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Zootropolis Music Star – Il nostro incontro con Malika Ayane, Lodovica Comello e gli altri giudici

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Zootropolis uscirà nelle sale italiane il prossimo 25 febbraio, ma nel frattempo Disney Italia ha lanciato un’iniziativa che farà gola a molti cantanti in erba e aspiranti musicisti: si tratta di Zootropolis Musica Star, un concorso musicale che vi permetterà di reinterpretare Try Everything, il pezzo cantato da Shakira per il film.

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Ecco il regolamento del concorso e le modalità di partecipazione:

Per partecipare sarà sufficiente realizzare un video, di durata compresa tra 10 e 60 secondi, nel quale viene reinterpretato a proprio piacimento il brano Try Everything, scegliendo se utilizzare o meno la base musicale o il proprio strumento musicale preferito, e caricarlo sul SITO DEL CONCORSO entro e non oltre il 14 febbraio.

I 20 artisti più votati dal pubblico verranno ascoltati dai vocal coach che selezioneranno i 4 finalisti destinati a vivere “Un giorno da star” a Milano con i giudici. Il migliore artista potrà realizzare il sogno di girare un videoclip professionale con l’interpretazione del brano e una troupe dedicata, e diventare per un giorno una vera e propria music star.

Naturalmente, Disney Italia ha coinvolto sei giudici d’eccezione, che faranno anche da vocal coach per i quattro finalisti: Malika Ayane, Lodovica Comello, Paolo Ruffini, Alessandro Casillo, il discografico Mario Sala e il Maestro Adriano Pennino. Ebbene, il concorso Zootropolis Music Star è stato presentato a Milano, e noi abbiamo avuto occasione d’incontrare i giudici per parlare con loro di questa iniziativa (ma anche delle loro passioni disneyane).

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Anzitutto, abbiamo chiesto a Malika Ayane e Paolo Ruffini quali sono i loro film Disney del cuore, quelli con cui sono cresciuti. Per Malika Ayane non è facile scegliere:

Accidenti… è un po’ come chiedere quali sono le scarpe che preferisco! [Ride] È veramente una scelta difficile. Anzi, ti dirò che, avendo dei figli che crescono, dovrò prendermi la responsabilità di andare al cinema da sola. Ce ne sono un sacco… quindi dirò Pomi d’ottone e manici di scopa. Lo davano quando non c’erano ancora tutti i canali tematici: si aspettavano le vacanze di Natale per farsi del male con Il canto di Natale di Topolino… e quando vedi Topolino messo così, gli vuoi anche bene, lui che di solito fa tanto il precisetto. C’era quello, e c’era sempre Mary Poppins… poi, alla Befana, quando tiravano fuori gli ultimi titoli, c’era Pomi d’ottone e manici di scopa.

Paolo Ruffini, oltre a definire «meraviglioso» l’appena citato film con Angela Lansbury, cita anche altri classici:

Cercherò di essere sintetico perché sono un grande fan. Mi viene in mente Elliot il drago invisibile, mi viene in mente I racconti dello zio Tom, che è stato uno dei primissimi esperimenti a cartoni animati, era meraviglioso. Uno dei film Disney secondo me più comici è Le follie dell’imperatore, che è un gioiello dal punto di vista della commedia e della creatività. Parlo ovviamente dell’era pre-computer grafica. E poi Mary Poppins rivisitato da Saving Mr. Banks, che mi ha illuminato sul vero senso dell’opera e sul perché Disney fosse così interessato alla storia, con quella conflittualità paterna che lui ha sempre avuto. Perché Mary Poppins, come rivelano nel film, è venuta per salvare il padre, non i bambini. Questa rivelazione mi ha fatto molto meglio di tante ore di analisi. E poi, dopo, sicuramente Wall-E… sono indeciso tra Wall-E e Up, sono due film coraggiosissmi e meravigliosi. Anche Inside Out! Non è facile… iniziano quasi a farmi pensare che l’attore in carne e ossa sia un po’ superato, perché se tu vedi quei tre minuti di Up, il racconto matrimoniale, ti rendi conto che quella roba lì sarebbe stata difficile raccontarla dal vero. Quindi, se hai la capacità quasi onnipotente di far diventare molto più umano un film d’animazione rispetto a un prodotto con attori umani, si crea un cortocircuito meraviglioso.

Mario Sala, invece, cita Bambi, del cui valore si è accorto da adulto. Per quanto riguarda il concorso, sappiamo che la prima “fase” si svolgerà on-line, dove gli utenti potranno votare i candidati per far vincere i propri favoriti. Naturalmente, youtube e i social network hanno cambiato molto il rapporto con la musica.

Malika Ayane: Ognuno prende il meglio dall’epoca in cui si trova a operare. Però, ecco, si possono leggere libri e libri su tutto quello che c’è stato prima… adesso, fondamentalmente sappiamo talmente tanto di tutto quello che ci succede intorno che si perde anche un po’…

Paolo Ruffini: Non fai in tempo a cercare le cose, che le trovi.

Malika Ayane: Esatto!

