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Arrow, la recensione del season finale: Schism

Arrow, la recensione del season finale: Schism

Di Lorenzo Pedrazzi

Schism, ultimo episodio della quarta stagione di Arrow, conclude la battaglia tra Freccia Verde e Damien Darhk, ponendosi in modo speculare rispetto all’epilogo della stagione precedente…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Damien Darhk (Neal McDonough) ha fatto irruzione in casa di Felicity (Emily Bett Rickards) per riottenere il controllo di Rubicon: dopo aver scaraventato Curtis (Echo Kellum) contro una parete, minaccia Felicity di uccidere sua madre Donna (Charlotte Ross), ma Freccia Verde (Stephen Amell) e Spartan (David Ramsey) intervengono. Darhk è troppo potente per loro, così Speedy (Willa Holland) prende in ostaggio sua figlia per costringerlo a ritirarsi. Dopo aver ripreso la bambina, il supercattivo se ne va, ma i suoi Spettri rubano il computer di Felicity: in tal modo, potranno controllare nuovamente Rubicon.
Darhk fa lanciare quindicimila testate nucleari, e ogni speranza sembra vana. Lyla (Audrey Marie Anderson) invia una squadra dell’A.R.G.U.S. al nexus, ma Darhk la stermina completamente. Uno dei missili è diretto proprio su Star City, e la città piomba nel caos. Felicity chiede a Quentin (Paul Blackthorne) di portare Donna in un posto sicuro. La Arrow Cave viene attaccata dagli Spettri, i quali provocano molti danni prima che Oliver e gli altri riescano a scacciarli. Malcolm (John Barrowman) si unisce al gruppo per dare una mano. I cittadini hanno bisogno di una speranza, quindi Oliver scende in strada, sale sul tetto di un’auto e placa i disordini, pronunciando un discorso molto sentito che spinge la gente a restare unita. Anche Quentin, toccato nell’intimo da quelle parole, torna in città dopo aver lasciato Donna al riparo. Felicity e Curtis riescono a prendere il controllo del missile non appena compare nel cielo di Star City, disattivandolo. La folla ritrova fiducia nel futuro, ed esulta.
Nei flashback sull’isola, Taiana (Elysia Rotaru) affronta Reiter (Jimmy Akingbola), che ferisce Oliver a una gamba. Taiana sembra soccombere perché non è in grado di controllare il potere mistico, ma alla fine è Reiter ad avere la peggio, ucciso da Oliver con una pugnalata. Consapevole di non poter gestire quella magia, e spaventata all’idea di uccidere ancora, Taiana prega Oliver di toglierle la vita, ma gli ricorda la promessa di far visita ai suoi genitori in Russia. Oliver, con grande dolore, si arrende e le spezza il collo. La missione è conclusa, e Amanda Waller (Cynthia Addai-Robinson) atterra sull’isola per congratularsi con Oliver, proponendogli di continuare a lavorare per l’A.R.G.U.S., ma lui rifiuta: ha un impegno in Russia.
Nel presente, Oliver indossa il costume di Freccia Verde per combattere Darhk nel nexus, ma il supercattivo lo scaraventa all’esterno con la sua magia. La lotta è impari, ma la folla interviene per supportarlo: la rinnovata speranza che nutrono in lui rafforza il lato luminoso di Oliver, disinnescando così la magia oscura di Darhk. Intanto, Felicity e gli altri sono risaliti al segnale che controlla le testate: Cooper Seldon (Nolan Funk) è obbligato a tenerle operative da un proiettile di Darhk che – controllato dalla sua magia – si avvicina progressivamente alla sua colonna vertebrale. Felicity lo convince a sacrificarsi per una buona causa, e Cooper abbandona la postazione, salvo poi essere immediatamente ucciso dal proiettile. Felicity e Curtis invertono l’orizzonte dei missili per fare in modo che esplodano nello spazio, e il mondo è salvo.
Ora che la magia di Darhk non ha più effetto su di lui, Oliver può affrontarlo in un corpo a corpo che coinvolge anche Diggle, Lyla, Quentin, i cittadini di Star City e gli Spettri. Darhk inizialmente sembra avere la meglio, ma Oliver si riprende e lo sconfigge. Sa di non avere scelta perché la magia di Darhk è troppo potente, e potrebbe uccidere ancora; quindi gli conficca una freccia nel cuore, togliendogli la vita nello stesso modo in cui lui l’aveva tolta a Laurel (Katie Cassidy). La battaglia è vinta.
Oliver, grazie al suo discorso ispiratore, viene contattato dal municipio per assumere la carica di sindaco di Star City, in attesa di nuove elezioni. Thea decide di lasciare la maschera di Speedy perché spaventata dalle azioni che ha dovuto compiere, e preoccupata di essere come suo padre; Diggle si sente in colpa per aver ucciso Andy (Eugene Byrd), e lascia la squadra per tornare nell’esercito. Restano solo Oliver e Felicity, che s’impegnano a proteggere la città.

