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Making a Murderer – Netflix esplora il caso di Steven Avery in un documentario seriale

Making a Murderer – Netflix esplora il caso di Steven Avery in un documentario seriale

Di Lorenzo Pedrazzi

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C’è una serie prodotta e distribuita da Netflix che sta suscitando molte discussioni nell’opinione pubblica americana, e che riscuote un certo successo anche in Italia: si tratta di Making a Murderer, documentario in dieci puntate scritto e diretto da Laura Ricciardi e Moira Demos. Al centro della serie c’è il caso di Steven Avery, un uomo di Manitowoc County, Wisconsin, che nel 1985 fu condannato per il tentato stupro e il tentato omicidio di Penny Beerntsen, nonostante molteplici alibi dimostrassero la sua estraneità all’aggressione; nel 2003, dopo 18 anni di carcere, fu liberato grazie alla prova del DNA, che incastrò un altro uomo (già noto alle autorità locali per precedenti crimini sessuali). Avery fece causa all’ex Sceriffo Thomas Kocourek e all’ex Procuratore Distrettuale Denis Vogel per aver ignorato l’oggettività delle prove in favore dei propri pregiudizi e rancori personali, dato che Avery e la sua famiglia non erano ben visti agli occhi della comunità locale. Nel 2007, però, l’uomo fu condannato per l’omicidio della fotografa Teresa Halbach insieme a suo nipote Brendan Dassey, ma anche le circostanze di questa accusa non sono prive di ambiguità.

Ebbene, l’interesse di Laura Ricciardi e Moira Demos per Steven Avery nacque nel 2005, quando si laurearono in cinema alla Columbia University e lessero un articolo del New York Times dedicato a questo caso. Le due aspiranti registe proposero l’idea per un documentario alla PBS e alla HBO, che però rifiutarono; Netflix, invece, si dimostrò entusiasta e accettò di produrlo. Laura Ricciardi, parlando con IndieWire, ha rivelato che la celebre piattaforma streaming è stata di grande supporto:

[Netflix] ci ha saggiamente e immediatamente comunicato che voleva produrre la serie. Ci è apparso subito chiaro il ruolo che loro volevano giocare, ovvero supportarci e aiutarci a realizzare la nostra visione. Abbiamo avuto l’opportunità di raccontare la nostra storia proprio nel modo in cui volevamo raccontarla.

E il modo in cui volevano raccontarla era attraverso un documentario episodico, già paragonato a prodotti come The Jinx e Serial. In effetti, Making a Murderer ci offre una dettagliata indagine sul “caso Avery” con una struttura piuttosto canonica per un documentario (alternanza tra interviste e filmati di repertorio, analisi degli alibi e delle prove, salti temporali per spiegare gli eventi passati o futuri), ma sfrutta al contempo anche le formule della narrazione seriale, quasi da procedural. Assistiamo quindi alla ben nota spettacolarizzazione della cronaca, dove la consapevolezza del mezzo – e delle sue potenzialità tensive – emerge dall’impiego di alcuni espedienti tipici della serialità, come i cliffhanger a fine puntata. Emblematico, in tal senso, l’epilogo del primo episodio, con la voce del poliziotto che comunica via radio di avere Steven Avery sotto custodia per omicidio.

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Accade così che le persone si trasfigurino in personaggi (l’uomo problematico ma innocente, la vittima sviata e mal consigliata, la madre sofferente ma caparbia…), e le due registe sono abili a “caratterizzarli” per mezzo di poche dichiarazioni, o grazie al commento fuori campo, oppure con inquadrature semplici ma funzionali. Ne deriva un approfondimento investigativo che penetra nel ventre molle delle istituzioni giudiziarie e della polizia, dove la natura umana – vendicativa, pregiudizievole, rancorosa – influisce sulle decisioni dei tutori della legge più del senso di responsabilità. Al di là della spettacolarizzazione, infatti, c’è indubbiamente un forte impegno civile da parte di Laura Ricciardi e Moira Demos, che hanno saputo confezionare uno “show” capace di risvegliare il dibattito su Avery e sulle circostanze della sua carcerazione, portando alla luce un caso che rischiava di essere dimenticato dall’opinione pubblica americana. Sono state raccolte più di 128mila firme per una petizione che chiedeva al Presidente di concedere il perdono sia ad Avery sia a Dassey, ma la Casa Bianca ha precisato che non ha alcuna autorità in materia, poiché la condanna è stata stabilita da una corte statale; Scott Walker, Governatore del Wisconsin, ha già detto che non prenderà in considerazione la richiesta di perdono.

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Naturalmente, ci sono state anche reazioni controverse. Ken Kratz, l’ex Procuratore Distrettuale di Calumet County che ha perseguito Avery, sostiene che Ricciardi e Demos gli abbiano negato la possibilità di un’intervista nella serie, impedendogli di fornire la sua versione dei fatti; secondo lui, Making a Murderer sorvola su alcune prove fondamentali contro Avery, ma le due registe hanno respinto tali accuse, affermando invece che sia stato Kratz a rifiutare l’intervista. Dal canto suo, la famiglia Halbach non è certo felice che l’omicidio di Teresa sia oggetto di queste attenzioni, dicendosi “rattristata di scoprire che alcuni individui e alcune corporazioni seguitino a creare intrattenimento e profitto sulla loro perdita”.
Come in ogni fatto di cronaca (e nelle sue conseguenze mediatiche), i punti di vista sono molteplici e spesso contrastanti.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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