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Lo Zingaro di Lo Chiamavano Jeeg Robot: un villain fuori da ogni schema!

Lo Zingaro di Lo Chiamavano Jeeg Robot: un villain fuori da ogni schema!

Di Andrea Suatoni

SPECIALE LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT: TUTTO SUL SUPEREROE ITALIANO

Manca davvero pochissimo all’uscita dell’atteso Lo Chiamavano Jeeg Robot, il film diretto da Gabriele Mainetti, in arrivo nelle nostre sale il 25 febbraio (guarda il trailer finale).

Avviciniamoci al film indagando a fondo sui suoi protagonisti. In Jeeg Robot non solo un grande protagonista, Claudio Santamaria, ma anche un pazzesco villain, che non sfigura davanti ai più tremendi cattivi dei cinecomic hollywoodiani: è Luca Marinelli a prestare il volto al temibile Zingaro!

UN CATTIVO SU MISURA

Un eroe non è nulla senza un degno antagonista. E’ un aspetto che spesso al pubblico appare secondario, ma dietro la creazione di qualsiasi personaggio che aspira a fare propria una connotazione essenzialmente positiva è basilare prevedere un personaggio carismatico di contraltare che ne faccia risaltare le qualità, disegnato in estrema e studiata contrapposizione a ciò che di buono si vuole mettere in luce del protagonista principale.

L’eroe buono è relativamente semplice da realizzare: le sfumature attorno al suo carattere, la sua storia, le sue motivazioni e soprattutto il suo percorso (perché nessun eroe nasce, di fatto, eroe… A meno che non ci si trovi di fronte ad un sequel) possono essere molteplici, ma in definitiva ruotano sempre attorno a cesellati e assiomatici valori: la giustizia, l’amore, l’onore, quella solita roba lì insomma, i soliti ideali buonisti impossibili da schivare ma che alla lunga, per quanto a volte si cerchi di mascherarli, funzionano sempre.

Per il villain invece la difficoltà è spesso immensa. La cattiveria (stranamente, per quanto la vita di tutti i giorni ci induca spesso a pensare il contrario) ha bisogno di essere giustificata, spiegata. Il cattivo non può essere solamente “cattivo” (e in quei rari casi in cui succede, si usa di solito l’espediente della totale pazzia), perché non sarebbe credibile. Ma se vogliamo creare un eroe dobbiamo per forza contrapporgli un nemico da combattere; ed ecco che in aiuto allora giungono infanzie tormentate, traumi, cattive compagnie, scelte sbagliate, drammi interiori e ancora una pletora quasi sconfinata di possibilità tese a far credere allo spettatore che in qualche modo sia stata l’estrema stessa umanità del personaggio (negativo) a renderlo quel che è. Povero lui.

Nicola Guaglianone e Menotti con Lo Zingaro hanno fatto un lavoro diverso, che strizza in effetti l’occhio alla stereotipata (e comodissima) schizofrenia autoesplicante, ma la arricchisce di significato e fondamentalmente la immette in un calcolato contesto con caratteristiche completamente nuove.

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“IO VOJO FA’ ER BOTTO”

Per gran parte del film, Fabio Cannizzaro (questo il nome dello Zingaro), capo di una banda di delinquenti di Tor Bella Monaca, risulta più un comprimario che un antagonista: la sua storyline praticamente parallela a quella principale alterna momenti drammatici a momenti comici a momenti estremamente crudi (sobbalzeremo sulla sedia più di una volta in sala in sua presenza). La psicologia del criminale è assurdamente complessa ma al tempo stesso estremamente lineare: il narcisismo spropositato e la smania di arrivare in alto sono più importanti dei soldi, il rispetto e ancor più la soggezione della gente comune sono gli obiettivi concreti da raggiungere ad ogni costo.

Ma Fabio, presentato con tutti i suoi difetti anziché col classico cipiglio aggressivo e sprezzante del villain convenzionale, è in fin dei conti un ragazzo (cattivo, si, ma) normale: piange terrorizzato davanti ad una pistola che gli viene puntata contro, si arrabbia se l’iphone che ha comprato risulta del colore sbagliato, canta a squarciagola le canzoni di Loredana Bertè in macchina. Vero che le sue azioni e reazioni sono sempre sporcate da una psicopatia di fondo che a tratti riesce anche a terrorizzare, ma l’approccio alla follia dello Zingaro è talmente ovattato dal contesto criminale in cui egli opera che ne risulta quasi come una possibile conseguenza, più che un aspetto interiore proprio del personaggio.

Lo Zingaro in pratica rappresenta da una parte quel tipo di pazzoide che non abbiamo mai visto essere impersonato sul grande schermo, che aggiunge un nuovo modello di cattivo al ventaglio di possibilità narrative già cristallizzate nell’immaginario collettivo; dall’altra incarna la perfetta figura di quel criminale che avremmo realmente paura di incontrare dietro il cortile di casa, che non conosciamo ma del quale temiamo l’esistenza, una sorta di babau o uomo nero dalle caratteristiche forse esagerate ma non per questo meno realistiche.

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ATTORE E PERSONAGGIO IN SOLUZIONE UNICA

L’interpretazione dell’antagonista nel film di Gabriele Mainetti è stata affidata a Luca Marinelli, una delle stelle in ascesa del cinema italiano degli ultimi anni. Già con il suo primo importante ruolo sul grande schermo, in cui dava vita ad un protagonista introverso ed autolesionista ne La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, l’ottima prova di Marinelli gli faceva valere, assieme al favore praticamente unanime del pubblico e della critica, il Premio Rivelazione Tertio Millennio Film Festival, tradendo un particolare favore dell’attore per i ruoli di personaggi complessi e imprevedibili: come nel caso dello schizofrenico Andrea nel film premio Oscar La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino o quello dell’autodistruttivo ed eccessivo Cesare nel Non essere cattivo di Claudio Caligari.

Dev’essere stata proprio la tendenza dell’artista a creare figure squisitamente raffinate pur nella loro disfunzionalità a far si che venisse scelto per la parte dello Zingaro, una parte che riesce a far sua sia addentrandosi e districandosi perfettamente nella psicologia del personaggio che esprimendone una fisicità eccessiva, intemperante e realistica. Marinelli riesce a rappresentare il cattivo probabilmente ancor meglio di come questo era stato pensato, creando un connubio fra interprete e interpretato talmente perfetto che è probabile che questo farà fatica a slegarsi dal suo nome anche dopo la visione del film: Lo Zingaro è Luca Marinelli, e non potrebbe (e non potrà) assolutamente essere nessun altro.

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LEGGI ANCHE: Lo chiamavano Jeeg Robot: ScreenWEEK intervista Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Gabriele Mainetti

Lo Chiamavano Jeeg Robot farà il suo ingresso nelle sale italiane il 25 febbraio 2016 distribuito da Lucky Red. Nel cast troviamo anche Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei, Ilenia Pastorelli e Francesco Formichetti.

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