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Batman v Superman: Dawn of Justice – Una vera rivoluzione tra i cinecomic

Batman v Superman: Dawn of Justice – Una vera rivoluzione tra i cinecomic

Di Andrea Suatoni

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A fronte della proliferazione dei cosidetti Cinecomic, i film tratti da fumetti con supereroi e portati al cinema fra tripudi di effetti speciali, la DC Comics era finora rimasta indietro sul punto della costruzione interna di una cosmologia omnicomprensiva. Finalmente, questa carenza è stata drasticamente spazzata via da un unico film, che senza voli pindarici o attese inutili catapulta lo spettatore (ma soprattutto il fan) all’interno di un mondo creato praticamente dallo stesso: il DCEU (DC Extended Universe), l’universo narrativo unito della DC Comics. Un film che ha convinto anche un Marvel fan integralista come me a dare fiducia alla Distinta Concorrenza. Ecco perché…

MCU E DCEU

Il processo di creazione del MCU (Marvel Cinematic Universe), l’universo narrativo estremamente unito e coeso della Marvel che vanta ormai varie appendici anche sul piccolo schermo, è stato un evento durato anni, partito in sordina tramite scene post credits di film incentrati su un singolo personaggio che in pochissimi secondi riuscivano a creare un hype incredibile nella mente (e nel cuore!) dei fan. Era l’idea alla base ad essere in parte geniale ed in parte fisiologica: unire tutti gli eroi dei singoli film fino a mostrarli insieme in Avengers era non solo intelligente, ma anche doveroso.

La DC comics, dal canto suo, procedeva su binari diversi: la trilogia di Batman è stata un enorme successo, ma era stata pensata per rimanere totalmente chiusa in sè stessa; Catwoman (no comment) non era un vero spinoff, ma un altro film solista; Lanterna Verde voleva iniziare qualcosa a livello embrionale introducendo un crossover in un abortito film su Flash (di nuovo tramite le famigerate scene post credit), ma l’insuccesso delle avventure di Hal Jordan ha decretato la prematura fine del progetto; solo L’Uomo D’Acciaio di Zack Snyder si è (molto) timidamente affacciato all’idea di un universo narrativo strutturato ed unitario: da una parte però la paura di voler strafare e dall’altra l’idea di voler piantare comunque i semi di quello che era stato pianificato hanno sabotato la completa buona riuscita della pellicola.

Batman V Superman: Dawn of Justice irrompe prepotentemente sulla scena come sequel de L’Uomo D’Acciaio: in effetti il ritardo della casa editrice era ingiustificato in un momento di gloria supereroistica come quella attuale, quindi la DC gioca il tutto per tutto ed inizia alla grande con un team-up delle sue 3 più grandi icone classiche. Batman, Superman e Wonder Woman non nascono da tre diversi lungometraggi uniti in seguito da trame diverse e posticce, ma trovano la loro ragion d’essere in un unico film che giustamente prende in considerazione la presenza di metaumani fin dal principio. È una domanda che i fan, in ogni film stand alone, sono costretti a porsi: se un universo narrativo vuole essere unitario, qual’è il senso di trattare ogni minaccia singolarmente? Mentre il cielo cade letteralmente sulla terra, perché solo il protagonista si erge impavido contro il nemico, quando ci è stato (o ci verrà) raccontato che ci sono (spesso nella stessa città) decine di altri (super)eroi?

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UN FILM PRIMA DI UN CINECOMIC

Batman V Superman: Dawn of Justice è per alcuni versi un Cinecomic atipico. Fin dalle prime battute lo spettatore si rende conto che lo scontro fra i due supereroi non è puramente fisico, ma quasi totalmente giocato sul piano ideologico: Superman è finalmente un eroe tridimensionale e credibile, ha i poteri di un dio ma è talmente umano da aver bisogno per andare avanti non solo della comprensione della sua Lois Lane, quanto del sostegno di sua madre. Batman dal canto suo è da derivazione classica un semplice uomo con dei grandi mezzi, sofferente di un principio di complesso di inferiorità (che invece esploderà in tutto il suo fervore psicotico in Lex Luthor) che lo costringe temere il potere estremo, proprio perché questo è appanaggio non di dio ma di una (in quanto tale, fallace) persona; e come biasimarlo? Se c’è una sola possibilità che quel potere venga rivolto contro l’umanità, dice Bruce all’Alfred migliore che si sia mai visto sul grande schermo, non è forse doveroso distruggerlo alla base? Un’idea che non può non essere considerata, con tutti i suoi pro ed i suoi contro.

