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Captain America: Civil War – La recensione di Roberto Recchioni

Captain America: Civil War – La recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

Per parlarvi di Captain America: Civil War devo necessariamente entrare nelle tematiche del film ma, tranquilli, eviterò spoiler.

Di cosa parla l’ultimo capitolo del Marvel Universe cinematografico? Di conseguenze. Nello specifico, delle conseguenze della azioni di super-esseri che decidono di prendere l’autorità di difendere il mondo nelle loro mani. E di come queste azioni, alle volte, portino a dei catastrofici danni collaterale. Parla di come i normali esseri umani e il governo si rapportino a questi vigilantes dotati di straordinari poteri. E parla di due eroi che, messi davanti a un bivio, fanno scelte antitetiche che li porteranno a scontrarsi. E parla della nascita di due schieramenti contrapposti, uniti dalla causa ma separati dai metodi.

In sostanza, Captain America: Civil War parla praticamente delle stesse cose di Batman v Superman: Dawn of Justice solo che lo fa in maniera molto diversa. Nello specifico, lo fa bene.

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Il film ha una narrazione molto articolata e, nella prima parte, piuttosto frammentata, ma tutto è raccontato con chiarezza. Gli spazi sono ben descritti così come il flusso temporale. Le motivazioni dei personaggi sono chiare e, di conseguenza, le loro azioni risultano naturali e coerenti. Un lavoro di scrittura solido che non prende scorciatoie e si carica quasi il rischio di annoiare all’inizio, ma che poi ripaga nella seconda parte della pellicola, dove le cose precipitano e tutto arriva alla sua naturale conseguenza. Ed è per questo che il film, pur essendo lungo e piuttosto complesso, scorre senza annoiare mai, dall’inizio alla fine.

La pellicola poi è popolata da un numero di personaggi davvero alto ed è sorprendente come i Russo abbiano saputo barcamenarsi con un rooster così ampio. Ci sono quelli che ormai conosciamo bene (gran parte degli Avenger più Falcon e War Machine), amici recenti che stiamo imparando a conoscere (Ant-Man) e un paio di facce nuove (Pantera Nera e Spider-Man), e tutti hanno il loro spazio dedicato, senza eccessive forzature o sacrifici.

Quindi, per farla breve, Civil War ha tutte quelle qualità che sono invece mancate a Dawn of Justice però, prima di accusare il film di Snyder, bisogna però dire che i Russo avevano dalla loro un grosso vantaggio: la lenta, progressiva e ragionata crescita dell’universo cinematografico Marvel. Cosa che gli ha permesso di non dover raccontare tutto quanto e tutto insieme, nella stessa pellicola (compito ingrato che invece è toccato al regista di BvS). Perché il maggior pregio, e il maggior limite, di Civil War è proprio questo: non è cinema autonomo. È il nuovo episodio di una serie televisiva ad alto budget che va in onda al cinema, invece che sullo schermo del nostro televisore.

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Il fatto che i personaggi abbiamo una loro storia e una loro concretezza, che i rapporti tra di loro siano così strutturati, è merito degli “episodi precedenti”, non tanto del film in quanto tale. E lo stesso vale per la storia raccontata che, semplicemente, non avrebbe senso se prima non ci fossero stati tutti i film precedenti. Civil War è, in poche parole, la consacrazione di un concetto nuovo per il mondo del cinema, quello di un universo coerente e coeso, in fortissima continuity. Una cosa normale per un lettore di fumetti di supereroi, ma del tutto inedita per lo spettatore cinematografico.

Ma ora veniamo alla parte che vi interessa davvero, l’aspetto nerd della questione.

– Com’è Spider-Man?

Figo. Introdotto benissimo e a tutto tondo (lo vediamo sia nella sua quotidianità di Peter Parker, sia con il costume addosso) ed è bello a vedersi sullo schermo (anche se la resa della CG non è eccelsa).

– Com’è Pantera Nera?

Figo pure lui. Se conoscete il personaggio fumettistico, lo ritroverete al cento per cento, in tutta la sua maestosa dignità. Se non lo conoscere, sarete curiosi di farlo.

– Ci sono altri nuovi personaggi?

Sì e no. Diciamo che se siete esperti di Vendicatori, non dovreste far fatica ad anticipare la “mutazione” di un personaggio già noto.

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– Quanto è bella Elizabeth Olsen?

Troppo. E in questo film ha un bello spazio.

– Clint Barton ha momenti in cui dimostrare di essere uno dei più fighi e sottovalutati personaggi Marvel?

Sì.

– Captain America e Iron Man si pestano davvero duri?

Eccome. E Cap è più che Cap che mai, ogni volta che si muove.

– La battaglia nel parcheggio dell’Ikea è davvero così misera come sembra nel trailer?

All’inizio sì. Sembra una rissa tra cosplay. Poi le cose prendono una piega diversa e diventa la migliore zuffa tra supertizi mai portata sullo schermo.

– Il film ha una stretta attinenza con le vicende del fumetto di cui porta il nome?

Quasi nessuna. Ma è logico: le premesse del Marvel Universe cinematografico sono radicalmente diverse da quello fumettistico e certi elementi non avrebbero avuto senso.

– È davvero una guerra civile o si tratta, piuttosto, di una litigata di condominio?

Se per “guerra civile” intendiamo una battaglia ideologica combattuta tra fratelli, allora sì, lo è. Se invece ci riferiamo a uno scontro di epiche proporzioni, no, non direi.

– Marisa Tomei è una AILF? (l’acronimo capitelo da soli)

Al 100%.

Per concludere: bello. Corposo. Divertente.

Non è davvero cinema, ma è godibilissimo intrattenimento, scritto, diretto, interpretato, al meglio. Andatelo a vedere senza indugi… ma solo se avete visto i capitoli precedenti, sia chiaro.

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