Tre nuove strepitose sitcom che speriamo arrivino presto in Italia

Tre nuove strepitose sitcom che speriamo arrivino presto in Italia

Di Andrea Suatoni

GRANDFATHERED

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La premessa di base è già interessante e comica di per sè: Jimmy Martino (John Stamos, Terapia d’urto e E.R – Medici in prima linea) è un bellissimo ed affascinante (e borioso, e superficiale) 50enne, single incallito ed inguaribile dongiovanni, che scopre all’improvviso di avere un figlio, nato da una relazione terminata 25 anni prima. Ma non solo: suo figlio, Gerald ( Josh Peck, ex piccola star del canale Nickelodeon) è padre di una dolcissima bimba di 2 anni.
Jimmy si ritrova all’improvviso “nonnizzato” (speriamo vivamente che la traduzione del titolo non venga effettuata) e alle prese con una famiglia che non aveva mai voluto ma della quale pian piano non riuscirà più a fare a meno.

Le gag di Grandfathered non sono esilaranti, soprattutto nelle prime puntate di rodaggio dove lo show non capisce ancora bene che direzione prendere; ma andando avanti con gli episodi, la scrittura della serie diventa più compatta, vengono aperti vari sottotesti romantici, alcuni punti fermi vengono definiti ed il tono trova una sua speciale ragion d’essere. Non è un caso se da un serial che era stato deciso essere composto di soli 12 episodi si sia arrivati in corsa prima ad una promozione a 18, poi a 22, definendo e raggiungendo lo standard attuale delle serie tradizionali.
La superficialità di Jimmy è messa continuamente in comparazione con la responsabilità del figlio Gerald verso la piccola Edie, mentre allo stesso tempo contro l’ingenuità del ragazzo si fa strada l’estrema esperienza del nonnizzato.

A completare il cast una serie di comprimari ognuno (ovviamente) con le proprie comiche peculiarità: la madre di Gerald ed ex di Jimmy, sardonica e disillusa dal ritrovato interesse per la famiglia di Jimmy; la madre della piccola Edie, una ragazza che non ha assolutamente intenzione di avere una relazione con il padre di sua figlia; l’assistente di Jimmy, lesbica e incapace di avere una vita propria a causa delle continue telefonate del suo capo.

L’ambientazione principale è anch’essa costruita sul contrasto: Jimmy possiede un ristorante di lusso, che poco si addice alle continue cene e presenze in loco degli altri “rozzi” membri della famiglia. Il continuo dover scegliere del protagonista fra le esigenze del ristorante e quelle della famiglia, neanche a dirlo sempre antitetiche fra loro, è un altro dei punti forti dello show.

In definitiva, Grandfathered è una serie che non fa sbellicare ma concede moltissimi sorrisi, una serie leggera e anche tenera, perché è proprio Edie il motore del cambiamento di tutti gli altri personaggi. Che se anche si trovano a dover giocare con le dinamiche statiche della sit-com, crescono velocemente e coerentemente con loro stessi, in pratica rifiutando la macchietta e riuscendo a far ridere con un tipo di umorismo che quindi muta di episodio in episodio pur rimanendo lo stesso.

Sul canale americano Fox, il 16 febbraio andrà in onda il 16esimo episodio.

SUPERSTORE

SUPERSTORE -- Pictured: "Superstore" Key Art -- (Photo by: NBCUniversal)

Una premessa bizzarra ed apparentemente poco interessante quella della nuova sit-com con protagonista l’amatissima America Ferrera di Ugly Betty (qui lontanissima dagli inestetismi doverosi del ruolo che l’ha resa famosa a livello mondiale): narrare le peripezie e le disavventure di un classico superstore americano, uno di quei negozi in cui si può trovare praticamente tutto.

Si comincia con l’arrivo di Jonah (Ben Feldman da Drop Dead Diva e Mad Man), nuovo acquisto del personale, nel Cloud9, il superstore del titolo, la cui energia e voglia di fare, insieme ad un ottimismo sempre spropositato, si scontra con il cinismo e la totale disillusione di Amy (America Ferrara), sposata e precocemente madre, responsabile di settore ed impiegata da abbastanza anni da non riuscire più a vedere una via d’uscita dalla routine.

Le gag dello show sono estremamente intelligenti. Anche qui abbiamo una partenza un pò lenta, ma subito dopo il pilot (che tendeva a voler definire un sottotesto romantico fra i due protagonisti che poi è stato fortunatamente cancellato, o almeno smorzato) ci rendiamo conto che la serie funziona: i grandi eventi del negozio si prestano perfettamente a fare da catalizzatori comici nell’episodio di turno, dalla svendita per gli abiti da sposa alla gara di vendite fra i dipendenti alla salsa piccante messicana da promuovere in offerta (si, si riesce a ridere di gusto con un episodio interamente incentrato sulla salsa).
Ma le trovate più succulente sono i geniali minisiparietti interni che spezzano l’andamento della vicenda principale, rimanendone slegati: in pratica, ogni qual volta la trama si sposta da un personaggio all’altro, un intermezzo ci mostra un’esilarante scena di pochi secondi che a volte ridicolizza i principali stereotipi del consumismo di massa e a volte invece sfocia nel nonsense più sfrenato.

