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Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×02, “Home”

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6×02, “Home”

Di Andrea Suatoni

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Qualcuno aveva storto un po’ il naso al termine dell’episodio 6×01, a causa della carenza di reali colpi di scena per quello che a tutti gli effetti è stato un riepilogo introduttivo. Gli showrunner di Game of Thrones ripartono in grande stile nel secondo episodio di questa sesta stagione che riesce ad accontentare praticamente tutti e lascia lo spettatore con il fiato sospeso per la totalità dei sui 55, drammatici, minuti.

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HOME

Dopo un’intera stagione di assenza, rivediamo finalmente Bran in quello che si rivela uno stratagemma narrativo di portata assolutamente rilevante per scoprire il passato dei personaggi principali dei sette regni: tramite l’addestramento del Corvo a Tre Occhi, il giovane metamorfo può visitare il passato, arrivando a mostrarci un giovanissimo Ned Stark, un adolescente Hodor molto diverso da quello che conosciamo, e Lyanna, la sorella di Ned, amore di Robert Baratheon rapita da Rhaegar Targaryen in quello che fu l’inizio della guerra che portò i Baratheon sul Trono di Spade e confinò i Targaryen oltreoceano.

Le vicende alla barriera volgono presto al peggio per i traditori quando i bruti fanno il loro ingresso al Castello Nero decisi a vendicare Jon Snow, guidati da Tormund e Edd. La morte di Alliser e Ollie, chiesta a gran voce dai fan, dovrà attendere ancora forse qualche episodio.

Cersei ad Approdo del Re comincia dal basso la sua vendetta dopo quella Marcia della Vergogna che ha cambiato profondamente anche Tommen, che inizia a mostrare tratti caratteriali più simili a quelli di sua madre. Forse il più giovane dei Lannister ci mostrerà qualche sorpresa, mentre Jaime paventa propositi guerrafondai (al funerale di Myrcella) contro un Alto Passero completamente sicuro di sé e delle proprie macchinazioni.

A Mereen la situazione politica sta precipitando, e Tyrion pensa di poter forse riconquistare parte della credibilità perduta da Daenerys tramite i due draghi rimasti in città: mostrando un enorme coraggio, riesce ad avvicinarsi ai draghi e ad essere accettato da questi liberandoli dalle catene messe loro dalla loro madre.

A Grande Inverno, la nascita del secondogenito di Roose Bolton scatena la pazzia di Ramsay portandola ad un livello successivo: il giovane uccide prima suo padre e poi la moglie Walda insieme al neonato, assumendo la carica di Lord delle terre del Nord e decidendo di muovere guerra al Castello Nero nella speranza di intercettare Sansa.

Sansa e Brienne, che rivela alla ragazza di aver incontrato Arya (che nel frattempo continua il proprio addestramento a Braavos) si separano da Theon, deciso a tornare a casa nelle sue Isole di Ferro. Ma il rampollo dei greyjoy sarà destinato a trovare un panorama decisamente cambiato: vediamo suo padre Balon venire ucciso dallo zio Euron Greyjoy, deciso a prendere il trono che Yara credeva suo di diritto.

Il finale dell’episodio vede Davos, non più scettico come al suo solito, chiedere l’impossibile a Melisandre, ormai totalmente disillusa verso la reale portata dei propri poteri: usare la propria magia per riportare indietro il Lord Comandante. La sacerdotessa rossa tenta un rituale, che sembra inizialmente non riuscire fino al momento in cui Jon, rimasto solo in compagnia di Spettro, spalanca gli occhi e riprende a respirare.

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TORNARE A CASA

Il ritorno a casa (la Home del titolo) è il tema della puntata sia a livello fisico che metaforico: Bran che visita con nostalgia Grande Inverno e Theon che manifesta l’idea di tornare alle Isole di Ferro ne sono gli esempi più d’impatto. Ma anche Tommen, che tramite Margaery si era allontanato da sua madre, compie un ritorno verso lidi più familiari, ed il ritorno di Jon (qualcuno è certo di aver visto sua madre comparire in questo episodio) potrebbe avere una doppia valenza andando a riguardare anche Melisandre.

