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X-Files, la recensione del secondo episodio: Founder’s Mutation

X-Files, la recensione del secondo episodio: Founder’s Mutation

Di Lorenzo Pedrazzi

Il secondo episodio della nuova miniserie di X-Files è stato trasmesso sulla Fox a sole ventiquattr’ore di distanza dalla premiere: Founder’s Mutation – questo il titolo – ci riporta su territori decisamente più familiari…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Nella sede della Nugenics Technology – una compagnia che lavora col Dipartimento della Difesa – il dottor Sanjay comincia a sentire un suono molto acuto che lo spinge a chiudersi dentro la stanza dei server, dove si uccide conficcandosi un tagliacarte nell’orecchio. Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) si presentano sulla scena per indagare, ma viene loro impedito di sequestrare l’hard disk sul quale Sanjay stava cercando dei dati. Mulder riesce però a sottrarre il suo cellulare, ed entra in contatto con un uomo di nome Gupta, l’amante di Sanjay. Gupta gli rivela che lo scienziato era preoccupato per i suoi “bambini”, i quali stavano morendo. Scully, intanto, pratica l’autopsia sul cadavere del suicida, e trova una scritta in pennarello sul palmo della sua mano: “La mutazione del fondatore”. Il fondatore in questione è Augustus Goldman (Doug Savant), un uomo schivo che dirige i lavori della Nugenics.
Mulder e Scully si introducono nell’appartamento di Sanjay e scoprono una parete tappezzata dalle foto di bambini deformi. Subito dopo, Mulder comincia a sentire lo stesso suono che ha portato alla morte dello scienziato, ma in seguito gli passa. Walter Skinner (Mitch Pileggi) intima a entrambi di lasciar perdere, ma lo fa soltanto per placare il rappresentante del Dipartimento della Difesa che sta assistendo al colloquio; in via non ufficiale, invece, Skinner supporta le loro indagini. Mulder e Scully ottengono un incontro con Goldman grazie all’ospedale in cui lavora Scully, parzialmente fianziato proprio da Goldman. Prima, però, vengono fermati da una giovane donna incinta chiamata Agnes, che chiede loro aiuto: sostiene che il suo bambino sia anormale, e non si fida dell’ospedale. Mulder le lascia il suo biglietto da visita, poi lui e Scully ipotizzano che Goldman pratichi esperimenti su donne incinte per conto dei cospiratori. Il dottore, però, dice di condurre ricerche su bambini affetti da malattie genetiche, e mostra a Mulder e Scully alcuni piccoli pazienti nelle loro camere. Soffrono tutti di gravi malformazioni, e sono gli stessi che hanno visto nelle foto di Sanjay. All’improvviso, una ragazza si ribella agli infermieri e comincia a muovere gli oggetti con il pensiero, ma i due agenti vengono subito congedati. Poco tempo dopo apprendono che Agnes è stata uccisa in un incidente d’auto, e che il suo feto è sparito.
Gli agenti fanno visita a Jackie, la moglie di Goldman, rinchiusa in un istituto psichiatrico. Jackie fuggì dopo aver scoperto che suo marito aveva condotto esperimenti su di lei mentre era incinta della loro prima figlia, Molly, capace di respirare sott’acqua. In grembo aveva il loro secondogenito, ma fece un incidente con la macchina e, strisciando dai rottami, sentì il bambino che comunicava telepaticamente con lei, chiedendole di farlo uscire. Jackie si tagliò lo stomaco per liberarlo, e di lui non si seppe più nulla. Mulder, osservando i filmati di sorveglianza della Nugenics, scopre però che un inserviente ha reagito in modo strano durante l’incidente di Sanjay, e riesce a trovare il suo indirizzo tramite la società per cui lavora. Sul posto, Mulder e Scully vengono respinti dalla madre del ragazzo (che si chiama Kyle Gilligan, ed è il figlio perduto di Goldman), ma Mulder insiste e sente nuovamente quel suono acutissimo. Scully trova Kyle e lo costringe a smettere. Il ragazzo confessa di aver cercato di comunicare telpaticamente con Sanjay per trovare sul server della Nugenics la collocazione di Molly, sua sorella, e che la morte dello scienziato non era nelle sue intenzioni.
Mulder e Scully lo portano da Goldman, che preleva un campione di sangue e gli presenta sua sorella. Kyle capisce però che Goldman sta cercando di ingannarlo, e trova la sua vera sorella – ovvero la ragazza che aveva fatto muovere gli oggetti col pensiero durante la visita precedente – in un’altra stanza. I due si riconoscono all’istante, e sfruttano i loro poteri per infrangere la porta di vetro. Molly usa la telecinesi per disarmare Scully e mettere al tappeto sia lei sia Mulder, mentre Kyle uccide Goldman con i suoi poteri. I due ragazzi fuggono, ma Mulder riesce a conservare il campione di sangue di Kyle…