Paolo Ruffini: Infatti il collezionismo è distrutto. Manca l’ansia di trovare l’ultima figurina. Se ci fate caso, il web ha distrutto qualsiasi epica. Ancora oggi sopravvive Guerre stellari, ma è un mito di quarant’anni fa. Indiana Jones è un mito di trent’anni fa. I Beatles, Jim Morrison… anche a livello pop, ora [si fatica a trovare nuovi miti]. Ora essere miti è un casino.

Malika Ayane: Ma anche essere star.

Paolo Ruffini: Ora c’è una raggiungibilità… ci twittano quello che vogliono.

Mario Sala: Dico una cosa da discografico cattivo. Una volta vedevi solo quello che l’artista faceva con le proprie opere, ed era lui a decidere come rapportarsi al pubblico. Basti pensare a Bowie: l’artista decideva l’immagine che comunicava al pubblico. Oggi, invece, un artista non può farlo.

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Ma quale consiglio potrebbero dare ai candidati, in un’epoca di grande visibilità ed esposizione virtuale come la nostra?

Malika Ayane: Saper fare qualche cosa, per esempio. Studiare per saperlo fare, perché alla fine tu puoi anche avere milioni di persone che ti guardano, ma se non hai un contenuto non ti serve né il web né il talent. Dipende sempre da ciò che si va a cercare, perché se uno tenta di arrivare al pubblico perché ha qualcosa da dire – un contenuto che piace, poiché chiaramente bisogna anche arrivare nel momento giusto con la propria proposta – allora ha senso. Ma se si tratta di popolarità effimera, voglio dire… è così anche storicamente: negli anni Sessanta uscivano Diana Ross e le Supreme, ma c’erano ottanta gruppi vocali femminili per ogni casa discografica, quindi cosa bisogna avere [per emergere]? “Qualcosa”.

Paolo Ruffini: C’è una frase secondo me molto bella, “Essere famosi sul web è come essere ricchi a Monopoli”. È evidente che, se sei ricco a Monopoli, c’è una verità, ma quella verità devi portarla anche nella vita reale. Il web secondo me è una realtà virtuale, non è la realtà. Devi dimostrare qualcosa anche fuori da lì. Può essere un trampolino ma, a volte, anche un tranello, nel senso che – parlando di cinema – tanti produttori hanno una media molto alta di età… e molto spesso sono i figli che segnalano le persone ai produttori. È un trampolino come poteva esserlo la televisione negli anni Ottanta, e in TV ci sono passati Troisi, Benigni, Carlo Verdone e tutti… quindi sì, è un trampolino, ma non equivale alla stessa cosa nella realtà. Ultimamente c’è stato un film con dei personaggi del web che però non ha funzionato tantissimi, perché una visualizzazione non significa un biglietto del cinema.

Malika Ayane: È esattamente come la televisione [dei talent]. Cioè, i primi concerti dei primi eclatanti vincitori dei talent televisivi erano vuoti: ti ritrovavi con palazzetti dello sport deserti per gente che magari vendeva 800mila copie, in un momento storico in cui se ne vendi 100mila si stappa lo champagne. Però, detto questo, il mezzo serve. Diciamo che siamo in una fase di transizione, per cui il web non ha ancora stabilito delle regole definitive, quindi la televisione continua a essere importante. Senza MTV che ancora dava gli ultimi colpi, io non avrei mai fatto quello che ho fatto, visto che sono forse l’ultimo esempio di discografia tradizionale [ride] che in qual caso ha funzionato.

Tornando a Zootropolis, l’innesco tematico del film è il pregiudizio: la protagonista, infatti, deve farsi largo in un mondo popolato da stereotipi per raggiungere i suoi obiettivi e realizzare i suoi sogni, smentendo le convinzioni di chi non ha fiducia in lei. Abbiamo quindi chiesto a Malika Ayane e Paolo Ruffini se hanno mai dovuto affrontare qualcosa di simile:

Malika Ayane: Certo. Io ho passato anni – pur essendo il capitano di una nave – a sentirmi dire “quanto sei carina”. E ancora, quando penso a una regia interessante, mi chiedono se l’ha fatta qualcuno per me. Però, in una delle scene che ho visto di questo film c’è un momento che a me è piaciuto particolarmente: quello in cui lei si trova di fronte a un conflitto in cui si chiede se veramente è in grado di fare quello che vuole. Perché tante volte il problema non è trovarsi in un mondo ostile, ma non avere veramente i numeri per ottenere quello che si vuole. Bisogna mettere sempre in discussione se stessi prima di responsabilizzare il mondo esterno… credo sia positivo mettersi sempre nella posizione di chiedersi se sono dei pregiudizi o dei dati di fatto che vogliamo rifiutare.

Paolo Ruffini: Capita tantissimo. Ma ovviamente capita nell’ambito di una fortuna, nel senso che i pregiudizi veri sono altri. Noi siamo comunque abili e fortunati. Ovviamente capita, ma tornando al film, credo che uno dei suoi messaggi più belli sia quello di migliorarsi. Uno dei sensi della vita è proprio quello di dire “domattina mi sveglio e cerco di essere una persona migliore per migliorare l’habitat o il mondo o la Zootropolis che mi circonda”. Il miglioramento parte da noi, no? L’idea di collettività nel film è molto bella, quindi si tratta proprio di sfasciare qualsiasi pregiudizio.

