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The Flash, la recensione della premiere: The Man Who Saved Central City

The Flash, la recensione della premiere: The Man Who Saved Central City

Di Lorenzo Pedrazzi

The Flash è tornato su The CW con la premiere della seconda stagione, The Man Who Saved Central City, che getta le basi per la trama orizzontale dei nuovi episodi…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Sono trascorsi sei mesi da quando Central City ha rischiato di farsi risucchiare da un buco nero. Flash (Grant Gustin) è riuscito a contenerlo, ma c’è stato bisogno dell’intervento di Firestorm per chiuderlo: il supereroe infuocato si è piazzato al centro della singolarità, dove Ronnie (Robbie Amell) e il Dr. Martin Stein (Victor Garber) si sono divisi, generando così abbastanza energia per disinnercare la catastrofe. Flash ha salvato Stein, ma di Ronnie si sono perse le tracce.
Barry ha allontanato tutti i suoi amici e sta difendendo la città da solo, preoccupato che qualcun altro si faccia male. Il Dr. Harrison Wells (Tom Cavanagh) gli ha lasciato la S.T.A.R. Labs in eredità, e gli ha fatto consegnare un file contenente un video, ma Barry non vuole vederlo. Intanto, Central City si prepara a celebrare il Flash Day per ringraziare l’eroe, e sia Joe (Jesse L. Martin) sia Iris (Candice Patton) cercano di convincere Barry ad andarci. Lui, però, ritiene che i veri eroi siano Ronnie e Eddie (Rick Cosnett). Dal canto suo, Cisco (Carlos Valdes) sta aiutando Joe a organizzare una squadra per combattere i meta-umani, mentre Caitlin (Danielle Panabaker) ha trovato lavoro presso i Mercury Labs.
Il giorno delle celebrazioni, Flash decide di presentarsi, ma viene attaccato da Atom Smasher (Adam Copeland), un supercriminale che assorbe le radiazioni per aumentare la sua massa corporea. È superforte e apparentemente invulnerabile, e Flash riesce a metterlo in fuga solo con l’aiuto di Joe.
Iris convince suo padre che non possono più accettare l’attuale situazione, e devono imporre il proprio aiuto a Barry. Lui però non li ascolta, affronta Atom Smasher da solo e viene quasi ucciso, ma riesce a scappare perché Cisco, dagli S.T.A.R. Labs, attiva un allarme che distrae il supercriminale. Joe assiste Barry mentre si rimette in forse, e gli fa capire che la colpa di quanto successo è di tutti, non soltanto sua. Il ragazzo fa visita a Caitlin e scopre che anche lei si sente responsabile per Ronnie, poi guardano insieme il video di Wells: è una confessione dell’omicidio di Nora Allen, sufficiente per scagionare Henry (John Wesley Shipp). Barry è felice, ma c’è ancora Atom Smasher da catturare.
L’idea della squadra è semplice: fare in modo che il criminale assorba più radiazioni di quante possa sostenerne. Cisco s’inventa un “Flash-segnale” per attirare Atom Smasher, e Barry si fa inseguire fino a una centrale nucleare, che Cisco attiva a distanza. Chiuso in una camera impenetrabile e bombardato di radiazioni, il criminale perde il controllo e va in cortocircuito. Riverso a terra, prima di morire, confessa a Flash che voleva ucciderlo per eseguire la richiesta di un certo Zoom, il quale in cambio lo avrebbe fatto tornare nel suo mondo.
Alla fine, Barry può finalmente riabbracciare suo padre, che però gli dice di sentirsi costretto ad andarsene perché non vuole intralciare la sua attività di supereroe, quindi parte per una meta sconosciuta. Ciononostante, ci sarà sempre per lui. La squadra, comunque, è di nuovo unita, ma proprio quando Cisco dice di aver migliorato i sistemi di sicurezza degli S.T.A.R. Labs, nella centrale operativa entra un misterioso individuo: dice di chiamarsi Jay Garrick (Teddy Sears), e sostiene che il nostro mondo sia in pericolo…