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Scanners’ Mutation
Se My Struggle costituisce un’esperienza straniante per i fan della serie, Founder’s Mutation è invece un rassicurante ritorno alle origini, dove il veterano James Wong ripropone la struttura canonica delle avventure di Mulder e Scully. Sembra di tornare agli esordi di X-Files, sotto certi aspetti: i due agenti non sono (più) una coppia, e il loro rapporto si mantiene sul piano professionale, con un distacco che scompare soltanto quando parlano del figlio William, dato in adozione quindici anni prima per proteggerlo dai cospiratori.

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È proprio in questi frangenti che Founder’s Mutation dà il meglio di sé. Due digressioni oniriche ci svelano la vita mai vissuta da Mulder e Scully insieme al loro bambino, partendo da situazioni idilliache (Dana che accompagna William a scuola, Fox che fa volare con lui un razzo in miniatura…) per poi degenerare nell’incubo, frutto delle preoccupazioni di due genitori che non hanno potuto veder crescere il loro piccolo, e sanno a quali pericoli potrebbe essere esposto. La delicatezza di tali segmenti sembra stridere con gli sviluppi dell’episodio, ma in realtà nasce proprio dalle sue svolte narrative: la manipolazione genetica sui feti innesca il ricordo di ciò che accadde a Scully, e il suo legame empatico con i bambini di Augustus Goldman trae origine da un coinvolgimento personale.

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Il merito di Founder’s Mutation risiede certamente nell’equilibrio tra emotività e mistero, che combina momenti toccanti e immagini piuttosto forti. Non si può restare impassibili di fronte alla rappresentazione esplicita delle deformità infantili, mostrate da Wong in una vera e propria galleria degli “orrori”, come fosse un freak show che cita la tradizione del body horror, ma con una componente tragica ancora più forte a causa della giovanissima età dei soggetti. D’altra parte, nel finale, la morte di Goldman sfiora lo splatter e ricorda i parossismi cronenberghiani di Scanners, anche perché l’impiego delle capacità telepatiche è sostanzialmente il medesimo.

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Come si diceva in principio, la struttura è quella “classica”: il prologo – prima della sigla – introduce l’enigma sotto forma di dramma violento, poi Mulder e Scully intervengono sulla scena per razionalizzare il caso e decostruirlo nei suoi elementi fondamentali, in modo da poterlo riassemblare come un mosaico e giungere a una soluzione. Si riscontra qualche incoerenza di sceneggiatura (perché Kyle Gilligan non attacca anche Scully con i suoi poteri? Chi è stato a prelevarlo dall’utero di sua madre?), inoltre la trama è un po’ irrisolta, eppure Founder’s Mutation riesce a unire in modo sensato le esigenze della mitologia e quelle della narrazione verticale, da monster-of-the-week, garantendo un solido ritorno allo status quo della serie. Anche i dialoghi sono piacevoli, e l’alchimia tra i due protagonisti può dirsi ampiamente ristabilita. In fondo, le puntate con i “mostri della settiana” sono sempre state le migliori.

LA CITAZIONE: «Sono vecchia scuola, Mulder. Pre-Google.»

HO APPREZZATO: L’unione tra mitologia e monster-of-the-week; i dialoghi che ristabiliscono l’alchimia; i segmenti onirici di Mulder e Scully; l’alternanza tra emotività e immagini forti.

NON HO APPREZZATO: Qualche piccola incoerenza narrativa; la trama un po’ irrisolta.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di X-Files sul nostro Episode39 a questo LINK.


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