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X-Files, la recensione del terzo episodio: Mulder and Scully Meet the Were-Monster

X-Files, la recensione del terzo episodio: Mulder and Scully Meet the Were-Monster

Di Lorenzo Pedrazzi

Mulder and Scully Meet the Were-Monster, terzo episodio della nuova miniserie di X-Files, segna il ritorno di uno degli sceneggiatori più amati della serie, Darin Morgan, che ci invita in un gioco stralunato e metanarrativo…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Fox Mulder (David Duchovny) ritiene di non avere più l’età per correre dietri ai mostri (o presunti tali), e quando Dana Scully (Gillian Anderson) gli presenta un nuovo caso che coinvolge una creatura mostruosa, lui reagisce in modo disilluso: sicuramente ci sarà una spiegazione razionale.
Il mostro, sorta di rettile umanoide, ha aggredito alcune persone in una foresta dell’Oregon, e una di esse è rimasta uccisa. Sul collo riporta il segno di un morso, ma c’è qualcosa di strano: le analisi dimostrano che si tratta di un morso umano. Un accalappiacani di nome Pasha (Kumail Nanjiani) è invece sopravvissuto all’incontro, ma non è di grande aiuto ai due agenti quando si recano sul posto. Il mostro cerca di assalire anche un transessuale in una stazione di servizio, ma riceve in cambio una borsettata in faccia. Dopo un incontro ravvicinato con la “creatura”, che scappa in preda al panico e spruzza sangue dagli occhi, Mulder e Scully si ritirano nel loro motel, il cui proprietario sfrutta dei buchi nelle pareti per spiare gli ospiti. Fra di loro c’è anche un uomo che si firma come Guy Mann (Rhys Darby), e che il proprietario ha visto trasformarsi in mostro nella sua stanza. Mulder, sentendo la confusione, interroga lo spione e si fa raccontare tutto.
Il giorno dopo, Scully trova Guy Mann – già visto alla stazione di servizio – in un negozio di telefonia, ma l’uomo mette a soqquadro il locale e fugge via. Mulder lo ritrova in un cimitero, e Guy gli confessa tutto: non è un uomo che si trasforma in mostro, ma un mostro che si trasforma in uomo. È stato morso da un essere umano sul collo, e questa “infezione” lo costringe a mutare durante il giorno. In forma umana, vive le nevrosi e le frustrazioni di ogni uomo medio: ha trovato un lavoro che odia, sente il bisogno di coprirsi, guarda la televisione, va dallo psichiatra, cerca conforto in un cagnolino, racconta fandonie sulle sue performance sessuali. A morderlo è stato Pasha: è lui il serial killer responsabile degli omicidi. Scully lo ha scoperto grazie alle analisi sui cadaveri, e arresta l’accalappiacani senza troppe difficoltà, nonostante lui cerchi di strangolarla. Quando Mulder interviene, lei ha già la situazione sotto controllo.
Alla fine, Mulder incontra per l’ultima volta Guy Mann. Si trova nella foresta, e si spoglia per prepararsi all’ibernazione. Mulder gli dice che gli crede, così Guy gli stringe la mano e si trasforma davanti ai suoi occhi, prima di sparire nella notte.

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La maledizione dell’Uomo Mannaro
Darin Morgan è sempre stato uno degli sceneggiatori più apprezzati dai fan di X-Files, e il suo contributo alla nuova miniserie è una digressione nei territori della commedia grottesca, fedele alla tradizione degli episodi che alleggeriscono la suspense tra un mistero e l’altro. Morgan, però, non si limita a trasfigurare lo spirito dello show in veste umoristica, poiché Mulder and Scully Meet the Were-Monster fa un passo decisamente più lungo e sconfina nella rilettura post-moderna, autocosciente e metanarrativa.

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Alla base di questa “auto-parodia” c’è il disincanto di Mulder, uomo di mezza età che sente di non poter sprecare altro tempo alla caccia di mostri immaginari, peraltro smentiti dalla scienza, dalle trovate di marketing o dalle burle giovanili. Ne deriva un’indagine volutamente sconclusionata, ironica e disillusa, consapevole della sua stessa assurdità come un attore o uno sceneggiatore che crede sia il momento di passare ad argomenti più “maturi”, assillato da un corpus sociale che pretende responsabilità e indipendenza. Morgan, non a caso, sfrutta la vicenda paradossale dell’Uomo Mannaro per mettere alla berlina le frustrazioni e le ossessioni di ogni everyman: dal consumismo al senso del pudore, passando per le sterili ambizioni artistiche («Se non ho ancora scritto il mio romanzo, non lo scriverò mai, giusto?») e la corsa ai rimedi psichiatrici. L’Uomo Mannaro diventa così l’emblema dell’infausto passaggio dallo stato di natura alla civiltà, con tutte le nevrosi e le astruse costruzioni mentali che ne conseguono. Sembra di risentire il monologo di Mark Renton in Trainspotting, anche se l’approccio di Morgan è più farsesco e satirico.

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Questo spirito emerge dai dialoghi e dalle gag che affollano l’episodio, talvolta eccedendo nel loro tentativo di strappare il sorriso a tutti i costi, attraverso un umorismo un po’ inflazionato sia nei tempi comici sia nella scelta delle battute. Stesso discorso per gli easter egg disseminati ovunque, rivelatori di un’autoconsapevolezza che alla lunga stanca, soprattutto quando si ricorre a espedienti elementari come il tema musicale di Mark Snow (quello della sigla) per la suoneria del cellulare di Mulder. L’impressione è che l’intera operazione sia troppo vetusta per incidere davvero, e funzioni più che altro come inside joke tra gli autori e – in misura minore – i fan più radicali. Certo, non mancano alcune intuizioni efficaci o divertenti. Vedere Gillian Anderson rilassarsi nei toni da commedia è francamente un piacere, mentre Kumail Nanjiani (noto per Silicon Valley) è ben calato nella parte del serial killer archetipico, con le sue spiegazioni stereotipate che non interessano a nessuno. Alla fine, il valore di Mulder and Scully Meet the Were-Monster è puramente metatestuale, come testimonianza di una stanchezza che sfocia nella derisione autoriferita e autocompiaciuta, forse inevitabile per una serie iconica che ritorna dopo quattordici anni. Peccato però che, nonostante il palese desiderio di scrivere un episodio sgangherato, la struttura della storia appaia sin troppo sbilanciata, con snodi narrativi troppo repentini nella prima parte e uno “spiegone” eccessivamente lungo nella seconda, quando l’Uomo Mannaro racconta la verità a Mulder. Se ne ricava una sensazione un po’ straniante, anche se forse c’è della premeditazione anche in questo.

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LA CITAZIONE: «Scully… da quando ce ne siamo andati, la maggior parte delle cose inspiegabili sono state spiegate.»

HO APPREZZATO: Il discorso metatestuale che riguarda sia l’autore sia l’attore; Gillian Anderson nei toni da commedia; la partecipazione di Kumail Nanjiani.

NON HO APPREZZATO: L’eccessivo autocompiacimento dell’episodio; l’idea vetusta alla base del copione; l’umorismo un po’ inflazionato.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di X-Files sul nostro Episode39 a questo LINK.

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