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X-Files, la recensione del season finale: My Struggle II

X-Files, la recensione del season finale: My Struggle II

Di Lorenzo Pedrazzi

My Struggle II, sesto episodio della nuova miniserie di X-Files, chiude il revival della serie con un’escalation di tensione che – nonostante tutto – fa sperare in un seguito…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Scully (Gillian Anderson) si reca nell’ufficio di Mulder (David Duchovny), ma lui non c’è. Tad O’Malley (Joel McHale) la contatta e le chiede di raggiungerlo a casa di Mulder, dove il soggiorno è tutto a soqquadro: sembra proprio che ci sia stata una colluttazione. O’Malley sostiene che il DNA alieno sia stato iniettato in ogni cittadino americano per facilitare la diffusione dello Spartan Virus, progettato per disattivare il sistema imunitario e sterminare l’umanità, in accordo con la cospirazione.
Scully e Einstein (Lauren Ambrose) notano un’alta diffusione del virus, e i pazienti cominciano ad affollare gli ospedali. Intanto, Miller (Robbie Amell) scopre la posizione di Mulder grazie all’applicazione per trovare il cellulare, e si mette in viaggio verso il North Carolina per raggiungerlo. Scully riceve una chiamata dall’ex agente Monica Reyes (Annabeth Gish), e la incontra poco dopo: Reyes racconta di aver accettato l’offerta di C.G.B. Spender alias l’Uomo Che Fuma (William B. Davies), che sopravvisse all’attacco in New Mexico e le propose di assisterlo nei piani della cospirazione, in cambio dell’immunità al virus. Lo scopo di Reyes, però, era di contrastare il piano dall’interno, e rivela a Scully che anche lei è immune, grazie al rapimento che subì anni prima e che innestò il DNA alieno dentro di lei. In tal modo, Dana scopre la verità: non è il DNA alieno a disattivare il sistema immunitario, bensì una combinazione di microonde, vaccini manipolati e scie chimiche che rilasciano alluminio nell’atmosfera; il DNA alieno, al contrario, permette di schierare una difesa contro il virus.
Nel frattempo, scopriamo che un uomo di Spender si era introdotto nella casa di Mulder per portarlo da lui, ma Mulder aveva reagito ed era riuscito a metterlo al tappeto, costringendolo a rivelargli dove si trovasse il suo capo. Per questo Mulder è andato in North Carolina. Raggiunto Spender, scopre che quest’ultimo in realtà vuole salvarlao perché gli è molto affezionato. Mulder, febbricitante, rifiuta, e viene recuperato da Miller per riportarlo a Washington. Scully e Einstein sono riuscite a sintetizzare un vaccino a partire dal sangue di Scully, che si precipita in strada per raggiungere Miller e Mulder, bloccati nel traffico. Einstein, intanto, viene curata con una flebo. La città è nel caos, tutti si stanno ammalando, ma O’Malley comunica che esiste un vaccino durante la sua trasmissione non-stop.
Scully trova Miller e Mulder, ma quest’ultimo è messo molto male: il vaccino non basta, gli serve un trapianto di cellule staminali prelevate dal figlio, William, la cui collocazione è ignota. Proprio in quel momento, una navicella aliena compare nel cielo che sovrasta la strada, alla vista di tutti, e proietta una luce su Scully e sugli altri due agenti…

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La verità è nelle leggende metropolitane?
“This is the end” recitano maliziosamente i titoli di My Struggle II, ma al di là della citazione dei Doors c’è il sorriso beffardo di Chris Carter, che nega quella didascalia lapidaria con un finale per niente risolutivo. La nuova miniserie di X-Files ci abbandona così, sul più bello, con un cliffhanger degno del panorama televisivo contemporaneo, dove la serialità narrativa è più accentuata e uno show può “permettersi” un epilogo tronco. Peccato però che il futuro di X-Files sia indefinito, nonostante la Fox e tutte le personalità coinvolte (a partire da David Duchovny e Gillian Anderson) siano ben disposti a continuare la storia con altri episodi: insomma, non sappiamo quando arriverà la nuova stagione, ma probabilmente verrà realizzata.

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Detto questo, My Struggle II è un proseguimento diretto della premiere, ma radicalizza il conflitto in maniera repentina, accelerando improvvisamente i piani nefasti della cospirazione. È certamente un episodio speculare rispetto a My Struggle, tant’è che inizia con la voce fuori campo di Scully che ripercorre la sua esperienza all’FBI, assumendo un ruolo centrale come protagonista e deus ex machina della vicenda. Chris Carter ha scritto il soggetto con una biologa (Anne Simon, consulente storica dello show) e una dottoressa infettivologa (Margaret Fearon), quindi il lato scientifico è molto curato: pur con le necessarie forzature e le tempistiche inverosimili, i dettagli sull’epidemia dello Spartan Virus si avvicinano ai codici della hard science-fiction, ma Carter scivola nella consueta ansia paranoide che attinge più alle leggende metropolitane che ai fatti concreti. Se la trashata delle scie chimiche si limiterà a strappare qualche sorriso, la questione dei vaccini è ben più delicata, poiché sembra alimentare convinzioni assurde che hanno già causato parecchi danni. Naturalmente avviene tutto in un contesto finzionale che non pretende di essere preso sul serio, ma c’è comunque una punta d’irresponsabilità in tale scelta, soprattutto se consideriamo l’abbondanza di alternative per spiegare l’innesco della pandemia.

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Questo però non impedisce a My Struggle II di affermarsi come un episodio tesissimo ed efficace, dove l’escalation della suspense edifica un clima apocalittico di vasta portata, mai visto in X-Files. Mulder è relegato in secondo piano, ma vive un’avventura parallela che lo rimette a confronto con l’Uomo Che Fuma, vero aggregatore della serie (non a caso, anche il ritorno di Reyes è legato a lui). C.G.B. Spender si rivela un supervillain utopista che vuole riplasmare il mondo per redimere l’umanità dai suoi errori, e acquisisce più spessore nell’affetto che nutre verso Mulder, stabilendo così una dialettica tra protagonista e antagonista dove la convivenza tra i due fattori è ormai impossibile, ma l’odio è unidirezionale.

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L’epilogo interrompe la storia al vertice del caos: mentre la sorte di Mulder resta appesa a un filo, la comparsa del velivolo alieno (in realtà umano, ma costruito con tecnologia extraterrestre) avviene per la prima volta in un contesto pubblico, lasciando intendere che lo status quo del mondo di X-Files sia destinato a cambiare. Se o quando ne vedremo le conseguenze, è ancora da decidere.

LA CITAZIONE: «Oh, il mondo andrà avanti. Ma a mia immagine, non quella di Dio.»

HO APPREZZATO: L’escalation della tensione; il clima apocalittico; l’attenzione ai dettagli scientifici; la dialettica fra Mulder e Spender.

NON HO APPREZZATO: Le leggende metropolitane sfruttate per giustificare la paranoia.

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