suo culmine (e terminare in un ritrovato equilibrio) proprio in questo episodio, mentre la seconda ha appena iniziato ad intravedere le possibili conseguenze delle proprie azioni.

A Grande Inverno, ci rendiamo conto che la morte di Roose Bolton è da intendere come una sorta di punizione per aver rotto il suo giuramento con Robb Stark, mentre la comparsa di Rickon e Osha sottintende alla rottura della promessa della bruta di tenere al sicuro l’ultimo rampollo della famiglia del nord.

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FROM NOW ON

Oathbreaker forse poteva entrare un po’ più nel vivo della vicenda, ma nonostante i suoi notevoli difetti (fisiologici, poiché figli di una scrittura che fin dall’inizio della stagione arranca su alcune vicende rallentandole e svuotandole di significato in funzione di altre) rimane un episodio estremamente godibile. Sarà forse perché la morte di Olly ci ha ha riportato ad esultare come ai tempi della dipartita di Joffrey, o perché Rickon Stark viene a forza reinserito nelle trame di Westeros. Inoltre i fan dei libri si saranno commossi alla visione della scena alla Torre della Gioia, ma in realtà questo squarcio sul passato risulta oscuro e privo di significato per il normale fruitore della serie che possiede solamente elementi on screen per valutare gli eventi: se siete fra questi, imprimete bene nella mente quello che Bran Stark ha visto, perché potrebbe trattarsi del punto focale delle intere trame di Game of Thrones, anche se la presentazione che ne è stata data risulta fin troppo ingenua ed oscurata da ciò che gli showrunner hanno letto nei libri e non sono riusciti a trasporre a chi “quelle” conoscenze non le ha affatto.

Se siamo stati felici per il ritorno della vista di Arya, il minutaggio troppo limitato dedicato ad uno dei personaggi più amati dai fan non rende giustizia all’epicità del percorso fatto finora dalla giovane (si tratta di uno di quei difetti di scrittura di cui sopra); tutto ciò che fin dal primo episodio della sesta stagione abbiamo visto risulta solamente una sorta di riempitivo, e il ritorno allo status quo è talmente veloce da farci capire che le trame di Arya sono state semplicemente congelate per alcuni episodi per lasciare il tempo alle altre vicende di recuperare.

Stesso discorso per Daenerys, anche se forse sul fronte Madre dei Draghi il percorso della ex moglie del Khal potrebbe significare un decisivo cambiamento del personaggio, testimoniato dal continuo annichilimento dei titoli della Distruttrice di Catene. Di una Daenerys più umile e più consapevole del proprio ruolo c’è un estremo bisogno, e forse gli showrunner stanno procedendo in questo senso. A rimetterci sono le trame di Mereen, portate ad un punto in cui addirittura il superlativo personaggio di Tyrion Lannister non riesce ad incastrarsi, per una storyline che ormai si è talmente persa che si fatica a trovarne non tanto il senso nel contesto, ma una reale opportunità narrativa. Inoltre, vedere Tyrion venire usato solamente come intermezzo comico per alleggerire la tensione rappresenta un enorme spreco sia autoriale che recitativo.

Se quindi anche Oathbreaker per molti versi può essere considerato un episodio apripista, nel pieno della stagione dovremmo assistere ad una spirale di confronti sempre più accesi su notevoli fronti, ma anche sempre più inconsapevoli che l’inverno sta arrivando. Speriamo prima della fine della stagione.

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