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SPECTRE – La recensione di Roberto Recchioni

SPECTRE – La recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

Quando si parla di Bond ci tengo sempre a far capire che non sono un fan. Certo, ho letto tutti i romanzi (più volte) e visto tutti i film (molte più volte), ho tutte le colonne sonore, un certo numero di volumi che ne analizzano il fenomeno e altrettanti che si concentrano sugli aspetti estetici. Oltre a questo so preparare un discreto Vesper Martini e nel mio armadio ho almeno un paio di completi ricalcati su quelli dell’agente con il doppio zero. Ma i veri fan di Bond sono molto più maniaci di me. Sono persone che proprio non sanno resistere a nulla che porti impresso il logo con la pistola o che rimandi in qualche maniera alla creatura di Ian Fleming, persone che, per dire, sono disposte a spendere cifre immorali per accaparrarsi l’orologio a tiratura limitata che Bond sfoggia nell’ultimo film. Ora che ci penso…

Ok, scusate, devo essere onesto: mi chiamo Roberto Recchioni e sono un bondmaniaco.

Adesso lo sapete e forse questo vi aiuterà a capire meglio quanto mi sia costato scrivere questo pezzo. L’ho fatto prendendomi tutto il tempo del mondo e con la mente finalmente sgombra da quella première con il cast che mi ha obnubilato i sensi e la capacità critica.

Dunque, affrontiamo il toro per le corna: SPECTRE è un film riuscito? Purtroppo, no. Se lo avete visto lo saprete anche voi. Se non lo avete visto, probabilmente avrete almeno fatto caso ai commenti freddini (quanto non proprio negativi) che hanno invaso il web, nonostante i più che dignitosi incassi.

Sto dicendo è un film orrendo in quanto tale e un pessimo episodio di 007? No a nessuna delle due domande. È un film decente se preso da solo e un dignitoso nuovo capitolo per il franchise, ma se è vero che siamo lontani dagli abissi del James Bond vestito da clown di Octopussy, siamo pure altrettanto lontani dai fasti di Skyfall o di Casino Royale.

Ma, esattamente, cos’è che non ha funzionato in questa ventiquattresima avventura dell’agente segreto più amato del mondo? Andiamo con ordine.

spectre-daniel-craig
– E’ troppo lungo.

Un finale va bene. Due sono accettabili. Tre sono troppi. Arrivati alle battute finali di Spectre sembra di assistere alla conclusione de Il Ritorno del Re di Peter Jackson. Non se ne può più. Ci si sente presi in ostaggi nella sala. Oltretutto, il secondo finale (quello a Londra, per capirsi) è anche molto debole sia dal punto di vista visivo che per il ritmo e ha una conclusione davvero poco appagante

– Il vecchio e il nuovo non si sposano bene come dovrebbero.

Neal Purvis e Robert Wade sono i fautori del rinascimento bondiano iniziato con Casino Royale, film che ha decostruito il mito per reinventarlo in una chiave più sobria e realistica, eliminando tutta una serie di elementi ritenuti più o meno camp e fuori tempo massimo.

Sono però anche sceneggiatori di lungo corso per quello che riguarda l’agente con licenza d’uccidere e hanno prestato la loro penna anche per capitoli della saga perfettamente aderenti al canone originale (The World in Not Enough e Die Another Day dell’era Brosnan). Con queste Spectre il loro scopo era quello di reintegrare tutti quegli elementi che erano stati omessi o sfumati fino a questo punto (le scene action esasperate e assolutamente non realistiche, i gadget fantasiosi, i cattivi pittoreschi), unendoli in maniera coerente con il nuovo stile.

Il tentativo ha funzionato? Sì e no.

M, Q e Monepenny, sì, senza dubbio. L’Aston Martin con i gadget anche, specie perché è introdotta con estrema ironia. L’orologio esplosivo è già un pelo fuori posto, in particolare perché ha un ruolo decisivo in una scena chiave. Tutta l’esagitatissima scena iniziale con l’assurdo crollo del palazzo (quanti innocenti ha ucciso Bond in quella scena?) e l’estenuante battaglia sull’elicottero invece “steccano” con il piglio più realistico dato alle tre pellicole precedenti. E non meglio va a Blofeld che con il suo gatto bianco e la cicatrice sull’occhio, sembra proprio venire da un altro tipo di film. Insomma: la miscela non è fluida e ben amalgamata come succedeva, invece, in Skyfall e a tratti il film sembra una cosa, a tratti un’altra.

SPECTRE WALTZ
– Ci sono troppe cose dentro.

Spectre doveva fare un sacco di cose. Unire il “vecchio” Bond con il nuovo, chiudere e unire tutte le trame raccontate nelle tre precedenti pellicole, raccontare qualcosa di nuovo sul personaggio di 007, essere la conclusione di un ciclo e una futura ripartenza e, infine, essere anche un film sostanzialmente fruibile da chiunque. Troppa carne al fuoco. Inevitabile cuocerla male.

– La connessione tra Blofeld e Bond.

Qualcuno ne sentiva davvero il bisogno? E, soprattutto, qualcuno l’ha capita con chiarezza?

– Lo script è scollato.

Le singole scene sono tutte piacevoli e ben congegnate ma fluiscono a fatica l’una nell’altra. I personaggi agiscono in base a dei salti logici che di logico hanno ben poco e l’impressione generale è che le cose succedano perché devono succedere e non perché la concatenazione degli eventi ha portato le cose a svilupparsi.

– La Bellucci.

Fermi. Non è per le solite cose dette e stradette sulle sue capacità attoriali. Anzi, tutto sommato la Monica nazionale se la cava meno peggio che in altre pellicole. Quello che non va è proprio la storyline del suo personaggio. Nel senso, io lo capisco che si voleva uscire dallo stereotipo della Bond Girl in seconda che deve morire male ma… perché farlo se poi il personaggio ti rimane appeso inutilmente, non ha alcun arco narrativo, non torna nel finale e serve solo come mero e improbabile passacarte di informazioni ancora più improbabili?

Photocall of 'Spectre' in Rome
– Daniel Craig

Rimane uno dei migliori Bond di sempre, ma qui è svogliato e viaggia con il pilota automatico.

– La maledizione dei titoli di testa.

È una regola certa: se la “sigla” bondiana è debole sia in termini musicali, sia in termini visivi, il film che seguirà sarà altrettanto debole. E Spectre ha tra i peggiori titoli di testa e la peggior canzone d’accompagnamento degli ultimi vent’anni.

In conclusione, accettiamo la realtà: Spectre non è uno dei cinque migliori film di Bond. Anzi, a dirla tutta non rientra neanche nel novero dei primi dieci. È il primo della parte bassa della classifica. A voler essere generosi. Ed è un peccato perché, forse, sarebbe stato meglio chiudere il ciclo Craig in bellezza con Skyfall.

Spectre

Nel cast di SPECTRE troviamo Daniel Craig (007, James Bond), Léa Seydoux (Madeleine Swann),Dave Bautista (Mr. Hinx), Ralph Fiennes(M), Naomie Harris (Miss Moneypenny), Ben Whishaw(Q),Christoph Waltz (Oberhauser), Monica Bellucci (Lucia Sciarra), Rory Kinnear (Tanner), Andrew Scott (Denbigh). Il film è ora nelle sale italiane.

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Fonte e immagini: ScreenWeek

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