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Sopravvissuto – The Martian: La recensione del Rrobe

Sopravvissuto – The Martian: La recensione del Rrobe

Di Leotruman

Negli ultimi tempi Ridley Scott ha parlato del suo prossimo film, che doveva essere il seguito di Prometheus ma che adesso è diventato il prequel di Alien. Mentre i sequel della saga dello xenonomorpho saranno affidati a Neil Blomkamp, che sta lavorando su Alien 5, che in realtà sarà Alien 3 perché ignorerà i capitoli successivi a Aliens (giuro, è tutto vero).

Il presente di Scott, invece, è rappresentato da questo Sopravvissuto – The Martian, film che sta andando bene un poco in tutto il mondo, raccogliendo recensioni abbastanza positive anche dalla critica. Il film è uscito da qualche giorno, sono ragionevolmente certo che la maggior parte di voi lo avrà già visto e apprezzato e quindi posso parlare con leggerezza del perché il film mi è piaciuto ma con moderazione e del perché, comunque, è un film che mi starà sempre simpatico.

ALCUNI MOTIVI DI SCARSA IMPORTANZA SUL PERCHÉ THE MARTIAN MI È PIACIUTO MOLTO MENO DI QUANTO AVREBBE POTUTO E UN VALIDISSIMO MOTIVO PERCHÉ COMUNQUE MI E’ PIACIUTO DIECI VOLTE DI PIÙ DI INTERSTELLAR.

– Il libro è meglio.

Scritto da Andy Weir, il romanzo da cui è stato tratto il film è stato pubblicato in Italia in maniera piuttosto distratta dalla Newton Compton (non come adesso che lo hanno già ristampato varie volte con diverse copertine). A me è capitato per la mani quasi per caso perché mi piacciono i libri di fantascienza classica e, visto che è sempre più difficile trovarne, gli amici me li segnalano quando li vedono. Il libro di Weir è proprio questo: classico. Solido nella struttura narrativa, incapace di prendere scorciatoie nella trama e zeppo di informazioni complesse raccontate in maniera limpida e comprensibile. Rispetto al film, tutti gli aspetti tecnici sono migliori e nessun passaggio è trattato con leggerezza. Inoltre, rispetto al film, c’è meno spazio per le noiose parti sulla terra e più spazio per l’astronauta solitario. Che poi è l’unica cosa che uno vuol vedere davvero. Quindi, sì: sto facendo la parte di quello che dice che “I Metallica erano meglio quando li conoscevano in pochi perché dopo sono diventati commerciali”. Il film ha reso più debole la storia del romanzo e ha un paio di svolte facilone che ho trovato irritanti.

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– Non ci sono abbastanza scene sulla superficie di Marte.

Ridley Scott è un esteta. Si può quasi dire che un certo tipo di fotografia patinata e derivativa dai video musicali e gli spot televisivi l’abbia inventata lui. E, infatti, le sue riprese del Pianeta Rosso mozzano il fiato. Peccato che siano poche e che si passi gran parte del tempo in una serra o in degli uffici.

– Le scene spaziali sono molto, molto, peggiori, di quelle di Gravity.

Gravity è un capolavoro assoluto del cinema e ok. Ma è anche qualcosa di più: è lo standard d’eccellenza con cui ti devi confrontare se decidi di girare delle scene realistiche di vita nello spazio. Lo spazio di Ridley Scott non è brutto, ma sembra una roba da discount rispetto a quello di Cuarón.

– Basta, basta, basta, mettere canzoni di David Bowie nelle colonne sonore dei film ambientati nello spazio. Se non è Space Oddity è Starman.

Il piano della fionda spaziale lo spiega meglio Steve Buscemi su Armageddon.

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– A tratti mi sono annoiato. Solo a tratti, sia chiaro. Nulla in confronto, chessò, con Cast Away, ma comunque un poco di noia c’è stata. Ed è quasi solo colpa dell’esubero di scene sulla terra. Se vado a vedere un film di un astronauta abbandonato sul pianeta Marte, poi a schermo voglio vedere principalmente un astronauta abbandonato sul pianeta Marte. Non Boromir che fa inside joke sul Signore degli Anelli.

– In un film in cui appaiono Kate Mara e Mackenzie Davies non c’è una singola inquadratura dedicata ai loro rispettivi fondoschiena. Buttiamo i talenti nello spazio, allora.

– Ci sono alcune facilonerie nella maniera in cui vengono spiegati delle volte di trama fondamentali che sono piuttosto fastidiose. Di contro: il film ha un bel cast (nel suo complesso), è divertente quando il ritmo gira a dovere e ha alcune scene davvero intense. Ma, soprattutto (e qui veniamo alla ragione per cui è una pellicola dieci volte migliore di Interstellar), non si mette a sparare cazzate sull’amore come forza che viaggia attraverso lo spazio e il tempo e riporta gli astronauti perduti a casa.

È la scienza a farlo. E l’intelletto. E la determinazione. Sono queste le cose che hanno portato l’uomo nello spazio e che gli hanno permesso di tornare a casa. Non i messaggi da cioccolatino interstellare di Nolan.

Tzè.

The-Martian roberto recchioni

Nel cast di The Martian figurano anche Jessica Chastain, Kristen Wiig, Kate Mara, Chiwetel Ejiofor, Donald Glover, Sean Bean, Sebastian Stan e Michael Peña. Questa è la trama del romanzo:

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