Cinema

Il Canto di Natale di Dickens al cinema: tre versioni fra passato, presente e futuro

Pubblicato il 25 dicembre 2015 di Lorenzo Pedrazzi

Quando si pensa all’archetipo del racconto natalizio, la prima storia che viene in mente è il Canto di Natale di Charles Dickens, pubblicato nel 1843. In effetti, il romanzo breve di Dickens articola una struttura narrativa che, attraverso una lucida critica sociale, mira alla restaurazione dei valori tradizionali, perduti nelle nebbie del “progresso” e dello sfruttamento scellerato dei lavoratori, anche in età infantile. Contro la povertà e l’analfabetismo, lo scrittore inglese schiera un memorabile racconto gotico che si è ormai radicato nell’immaginario collettivo di tutti, citato e trasposto innumerevoli volte fra teatro, cinema e televisione.

Il suo climax si presta particolarmente bene alle riletture cinematografiche, poiché viaggia a un ritmo crescente che esplode poi nella catarsi finale, imponendosi come la storia natalizia più commovente ed efficace di sempre. Per celebrare questo giorno di festa – e suggerirvi tre visioni “a tema” – ho pensato di isolare tre diverse trasposizioni dell’opera dickensiana, suddividendole tra passato, presente e futuro, proprio come i fantasmi che fanno visita a Ebenezer Scrooge. Vediamole insieme…

IL FANTASMA DEL NATALE PASSATO:
Il canto di Natale di Topolino (Burny Mattinson, 1983)

Avrei potuto scegliere Scrooge (1970) con Albert Finney e Alec Guinness, oppure Magoo’s Christmas Carol (1962) della U.P.A., ma per il Fantasma del Natale Passato ho preferito rivolgermi all’adattamento che tutti abbiamo nel cuore, forse il migliore in assoluto: Il canto di Natale di Topolino è un piccolo capolavoro che merita di essere rivisto ogni anno, e di essere tramandato alle generazioni successive come un’eredità preziosa. Perché attribuirgli il Fantasma del Natale Passato? Semplicemente perché si tratta di un film “classico”, nonostante sia interpretato dai celebri personaggi Disney (o forse proprio in virtù di questo). È un’opera che affonda le radici nella tradizione, non solo perché molto fedele al romanzo di Dickens, ma anche perché consente a Paperone di tornare alle sue origini, chiudendo idealmente un cerchio: quando Carl Barks creò il papero più ricco del mondo, infatti, lo chiamò Scrooge, come il protagonista del Canto di Natale, a cui si era ispirato per l’avarizia e il carattere arcigno del personaggio.
Un gioiello senza tempo, coraggioso anche nel riconoscere – fatto raro nel mondo dei paperi e dei topi Disney – la presenza della morte come possibilità tangibile nel futuro dei protagonisti. Se nel rivederlo vi s’inumidisce il ciglio, non preoccupatevi: è normale.

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IL FANTASMA DEL NATALE PRESENTE:
S.O.S. Fantasmi (Richard Donner, 1988)

Il Fantasma del Natale Presente non poteva che essere S.O.S. Fantasmi di Richard Donner, vero e proprio cult di chiunque sia nato o cresciuto fra gli anni Ottanta e i Novanta. È una trasposizione sui generis, che sfrutta il talento comico di Bill Murray per rileggere il Canto di Natale in veste contemporanea, attingendo al delizioso retaggio sovrannaturale del cinema hollywoodiano di quell’epoca (al punto che nell’edizione italiana inserirono la parola “fantasmi” per richiamare Ghostbusters, mentre in originale s’intitola semplicemente Scrooged). Poiché siamo nel presente degli anni Ottanta – ma vale anche per oggi – il moderno Scrooge è in realtà Frank Cross, un cinico produttore televisivo della IBC che obbliga lo staff del network a lavorare durante le feste per mandare in onda un’assurda versione dell’opera dickensiana, piena di sparatorie ed esplosioni. Gli effetti speciali sono molto divertenti, il cast è in gran forma, e l’umorismo ricorda i tempi d’oro del Saturday Night Live. Fra gli adattamenti qui citati, è quello che suscita la più intensa nostalgia per le occasioni perdute e il più tangibile rimpianto per gli errori passati: pur essendo un contesto fantastico, infatti, non è difficile ricondurlo a un piano di realtà.

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IL FANTASMA DEL NATALE FUTURO:
A Christmas Carol (Robert Zemeckis, 2009)

Anche per il Fantasma del Natale Futuro la scelta era obbligata: A Christmas Carol di Robert Zemeckis, pur essendo ambientato nello stesso periodo storico del romanzo, rappresenta il culmine della trilogia in CGI del regista americano, sempre più proiettato verso un futuro in cui il digitale supera i limiti tecnici della narrazione in live-action e conferisce alla macchina da presa (virtuale) una mobilità insperata, con inquadrature ardite e virtuosismi da capogiro. Jim Carrey interpreta ottimamente Scrooge con l’ausilio della performance capture, mentre Zemeckis non sfrutta il 3D per i meri effetti pop-up, ma ne valorizza la profondità per proiettare il pubblico nella Londra Vittoriana, alternando i cupi silenzi delle gelide notti invernali alle esplosioni di gioia e vitalità che animano le strade della capitale.
Un omaggio sincero a Dickens e al cinema “classico”, ma anche una lussuosa sperimentazione delle tecniche digitali, dove l’espressività dei personaggi e l’iperrealismo della CGI compiono un notevole passo in avanti.

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Buon Natale a tutti!

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