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Agent Carter, la recensione della premiere: The Lady in the Lake e A View in the Dark

Agent Carter, la recensione della premiere: The Lady in the Lake e A View in the Dark

Di Lorenzo Pedrazzi

Agent Carter torna sulla ABC con una doppia premiere, The Lady in the Lake e A View in the Dark, che inaugurano la seconda stagione in modo promettente…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER.

Peggy Carter (Hayley Atwell) guida un’operazione per catturare Dottie Underwood (Bridget Regan), che vuole rubare qualcosa dalla cassetta di sicurezza di una banca. Dopo uno scontro nel caveau, Peggy riesce a metterla al tappeto, ma l’interrogatorio si rivela inutile, anche perché l’invidioso Jack Thompson (Chad Michael Murray) decide di sottrarle il caso per mandarla a Los Angeles da Daniel Sousa (Enver Gjokaj), capo della divisione orientale del Scientific Strategic Reserve. Thompson cerca di condurre l’interrogatorio con Dottie, ma lei è un osso troppo duro, e alla fine viene portata via dall’FBI. Vernon Masters (Kurtwood Smith), il mentore di Thompson, lo prende da parte e gli spiega che Dottie stava cercando di rubare qualcosa a persone molto potenti, ed è nel suo interesse assecondare questi individui.
Intanto, Peggy viene accolta a Los Angeles da Edwin Jarvis (James D’Arcy), che si trova in California per curare le proprietà di Howard Stark (Dominic Cooper), impegnato a lanciare il suo studio cinematografico. Peggy fa subito amicizia con Ana (Lotte Verbeek), la moglie di Jarvis, donna libertina che le fornisce consigli e abiti adatti per tutte le occasioni. Daniel è un po’ sorpreso di vedere la sua amica, e fra i due c’è un po’ di imbarazzo: Daniel, infatti, è impegnato con una dolcissima infermiera, ma nutre ancora qualcosa per Peggy… che potrebbe ricambiarlo. Comunque, il caso che hanno fra le mani è molto strano: è stato trovato il cadavere di una ragazza incastonato in un blocco di ghiaccio, all’interno di un lago. La scientifica non si spiega come possa essersi congelato con le temperature di Los Angeles, e inoltre il corpo si illumina al buio. Le indagini conducono alla Isodyne, che sta facendo esperimenti sulla bizzarra Materia Zero, comparsa sulla Terra dopo che un esperimento con la bomba atomica ha aperto un varco in un’altra dimensione. Peggy conosce Jason Wilkes (Reggie Austin), geniale scienziato che lavora alla Isodyne, e che le svela l’identità della vittima: era una collega scienziata che aveva una storia con il proprietario della compagnia, il candidato senatore Calvin Chadwick (Currie Graham). Peggy scopre che la donna è stata uccisa con la Materia Zero proprio a causa della sua relazione clandestina con Chadwick, e poi il detective Andrew Henry (Sean O’Bryan) l’ha fatto passare per l’omicidio di un serial killer. Henry, infettato a sua volta dalla Materia Zero, comincia progressivamente a congelare, e viene ucciso da un poliziotto dopo aver rapito Wilkes. Il poliziotto era stato pagato da Chadwick e da sua moglie, l’attrice Whitney Frost (Wynn Everett), per evitare che il detective rivelasse qualcosa; la vera mente dietro a tutto è però Whitney. Chadwick fa parte di una potente società segreta, il Consiglio, che vuole chiudere le ricerche della Isodyne sulla Materia Zero, ed è la stessa società a cui Dottie voleva rubare qualcosa.
Peggy scopre tutto su questa misteriosa sostanza grazie a Wilkes. I due cominciano a piacersi, escono insieme per parlare e si scambiano anche un bacio, ma sono braccati dagli agenti del Consiglio. Si introducono nella Isodyne per rubare la Materia Zero, e mentre Peggy è impegnata a combattere i nemici, Wilkes preleva la sostanza e la chiude in un contenitore isolante. Whitney Frost – che sostiene di sapere molte cose sulla Materia Zero – interviene e lo minaccia con la pistola per farsela consegnare. Ne nasce una colluttazione, il contenitore si rompe e la Materia Zero provoca un’esplosione nella quale Wilkes sembra restare ucciso. Whitney scampa all’incidente, ma sulla sua fronte compare una strana fenditura metallica, simile a un taglio.
Peggy è addolorata per la perdita di Wilkes, ma è davvero morto?

