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The Shannara Chronicles: la recensione dei primi due episodi

The Shannara Chronicles: la recensione dei primi due episodi

Di Andrea Suatoni

Come avevamo immaginato The Shannara Chronicles? Se da una parte le aspettative (soprattutto dopo i trailer) erano alte, le perplessità avevano radici molto profonde: innanzitutto riguardo alle potenzialità del canale MTV che trasmette la serie, per poi passare alla scelta del protagonista (Austin Butler, direttamente dalle teen comedy Zoey 101 e The carrie Diaries) e al possibile taglio troppo adolescenziale dello show, nato dalla fortunatissima serie di romanzi di Terry Brooks da anni considerato erede nominale del Tolkien de Il signore degli anelli.

Le prime due puntate, in onda lo scorso 5 gennaio su MTV (il 15 gennaio in italiano su Sky Atlantic) hanno spazzato via i dubbi in un attimo.

Il mitologico albero Ellcrys, nelle leggende inteso come l’unica barriera del mondo contro i demoni, sta morendo; per contrastare il male, la magia rinasce nel mondo fluendo in Amberlee, una delle custodi dell’albero sacro, Allanon, l’ultimo druido (almeno, l’ultimo buono) sulla terra, e Wil, un mezzelfo non conscio delle proprie potenzialità. Sullo sfondo, trame di potere, dinamiche familiari corrotte e amori impossibili. Il modello fantasy ripreso in pacchetto completo.

CLICHE’ A PROFUSIONE
L’uso continuo di cliché all’inizio ci ha disturbato. La prima donna a vincere una gara per soli uomini, il prescelto che inizia a conoscere le sue origini sul letto di morte della madre, il cattivo che rimane nell’ombra e manda avanti i suoi seguaci (ovviamente uno alla volta), la bella femme fatale che usa il suo fascino per derubare i viandanti. All’inizio. Perchè poi capiamo che gli sceneggiatori di The Shannara Chronicles, costretti a seguire una storia che per quanto bellissima sa un pò di stantìo, abbracciano questi cliché e riescono a giocare con essi. Ce ne accorgiamo nella costruzione di scene come quella in cui Eretria usa la polvere in un anello per avvelenare un bicchiere, o quella in cui un mutaforma con le fattezze di Amberlee uccide uno degli “eletti”: i vari stereotipi base di qualsiasi saga fantasy vengono proposti quasi come omaggi o citazioni, arrivando fino a saghe moderne come il “Magic always comes with a price” del recente Once Upon a Time.

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PERSONAGGI
La presentazione dei personaggi non è perfetta, ma ha il suo perchè. La protagonista Amberlee (Poppy Drayton) affascina più per la sua bellezza che non per la profondità della sua caratterizzazione, che pare invece più riuscita per tutti gli altri componenti della famiglia reale elfica, anche quelli presentati solo superficialmente (ci aspettiamo molto dall’arrivista zio Arion). Il protagonista maschile, Wil, è probabilmente invece destinato a rimanere a lungo l’elemento comico del cast; forse un pò a sproposito, visto che è su di lui che principalmente si focalizzerà la trama principale di “crescita dell’eroe”. Il casting perfetto di Manu Bennet (Spartacus, Arrow) per Allanon è reso ancora più impeccabile dall’estetica del Druido, anch’essa scavata a forza nello stereotipo ma forse proprio per questo estremamente convincente; ma la vera perla della serie è la Nomade Eretria.
La protagonista de Il labirinto del Fauno Ivana Baquero dà vita al personaggio più interessante della serie, una sorta di criminale incastrata nella propria vita. Nelle sole prime due puntate crederemo più volte di aver finalmente capito chi è davvero Eretria, ma ogni volta verremo smentiti, quando un altro tassello della sua caratterizzazione emergerà prepotentemente sulla scena.

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AMBIENTAZIONI (SIAMO A SEATTLE?) E CURA SCENOGRAFICA
Mozzafiato. Gli scenari della Nuova Zelanda non tradiscono mai alcun tipo di aspettativa, e il massiccio uso della computer grafica completa i fondali in maniera unica. La natura e le ambientazioni tipiche del fantasy di stampo medievale si fondono con i resti dell’antica civiltà umana (quando ad esempio Eretria e Wil si trovano davanti i resti di un elicottero, non riuscendo ad identificarlo) dando vita a delle composizioni artistiche degne di una galleria d’arte.
La regia di Jonathan Liebesman (formatosi sugli horror e recentemente al cinema con Ninja Turtles) si lascia andare a virtuosismi non proprio innovativi ma sempre estremamente efficaci, sfruttando alla perfezione il connubio scenografico che abbiamo appena descritto.
Una menzione a parte merita il trucco degli attori: passando dalla bellezza degli elfi ai tatuaggi di Allanon o di Eritrea, raggiungendo il picco con la costruzione del demone-Druido Dagda Mor che risulta il cattivo umanoide più realistico che ci sia mai capitato di vedere sullo schermo, curato fin nei minimi dettagli.

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E ADESSO?
La data di uscita di The Shannara Chronicles, ne siamo sicuri, non è casuale: la vacanza di Game of Thrones è stata sfruttata in maniera ottimale, per catturare tutti i fan della serie che non aspettavano altro che un palliativo per poter meglio tollerare l’attesa della nuove puntate ad Aprile. Lo show di MTV sembra determinato ad affermarsi su un livello qualitativo che pur non sfiorando quello della produzione HBO cerca (disperatamente?) di rincorrerla; la terribile morte di uno dei personaggi che credevamo centrali nella vicenda alla fine del secondo episodio avvalora questa tesi.
Mancano ancora 8 puntate, c’è tutto il tempo di confermare quanto di buono abbiamo visto fin qui come di far emergere tutte quelle gravi carenze che magari ancora non abbiamo potuto notare. Per ora, solo una cosa è sicura: non vediamo l’ora che arrivi il prossimo episodio.

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Lo show è prodotto da Jon Favreau (Iron Man, Cowboys and Aliens) e scritto da Alfred Gough e Miles Millar, noti per aver creato Smallville. La regia dei primi due episodi è stata affidata aJonathan Liebesman (World Invasion, La furia dei titani, Tartarughe Ninja), anche produttore esecutivo con Brooks, Dan Farah, Favreau, Gough e Millar.

Il debutto di The Shannara Chronicles è previsto in Italia per il 15 gennaio 2016 su Sky Atlantic.

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