Il cast di contorno è variegato: si va dalla commessa 17enne incinta e indecisa sul futuro con il suo ragazzo, allo speaker paraplegico che approfitta della sua condizione per qualsiasi cosa gli venga in mente, al nuovo impiegato deciso a fare carriera facendo le scarpe a tutti gli altri, alla vicedirettrice innamorata (e non ricambiata) di un sottoposto. Ma i dipendenti del superstore sono davvero tanti, ed anche i personaggi più in ombra riescono ad avere una loro efficace connotazione. Che si ferma in effetti all’etichetta dello stereotipo di turno, ma questo non è assolutamente un male in quella che è una sit-com che vuole far ridere ponendo come punti fermi proprio le caratterizzazioni ironiche e comiche dei personaggi, che ogni volta affrontano ognuno a proprio modo l’evento del giorno. Non c’è spazio per ciò che succede fuori dal posto di lavoro, ogni episodio si apre con l’apertura del superstore e finisce con la sua chiusura; i drammi psicologici dei personaggi si fanno intelligentemente intuire (sempre in chiave comica) ma poi verranno risolti off panel.

In onda sul canale statunitense NBC, il 15 febbraio il decimo (e penultimo della prima stagione) episodio.

TELENOVELA

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I cultori del nostrano Boris ameranno alla follia lo stravagante Telenovela, serie tutta costruita attorno alla stupenda Eva Longoria di Desperate Housewifes: lo show racconta le peripezie del cast di una classica telenovela spagnola, infarcita di sciocchi colpi di scena e trovate assurde, che si ritrova in realtà a vivere continuamente le stesse dinamiche della soap anche nella vita reale fra gemelle cattive, ritorni di vecchi amori e assurde lotte senza esclusione di colpi fra donne latine.

Anche qui un inno alla pura genialità: forse il tono ha un po’ il sapore di già visto, ma non era mai stato esplorato con tale efficacia comica. La Longoria tiene la scena in modo magistrale, intorno a lei si muove tutta la vicenda: la Telenovela in questione è Las leyes de pasion, la legge della passione, dove Pasion è anche il nome del personaggio che Eva interpreta in un gioco di parole che è già autoreferenzialmente ironico. Anche la sigla iniziale mira di per sè a ridicolizzare gli stereotipi da soap opera, con i protagonisti in posa contro un vento artificiale troppo irruento.
L’operazione funziona in modo perfetto: ci si muove agilmente fra le rivalità fra colleghi e i vari flirt fra personaggi reali e fittizzi, muovendosi costantemente sul doppio binario che alla telenovela contrappone una realtà più assurda delle scene inventate. Anche la regia mescola sapientemente il tocco spagnoleggiante della soap con quello più moderno da sit-com americana (e qui riveliamo una delle gag più divertenti e riuscite della serie: Pasiòn non conosce assolutamente lo spagnolo anche se ai piani alti tutti lo danno per scontato), tornando però anche qui a quelle inquadrature, a quei primi piani e a quella musica da matador che indica i colpi di scena in ogni passaggio interessante della trama, con un effetto estremamente ridicolo sulle vicende personali dei personaggi-interpreti, che paiono incastrati in quella che sembra quasi una specie di maledizione.

Il cast di comprimari è ricco di personaggi esilaranti: si va da Amaury Nolasco, ben noto ai fan di Prison Break, che interpreta l’interprete del cattivo di turno; al “bello” della serie, omosessuale e timoroso di vedersi portar via la parte da attori più avvenenti di lui; alla ex protagonista, rimpiazzata da Pasiòn perchè troppo in là con gli anni e decisa ad ottenere vendetta; allo sceneggiatore della telenovela, sempre ubriaco e appassionatissimo dai colpi di scena della trama che non ricorda di aver scritto.

Anche senza Eva Longoria, Telenovela sarebbe uno show che possiede tutte le carte in regola per funzionare, anche se ci rende dubbiosi sulla sua capacità di mantenere un livello alto con delle basi che per forza di cose andranno sempre più esaurendosi: perché se è vero che le trovate e le dinamiche delle soap opera sono illimitate (o almeno così tentano di far credere), le modalità di ridicolizzarle si esplicitano in un numero davvero ridotto di soluzioni, che a lungo andare potrebbero appesantire la serie con una ripetizione continua degli stessi canoni. Ma è ancora presto per criticare un probabile punto debole (rinvenibile tutt’al più nelle prossime stagioni) di una serie che per ora sta mantenendo uno standard elevato.

In onda anch’essa sulla NBC, Telenovela torna il 15 febbraio con il decimo (ed anche qui penultimo) episodio.

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