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Wonder Peggy
L’intelligenza di una serie emerge anche dalla sua capacità di evitare gli errori del passato, e dall’impulso di portare il discorso su un altro livello: la seconda stagione di Agent Carter giunge al culmine di un percorso di maturazione che ha visto Peggy acquisire maggiore consapevolezza di sé, guadagnando un posto di rilievo nell’ambiente sessista del Scientific Strategic Reserve, dove si è ormai conquistata la stima dei colleghi («Sembra di stare in prima fila per lo scontro tra Rocky Graziano e Tony Zale» dice uno degli agenti mentre assiste all’interrogatorio di Dottie). Superato – per Peggy, non per tutte le altre donne della sua epoca – il problema della discriminazione femminile, lo show ci mostra un’eroina ben integrata nel suo contesto lavorativo, ma senza sacrificare il suo individualismo e la sua autonomia. La differenza è che Peggy può finalmente agire alla luce del sole, e inoltre gode della considerazione del suo “capo”, il quale ne asseconda le intuizioni e si preoccupa per lei; in tal senso, Hayley Atwell ed Enver Gjokaj ci offrono alcuni confronti dialogici ricchi di sfumature emotive, dove il non-detto, gli sguardi e la prossemica valgono più delle parole stesse, confermando l’alchimia già riscontrata nella prima stagione.

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Ma l’evoluzione dello show è evidente soprattutto nei primi vagiti della trama orizzontale. Se l’avventura precedente risultava gravata da una certa confusione, stavolta gli autori mettono subito in chiaro sia l’identità dell’antagonista sia le linee generali dell’intreccio, evocando immediatamente i suoi legami con l’Universo Marvel: la Materia Zero non è altro che la Darkforce (governata dal villain Blackout in un episodio di Agents of S.H.I.E.L.D.), mentre Whitney Frost diventerà Madame Masque, e la sua genesi è stata adombrata al termine di A View in the Dark. L’ambientazione losangelina illumina ulteriormente l’atmosfera di Agent Carter, che concede maggior spazio al glamour e alla mondanità, con l’occhio rivolto agli interessi (stereotipati) di un pubblico molto vasto: l’azione e l’avventura si alternano infatti alle pause romantiche, senza dimenticare le digressioni modaiole che impongono frequenti cambi d’abito alla meravigliosa Peggy, come una vera e propria star.

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L’impressione è che sia stato aumentato anche il tasso di umorismo, con dialoghi frizzanti e personaggi secondari molto buffi e stilizzati, tutti riconducibili a un tic, una frustrazione o una frase ricorrente; brillante anche l’idea di sfruttare un’agenzia teatrale come copertura per la sede dell’S.S.R., che quindi si ritrova affollata di ballerine, attori e clown malinconici, puntualmente respinti dalla gioviale segretaria. Jarvis assume più che altro il ruolo di spalla comica (forse anche troppo), ma si riscatta nella dialettica caratteriale con l’adorabile moglie e nel suo impulso reiterato ad aiutare Peggy in tutte le occasioni. Peccato che la serie non sia altrettanto spigliata quando tocca l’argomento della discriminazione razziale, dove si ravvisa un malcelato imbarazzo nell’utilizzo del linguaggio: sentir dire «One of my kind» al posto di «black» o «african-american» è semplicemente ridicolo, e rivela il desiderio di non correre alcun rischio con il pubblico, persino quando di rischi non ce ne sono.

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Comunque sia, The Lady in the Lake è complessivamente più solido ed equilibrato rispetto a A View in the Dark, poiché quest’ultimo fa più fatica a tenere insieme la trama, e il ritmo talvolta rallenta. Ciononostante, la genesi di Madame Masque e le rivelazioni sulla Materia Zero risvegliano l’interesse, confermando le buone basi su cui poggia la trama orizzontale, oltre alla qualità del sistema di personaggi. Su tutto domina la bravura di Hayley Atwell, eroina d’azione che oscilla agilmente tra le gag ridanciane (sia verbali sia fisiche) e l’introspezione emotiva, con tempi comici perfetti e una spiccata delicatezza. Sarà un piacere seguire le sue gesta per tutta la stagione.

LA CITAZIONE: «Pronta per un’altra avventura, Miss Carter?»

HO APPREZZATO: l’interpretazione di Hayley Atwell; la sua alchimia con Enver Gjokaj; l’evoluzione della serie; i legami con l’Universo Marvel; la vivacità dell’umorismo e dei personaggi secondari; la commistione di dramma, umorismo, avventura e romanticismo.

NON HO APPREZZATO: L’imbarazzo sul tema della discriminazione razziale.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Agent Carter sul nostro Episode39 a questo LINK.

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