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The Emerald Archer Rises
C’è un risvolto curioso nel finale di Schism, e induce a chiedersi se non sia stata una scelta volontaria degli showrunner Wendy Mericle e Marc Guggenheim: l’esito della battaglia, infatti, genera conseguenze speculari rispetto all’epilogo della terza stagione, con una precisione che non sembra casuale. Se lo scontro con Ra’s Al Ghul aveva spinto Oliver e Felicity ad abbandonare Star City per vivere serenamente la propria vita, lasciando Spartan, Black Canary e Speedy a guardia della città, l’estenuante guerra contro Damien Darhk provoca invece l’allontanamento di Diggle e Thea, mentre Freccia Verde e Overwatch restano a vigilare sulla metropoli. Il risultato, insomma, è completamente opposto, e ciò significa che l’eroe – almeno in principio – tornerà alla sua condizione originaria, solo contro tutti.

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Questa tendenza a stravolgere continuamente lo status quo di Arrow indica una perenne incertezza sulla direzione da prendere, in una serie che ha vissuto momenti piuttosto difficili nelle ultime due stagioni (poco amate dal pubblico), e fatica a trovare una nuova identità. Ciononostante, la quarta stagione si è perlomeno dimostrata migliore della terza, conquistando un minimo di stabilità nel finale: gli ultimi episodi hanno costruito bene le premesse di Schism, proiettandoci in una situazione apparentemente disperata che supera i pericoli delle stagioni passate. La minaccia di Darhk è servita a illuminare il dualismo che anima lo spirito di Oliver, quello scisma (da cui il titolo) che mette a confronto il lato luminoso e quello più oscuro della sua personalità: l’arciere è quindi costretto ad accettare che la realtà sia più sfumata di quanto sembri, e che luci e ombre continueranno a lottare nel suo cuore, senza la possibilità che una delle due prevalga, ma influenzandosi a vicenda. C’è sicuramente qualcosa di reazionario nel giustificare gli omicidi di Andy e Darhk (entrambi molto simili a vere e proprie esecuzioni), ma è necessario calarli nel contesto finzionale dello show, dove talvolta c’è spazio solo per decisioni radicali; inoltre, la magia di Darhk era praticamente inarrestabile, e la scelta di Oliver è stata obbligata dalle circostanze.

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Il clima apocalittico conferisce all’episodio un’atmosfera disperata, che permette a Freccia Verde di ergersi come emblema di speranza, simile al Batman di The Dark Knight Rises: lo scontro di massa per le strade di Star City ricorda moltissimo l’epilogo del film nolaniano, dove il caos della battaglia avvolge la sfida tra i due leader degli opposti schieramenti. La gestione di queste scene è molto accurata, sia in fase registica sia in termini coreografici, anche perché John Behring sa bene di dover allestire inquadrature strette per mascherare il numero limitato di comparse. Certo, anche in questo episodio si riscontra qualche giuntura più fragile: l’hackeraggio dei missili sembra poco più che uno scherzo (ma ormai è una costante in questi show), un paio di personaggi scompaiono senza spiegazioni (che fine hanno fatto Malcolm Merlyn e la figlia di Darhk?), mentre alcuni snodi del racconto appaiono necessariamente semplificati. Non è credibile, a tal proposito, che Oliver riesca a ispirare i suoi concittadini in così breve tempo, presentandosi istantaneamente giù in strada e improvvisando un discorso sul tetto di un’auto, ma sappiamo bene che gli autori devono concentrare molti sviluppi narrativi in soli 45 minuti, e la tirannia della durata impone di trascurare certi passaggi.

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Il futuro resta un’incognita, ma l’elezione di Oliver a sindaco di Star City potrebbe dar luogo a situazioni e dinamiche inedite: un politico con una doppia vita da vigilante mascherato costituisce una novità in ambito televisivo, e il conflitto tra i due alter ego dell’eroe potrebbe diventare ancora più aspro. Interessante, comunque, il fatto che la stagione si chiuda su note malinconiche per tutti i personaggi. Diggle lascia la famiglia per tornare nell’esercito, Thea non sa quale strada prendere, mentre Oliver si arrende alle sue nuove responsabilità, ancor più gravose perché calate interamente sulle sue spalle. Più facile prevedere dove ci porteranno i flashback, dopo la trama elementare (ma innocua) di questa stagione: andremo in Russia per scoprire le avventure di Oliver con la malavita locale. Così, il quadro sul passato dell’Arciere di Smeraldo sarà finalmente completo, e Arrow potrà concentrarsi solo sul presente.

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La citazione:
«Ciò che senti dentro di te non è l’oscurità, ma uno scisma. Sei in guerra con due lati di te stesso.»

Ho apprezzato:
– L’epilogo speculare rispetto alla terza stagione
– La battaglia finale contro Darhk
– Le note malinconiche delle ultime scene
– Il conflitto tra le due “anime” di Oliver

Non ho apprezzato:
– La semplificazione di certi passaggi narrativi
– La sparizione di alcuni personaggi

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