E mentre chi in sala, nella prima metà del film, si annoiava sperando che presto iniziassero le scazzottate, chi riusciva a leggere un sottotesto molto più adulto di quello che il target a cui il film è rivolto potesse accedere cercava di trovare una risposta personale alla domanda. Ed è questa la grande, enorme pecca della pellicola: è troppo adulta per essere un Cinecomic. Almeno, per i canoni (non scritti, e quindi passibili di mutazione) che il Cinecomic ci aveva fin qui mostrato (o imposto?), scardinati in minima parte solo dai film di Nolan che non era riuscito però a disincastrarsi dalla rappresentazione di determinati clichè.

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LEX LUTHOR, DEUS EX MACHINA

Sempre più spesso ormai, è il villain che fa il film. Sia che sia perché un attore fenomenale crea un personaggio che ruba la scena, sia perché le motivazioni morali del cattivo trovano all’interno della narrazione un riscontro positivo, sia perché la creazione del criminale va fatta derivare dal lato oscuro dell’eroe (e via dicendo), l’antagonista è una figura che sempre di più diventa centrale ed imprescindibile. Il Lex Luthor di Batman V Superman: Dawn of Justice, a prescindere dalle critiche mosse da chi non vede rispettata la figura fumettistica del personaggio, risulta completamente credibile: mosso da un estremo complesso di inferiorità, psicopatico allo stato puro ma machiavellicamente intelligente, non solo indaga ferocemente sulla questione metaumana, regalandoci un database che in modo geniale svela la presenza di altri individui dotati di superpoteri (che saranno centrali nelle produzioni a venire) senza realmente inserirli nella vicenda, ma crea quasi dal nulla la rivalità fra i due supereroi, dando linfa vitale e ragion d’essere al film. Qualsiasi altra opzione si sarebbe risolta in probabili buchi di trama e nonsense, spezzando una sospensione dell’incredulità che faticava a rimanere viva già nel titolo; l’idea di contrapporre Superman e Batman tramite il complotto di un terzo elemento giustifica la narrazione e soprattutto evita apertamente lo schieramento. Ma fa risaltare anche la realtà e l’attualità della contesa: l’esasperazione è creata ad arte dal villain, ma le basi ideologiche dell’una e dell’altra parte restano sul fondo chiedendo di venire risolte. La morte di Superman, alla fine del film, chiude la questione senza davvero chiarire e lasciando quindi la risposta totalmente allo spettatore.

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BATMAN V SUPERMAN: CIVIL WAR

È quantomeno ironico notare quanto i temi (almeno, quelli fumettistici e quelli che possiamo trarre dai trailer) del prossimo Capitan America: Civil War vengano riversati in Batman V Superman: Dawn of Justice. La discilina del controllo e il bisogno di regolamentazione delle attività superumane sono alla base del conflitto fra Capitan America ed Iron Man, o più in generale fra supereroe freelance e organizzazione governativa. Tramite il personaggio della senatrice Finch il problema viene analizzato e trattato da un punto di vista estremamente umano, molto più di quanto ci si aspetterebbe da un film che tratta di supereroi. il riscontro dell’uomo comune, che teme o idolatra il supereroe, è centrale, e non è un caso che proprio l’uomo comune (se così può definirsi Lex Luthor) sia il fautore della catastrofe finale. Sarà curioso osservare se il film Marvel riuscirà a discostarsi dalla strette dinamiche supereroistiche e a definire un film realistico anche a livello umano, dopo l’enorme pietra di paragone che Snyder ha fissato.

Come già affermato, lo scontro fra Batman e Superman si tiene molto più su un piano ideologico che fisico: le scene d’azione l’uno contro l’altro sono ridotte al minimo, appena il tempo di capire quanto eroe ed antieroe (ma è così facile definire chi sia l’uno e chi sia l’altro?) siano in realtà estremamente simili. Se da una parte il caso di omonimia che risolve il nodo gordiano potrebbe far sorridere, dall’altro assume una connotazione estremamente poetica che cancella in un attimo il bisogno di affermare la propria identità che sia Bruce che Clark sentono. Perché la lotta non è solo l’uno contro l’altro, ma anche individualmente psicologica: nessuno dei due protagonisti è (inconsciamente) totalmente convinto di essere nel giusto, ed è proprio per questo che lo scontro fisico ha inizio.

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In definitiva, la linea e i toni che la DC comics ha inaugurato con Batman V Superman: Dawn of Justice promettono un progetto estremamente positivo, ma è pur vero che, pur vantando una regia splendida, degli effetti speciali grandiosi, delle caratterizzazioni azzeccatissime e delle singole scene da brivido come quelle delle perle di Martha Wayne o dell’esplosione del tribunale, ci troviamo davanti ad un solo lungometraggio (poiché L’Uomo D’Acciaio, in sè stesso, può essere considerato solamente un prologo). In attesa quindi che il DCEU venga allargato ed implementato nei modi che abbiamo ormai intuito (solo io ho visto un neanche poco velato suggerimento ad un Superman cattivo in lotta contro la JLA?), non possiamo far altro che incrociare le dita e sperare che l’alto livello fin qui mostrato venga mantenuto.

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