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Lodovica Comello ha invece parlato delle difficoltà di assumere un ruolo di giudice e coach:

È un po’ strano, un po’ delicato. Ho già collezionato le mie piccole esperienze, è da qualche anno che lavoro, e dal canto mio posso dire quello che penso, ma non ho neanche questa carriera ventennale alle spalle che mi permetta di dare dei consigli e dire “No, guarda, sono sicura che devi far così, credi a me, lo so io”. Quindi la difficoltà per me sarà essere credibile come giudice, e soprattutto essere un giudice molto delicato e accomodante. Perché, insomma, non siamo nessuno per spezzare i sogni di chi partecipa… quindi bisogna essere onesti, ma sempre appoggiando e incoraggiando i candidati.

E Alessandro Casillo, su cosa punterebbe se fosse lui a dover partecipare?

Mah, sarei me stesso. Quello che ho sempre fatto. È difficile da spiegare… quando devi cantare, dimostrare a qualcuno quello che vali, non è che pensi a cosa devi fare, va su e sei te stesso. In particolare, in questo concorso mi butterei sulla simpatia, sul far ridere, perché in fondo siamo in un ambiente simpatico, mettiamola così… non siamo a X Factor o Amici, è diverso. Quindi è più easy, come se fossimo più a casa. Infatti i video si fanno da casa, in cameretta, dove balli, cadi… sai che figata? [Ride] Quindi punterei proprio sulla simpatia.

Adriano Pennino è d’accordo:

Infatti non è un talent serioso, con otto puntate in televisione. Noi la butteremo sul divertimento, sia loro sia nostro. Pur avendo avuto varie esperienze e concorsi, io stesso mi sento imbarazzato dal giudicare, e il mio approccio è di dare dei consigli, delle indicazioni, se ne sono in grado. Anche sul piano umano. In un pomeriggio non puoi spiegare a una persona come si canta, però puoi spiegargli delle cose, indirizzarlo nel modo giusto.

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Abbiamo chiesto loro se c’è qualche classico Disney che hanno amato particolarmente per le musiche e per le canzoni, e Lodovica Comello non ha avuto dubbi:

Lodovica Comello: Tarzan!

Alessandro Casillo: Esatto, ne stavamo parlando prima che arrivaste! Le canzoni sono quelle, Tarzan, Il Re Leone, il classici Disney che hanno fatto innamorare tutto il mondo.

Adriano Pennino: Anche Brave. C’era la canzone di Noemi, la portai io a fare la demo. Diciamo che la musica è fondamentale nelle produzioni di Walt Disney. Per me c’è come un bottone magico: quando inizia il film [canticchia il motivo musicale della sigla della Disney], è come se si aprisse un sipario…

Alessandro Casillo: Entri nel loro mondo solo con quella canzoncina.

Infine, per tornare su Zootropolis, abbiamo chiesto quali vantaggi porterebbe un mondo senza umani come quello del film:

Alessandro Casillo: Più tranquillità, sicuro!

Adriano Pennino: È sempre stata una caratteristica della Disney, anche nei fumetti di Topolino è così. Secondo me ci dicono vagamente che forse gli animali sono migliori di noi.

Alessandro Casillo: Nel film c’è un messaggio importante, molto forte, che dovremmo cogliere anche noi umani nel mondo reale. Non c’è diversità, questo è il vero messaggio. Negli animali non potrà mai succedere, perché la volpe mangerà sempre il coniglio… però l’uomo non deve mangiare l’uomo.

Qui di seguito potrete leggere la sinossi di Zootropolis:

La moderna metropoli mammifera di Zootropolis è una città diversa da qualsiasi altra. Composta da habitat come l’elegante Sahara Square e la gelida Tundratown, accoglie animali di ogni tipo. Dal gigantesco elefante al minuscolo toporagno, a Zootropolis tutti vivono insieme serenamente, a prescindere dalla razza a cui appartengono. Ma al suo arrivo in città, l’ottimista agente Judy Hopps (doppiata nella versione originale da Ginnifer Goodwin), scopre che la vita di una coniglietta all’interno di un corpo di polizia dominato da animali grandi e grossi, non è affatto facile. Decisa comunque a dimostrare il suo valore, Judy si lancia nella risoluzione di un caso misterioso per cui dovrà lavorare al fianco di una volpe loquace e truffaldina di nome Nick Wilde (doppiata nella versione originale da Jason Bateman). Il film dei Walt Disney Animation Studios Zootropolis è una commedia avventurosa diretta da Byron Howard (Rapunzel – L’Intreccio della Torre, Bolt) e Rich Moore (Ralph Spaccatutto, I Simpson – Il Film) e co-diretta da Jared Bush (Penn Zero: Part-Time Hero)

Zootropolis farà il suo ingresso nelle sale italiane il 25 febbaio 2016.

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