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La retorica della colpa
La carta vincente di The Flash risiede nell’approccio disinibito sul materiale supereroistico: gli sceneggiatori hanno saputo offrire al pubblico televisivo un gran numero di supercriminali, superpoteri, effetti speciali di buon livello (soprattutto in rapporto ai budget del piccolo schermo) e persino un divertente intreccio di paradossi temporali, che ha rinfrescato la trama della prima stagione e imposto una netta distanza qualitativa dallo show “gemello”, Arrow. La seconda stagione punterà invece sulle insidie del multiverso, e The Man Who Saved Central City ha il compito di accompagnarci nel nuovo status quo con una vicenda puramente strumentale, utile per riannodare i fili e lanciare le prossime avventure.

7

Per questa ragione, la premiere si rivela un episodio piuttosto debole sul piano emotivo e strutturale, sia nella definizione dei conflitti sia nell’inesistente caratterizzazione dell’antagonista. Atom Smasher, supercriminale capace di aumentare la sua massa a dismisura, serve soltanto a introdurre il misterioso Zoom, e gli ovvi limiti della produzione non permettono nemmeno di sfruttarne le potenzialità spettacolari: le scene d’azione sono brevi e molto goffe, mentre le dimensioni del personaggio risultano difficili da percepire quando la maggior parte delle inquadrature – per le sopracitate restrizioni economiche – sono prive di riferimenti esterni. Fra i molti avversari comparsi nella serie, Atom Smasher è uno dei meno riusciti a livello visivo. Inoltre, Flash dipende eccessivamente dalla sua squadra, senza la quale non sembra in grado di sconfiggere i suoi nemici (e questo contraddice in parte la “mitologia” supereroistica, riducendo sin troppo i meriti del singolo in favore del lavoro collettivo: nulla di male, certo, ma il cammino dell’eroe ne risulta diluito).

15

Al contempo, il versante emotivo della storia scivola in alcune soluzioni stucchevoli che avevano già appesantito la terza stagione di Arrow. I personaggi non fanno altro che incolparsi ripetutamente per la tragica sorte dei loro cari, e il discorso di Joe sintetizza questo concetto in modo cristallino: la responsabilità è di tutti, quindi meglio andare avanti. La “retorica della colpa” è davvero logora, ma gli autori di The Flash pensano ancora di farvi appello per “approfondire” la psicologia dei personaggi e i loro conflitti interiori, ottenendo invece una sequela di reazioni stereotipate e dialoghi esausti. Totalmente gratuita è anche la sparizione di Henry alla fine dell’episodio: il padre di Barry si comporta in modo illogico, non c’è alcuna ragione valida per la sua partenza, ma è ovvio che debba andarsene perché altrimenti diventerebbe un personaggio regolare. Da apprezzare, però, il fatto che almeno sia stato scagionato, permettendo così a Barry di chiudere il cerchio della sua vecchia missione.

12

Insomma, un episodio scritto con scarsa cura per gli sviluppi tensivi ed emozionali della storia, funzionale soltanto all’introduzione di Zoom e Jay Garrick, la cui entrata nel finale costituisce un prevedibile ma valido cliffhanger. Da segnalare la presenza di alcune strizzatine d’occhio rivolte ai fan, come la citazione di Grodd (che sicuramente tornerà nel corso della stagione) e l’utilizzo del Flash-segnale, idea che Cisco sostiene di aver letto “in qualche fumetto”.

8

La citazione: «Il mio nome è Jay Garrick, e il vostro mondo è in pericolo.»

Ho apprezzato: L’apparizione finale di Jay Garrick; la liberazione di Henry Allen.

Non ho apprezzato: Lo sfruttamento limitato di Atom Smasher; la solita “retorica della colpa” che caratterizza i personaggi; l’eccessiva dipendenza di Flash dalla sua squadra; la partenza ingiustificata di Henry Allen.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Flash sul nostro Episode39 a questo LINK.

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