A fronte di un episodio estremamente ricco di plot twist e godibilissimo sotto quasi ogni punto di vista, dalla recitazione dimessa e perfetta di Carice Van Houten alla possibilità di rivelare il passato di Westeros senza ricorrere a dei flashback, rimangono sul fondo alcune carenze di scrittura che non trovano (per ora) alcuna giustificazione: primo fra tutti, la mancanza di un confronto fra Melisandre e Davos riguardo la guerra di Stannis. Non siamo neanche sicuri che il Cavaliere delle Cipolle sia al corrente della morte del suo re e della piccola Shireen; possiamo solamente intuire che non conosca il ruolo della donna rossa negli eventi, visto che i due sembrano sempre più vicini rispetto al passato.
Le vicende di Arya, che ormai sembrano sempre più rallentate, danno l’idea di un personaggio scritto allo sbaraglio per una storyline che si è persa e che fatica molto a mantenere il tono passato oltre a far quasi dimenticare il carisma della piccola Stark.
Inoltre, Game of Thrones rischia di chiudersi in un circolo vizioso che altre serie, prima fra tutte The Walking Dead, hanno fatto proprio: quello dei colpi di scena gestiti continuamente attraverso la morte. Guardare costantemente la propria serie preferita con il timore che il personaggio di turno potrebbe passare in un momento a miglior vita è sempre stuzzicante, ma quando l’intera gamma di possibilità di stupire lo spettatore passa sempre attraverso la morte di qualcuno si arriva presto a stancarsi. Ma per ora, parliamo solamente di un timore, dovuto alla straordinaria quantità di morti viste in Home (che vede morire anche l’ultimo dei tre individui nominati da Melisandre nel suo incantesimo del sangue fatto su Gendry: Joffrey nella puntata 4×02, Tywin nella 4×10 e ora anche Balon).

Cominciamo a sentire la mancanza di Sam, ma anche quella di Ditocorto e lady Olenna (e dei suoi due nipoti, dopo aver intravisto Margaery solamente per pochi secondi; io in particolare sento l’estrema mancanza di Bronn): l’impressione è che il nuovo corso degli eventi lasci poco spazio alle trame di questi personaggi, che potrebbero venir sacrificati in virtù di più importanti storyline.

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FROM NOW ON

Di nuovo, Game of Thrones ribalta le carte in tavola e ci lascia interdetti riguardo il futuro delle vicende dei sette regni. Una sorta di ritorno a casa anche per lo spettatore, che se era uscito in parte insoddisfatto dal primo episodio, viene ricatapultato nel pieno degli eventi in maniera spettacolare. Non ce ne siamo accorti, ma anche questo episodio no fa altro che essere una (seppure in grande stile) introduzione: dai nuovi personaggi di Euron Greyjoy e del rampollo di casa Karstark, al ritrovamento di vecchi protagonisti passati in secondo piano come Meera Reed o re Tommen per i quali si prospettano nuovi interessanti scenari, fino ai repentini rovesciamenti del potere alle Isole di Ferro e a Grande Inverno, che insieme al colpo di stato a Dorne della scorsa puntata intavolano un nuovissimo (e tutto da esplorare) equilibrio nelle sorti di Westeros.

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Quindi presto sui nostri schermi: Dorne contro Approdo del Re, Grande Inverno contro il Castello Nero (quindi, ad insaputa di Ramsey, contro i bruti), Isole di Ferro contro il resto del mondo e Bran Stark alla scoperta del passato (vediamo di nuovo Ned Stark nel trailer dell’episodio 6×03?).

Mentre gli Estranei e i morti continuano (probabilmente) a marciare inesorabilmente verso sud.

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